Perchè fornelli di salvataggio

Ho pensato spesso ad un blog fin’ora, e questo è uno dei due titoli possibili. Il secondo in effetti, dato che avevo scelto l’altro, e l’ho cambiato dopo due giorni, e imparare a cambiare dominio al blog ha aumentato di parecchio le mie conoscenze informatiche.

Dicevo…
fornelli di salvataggio…
I momentacci passano, per tutti, e ognuno trova il suo modo per tirasene fuori.
Semplicemente, in quel momento della mia vita, la cucina è stato il mio modo.
Spaesata, (come solo qui e allora lo si poteva essere); spaventata (idem); caotica (come si può essere con figlio piccolo-marito-cane-gatti-pesci-nuova casa-lavori di ristrutturazione-lavoro in crisi-traslochi-un’amicizia persa da ritrovare-cambiamenti e mille idee in testa) pensavo che fosse già abbastanza…

E invece scopro a un certo punto che sono allergica al latte. Non “comodamente” solo al lattosio. No, direttamente alle proteine. E alla frutta secca, (vedi mandorle, nocciole, pinoli, arachidi e olio di, vedi pistacchi…) e alla frutta fresca che non puoi mangiare cruda. Facile no? soprattutto se sei una che adora cucinare, mangiare, uscire a cena, fare dolci…

E invece poco dopo mi trovo costretta chiudere la stupenda attività che avevo avviato con un’amica, e mi ritrovo a casa senza lavorare, a metabolizzare una grande delusione.
Non problemi gravi, soprattutto in quello scenario aquilano post apocaliptico, certo….solo altre piccole certezze che vengono meno, solo un altro cambiamento nel quotidiano. Solo riorganizzarsi da capo di nuovo.

Ma io sono un’ottimista (Pollyanna docet) e allora mi chiudo in cucina.
Chiudo non è la parola adatta, dato che dopo i lavori di cui sopra la mia cucina non ha la porta ma un’apertura sul resto di casa di due metri e più.

E inizio a provare, e a scoprire che tutto si può fare lo stesso (ok quasi. la panna no e nemmeno la nutella). Che se la tua famiglia si sveglia e c’è una torta per colazione la giornata inizia meglio. Che se in cucina c’è rimasto un forno a legna  forse conviene accenderlo no? (ma questa è un’altra storia)
Che se quello a cui eravamo abituati non c’è più, ci si può appoggiare agli amici, quelli ci sono sempre, alla famiglia, la mia meravigliosa enorme e caotica e rumorosissima famiglia, e sedersi insieme intorno alla tavola.
La rassicurante certezza che c’è nel sapere che se aggiungi zucchero alle uova e fai entrare aria nel composto quello si gonfia, (citazione di non ricordo che libro) e saprà reggere il peso della farina, e col calore del forno si trasformeranno insieme e il profumo del pan di spagna dopotutto non è uno dei migliori al mondo?
La meraviglia di scoprire che farina e acqua lasciate lì per un pò diventano vivi (e pure questa è un’altra storia)…
Mi serviva un punto di ri-partenza. E  così, come prendevano forma idee e profumi, cene, feste e pranzi, si rimetteva a posto tutto il resto. Cucinare era la scusa per sentirmi impegnata, ma poi è diventato vero, Cicciolò cresceva e mi sentivo serena a farlo mangiare sano, alimenti sicuri e preparati a partire da materie prime naturali e scelte a km zero (vabbè uno o due ma fa lo stesso). Poi mi piaceva vedere il sorriso del Doc quando rientrava e c’era profumo di torta, o meglio di arrosto, o di peperoni, per essere meno aulici ma più realisti.  Poi ho iniziato a notare che a fare da me si risparmiava anche sulla spesa (vabbè il guadagno va perso in birre ma fa lo stesso). Poi ho iniziato a mettere ordine nella mia cucina, nel modo di gestire cene e pranzi,di fare la spesa e gestirla… e piano piano l’ordine sta passando al resto, e forse sono un pò meno caotica (ok solo un pò). Poi è diventata un’abitudine condivisa con Doc prima di tutto, che si diverte a sperimentare e condividere con me prove e sapori, a scegliere materie prime e strumenti di cottura; e poi con gli  amici, con i figli e non, vedersi in casa anzi che fuori, assaggiare, sperimentare, cucinare, ma anche vestire la tavola, decorare la casa per una cena tra amici, anche che non sia un’occasione speciale…

E poi sono venuti i dolci a quattro mani con il Cicciolò, o a sei mani col Doc (che spezzetta il cioccolato di solito). Credo che ad un certo punto abbiano capito che il mio fare era un gesto d’amore per loro oltre che per il cibo.

E poi è diventato un gesto di amore per me stessa, per gli altri intorno a me, per la vita… e mi ha fatto bene davvero.

(La parola che mi viene in mente ora è unione)

fornellidisalvataggio era il titolo B.
e sono ancora convinta che non era male…

9 thoughts on “Perchè fornelli di salvataggio

  1. Fantastico! Hai descritto meravigliosamente che cucinare è una passione perché è un gesto d’amore per chi amiamo!

    1. grazie Erica. Spero sia stato un colpo piacevole 😉
      non sono diversa da tante altre persone, sono i diversi eventi che tirano fuori il meglio di noi e non lo sappiamo nemmeno

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...