Vorrei ma non posso: Crostata di ricotta e cioccolato

crostata di ricotta

@fornellidisalvataggio

Ormai lo sapete, non posso mangiare latticini (e altri alimenti), ma questo non vuol dire che ho imposto il veto a tutta la famiglia. Infatti, come avete visto,  ogni tanto pubblico qualchecosa che a me è proibito. Della serie, appunto, Vorrei, ma non posso.

Solo che gli altri intorno a me possono…E ogni tanto a casa arriviano delle meravigliose ricotte, ancora calde, da mangiarsele a cucchiaiate dalla forma direttamente (quel contenitore di plastica a righine forate che da noi si chiama schiscetta, e che serve per finire di far scolare i fiocchi di ricotta dopo la formatura. Oppure mi piacerebbe tanto ri assaggiarla come me la faceva mia zia quando ero bambina, mescolata con zucchero e un cucchiaino di polvere di caffè. Ma,appunto, non posso.

crostata di ricotta

@fornellidisalvataggio

Trovo misera consolazione nel trasformarla in qualcosa di buono, anche se non lo assaggerò mai, mi fa felice vedere che gli altri sono contenti, e in qualche modo mi sento meno penalizzata. Ok non la mangio ma posso sempre divertirmici e sperimentare qualcosa di diverso (come i vasetti di ricotta al limone con composta di fragole di qualche tempo fa). Tiè!

Stavolta invece la ricotta è diventata una classicissima crostata di ricotta, leggermente rivista essendo destinata alla festicciola dell’asilo di mio figlio per la consegna dei “diplomi” dell’ultimo anno. (ne vogliamo parlare?)

crostata di ricotta
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Ho pensato quindi di eliminare uvetta e canditi presenti nella ricetta di casa, presa dal quadernino di ricette della mia mamma, che data la prima ricetta giusto 30 anni fa.

E’ stato bellissimo lavorare una vera pasta frolla, inutile negare che con olio o margarina non è la stessa cosa, e dato il successo riscosso dal dolce alla festa, è ben valsa la pena la super ripulitura extra che ho dovuto fare a tutta la cucina, piani di lavoro, angolini e attrezzi inclusi, per evitarmi contaminazioni. Che sfigata.

Eccovi la torta. Vi risparmio la difficoltà enorme per resistere ad addentarla. Per fortuna dovevamo portare a scuola già tagliate, quindi ho potuto fotografare anche l’interno.

Quindi la ricetta…

INGREDIENTI:

1 dose di pasta frolla secondo la ricetta base, usando 2 uova intere invece che un uovo intero e un tuorlo

400 gr di ricotta

200 gr di zucchero alla vaniglia

3 uova (2 per la crema di ricotta ed un altro per spennellare la crostata)

due cucchiai di cacao amaro

a piacere 100 gr di: scaglie di cioccolato fondente, oppure uvetta, o canditi, o pinoli

PREPARARE LA CREMA DI RICCOTA:

Mescolate tutti gli ingredienti per la crema, utilizzando le fruste elettriche per renderlo omogeneo e cremoso.
Aggiungete il cioccolato fondente o l’uvetta eccetera solo alla fine, amalgamandoli con una spatola in silicone.

A questo punto stendete la pasta frolla nella teglia, avendo cura di non farla troppo sottile, e di alzare bene i bordi,  e copritela con uno strato abbondante di crema alla ricotta. Cercate di livellare la crema il più possibile.

Decorate la crostata come preferite, e spennellate le parti di pasta frolla a vista con l’uovo sbattuto.

Infornate, a forno caldo a 180°  per 40 minuti circa. (succederà che la crema farà delle “bolle” che si gonfieranno in cottura. Non ve ne preoccupate, bucatele con uno stecco di legno, spariranno comunque una volta che il dolce è freddo) .

La crostata va tagliata e servita solo quando è completamente fredda, in modo che l’impasto interno riprenda compattezza.

crostata di ricotta

@fornellidisalvataggio

Buon appetito,  voi che potete…

 

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Torta cioccolato e pere, la torta di un ritorno importante

torta cioccolato e pereStavolta inizio con la ricetta. Le mie solite chiacchiere sono a fine ricetta, dove vi spiego anche perchè “torta di un ritorno”. Le metto alla fine stavolta, perchè sono pensieri tanto preziosi per me, allora se vi va leggeteveli con calma, magari davanti a una fetta di torta 🙂

La torta, quindi.

INGREDIENTI:

4 pere, che siamo morbide e ben mature

200 gr di cioccolato fondente spezzettato

100 gr di margarina

3 uova

100 gr di zucchero

70 gr di olio di semi

200 gr di farina 00

una bustina di lievito per dolci, da setacciare nella farina

2-3 bicchieri di vino rosso, pepe, cannella in polvere, noce moscata grattata, qualche grano di pepe rosa pestato

COTTURA: in forno preriscaldato, a 170° per 40 minuti, in una teglia tonda di  diametro medio, rivestita con carta da forno

PREPARAZIONE:

Iniziamo dalle pere: lavatele, sbucciatele, fatele a quarti togliendo la parte dei semi, e poi a pezzi piccoli e sottili.
Mettetele in una pentolina con il vino e le spezie, e fatele stufare per un pò, non si devono disfare ma devono restare morbide. (considerate 5 minuti all’incirca)
Scolarle e tenere da parte il vino.

Far scogliere a bagnomaria il cioccolato, e quando è quasi tutto sciolto aggiungere la margarina.

Nella ciotola della planetaria montare i tuorli, lo zucchero e l’olio, finchè abbiano una bella consistenza cremosa.

Unire il cioccolato fuso, la farina con il lievito e 3 o 4 cucchiai del vino di cottura.
A mano incorporare gli albumi, mescolando delicatamente per non smontarli.

Versare metà del composto nella teglia; amalgamare le pere all’altra metà che è rimasta nella ciotola, e versare anche questa parte. (altimenti le pere sprofondano tutte)

Infornare e cuocere, verificando la cottura col solito spiedo di legno. Una volta cotta spolverare con zucchero a velo.

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cioccolato e pereEd ecco le mie chiacchiere, ed il perchè della “torta del ritorno”

6 aprile 2009. Siamo sulla bocca del mondo, pensiamo che quanto a noi accaduto sia di portata universale, quel senso di essere stati colpiti da qualcosa di diverso.
12 Gennaio 2010, terremoto di Haiti, un altro 6 Aprile, di portata maggiore, terribile. Il mondo, la natura, Dio, chiamatelo come volete, ci ha ricordato che dopotutto non eravamo stati che una volta di tante, anche meno peggio di altre.
Marzo 2010. Mio suocero, medico, mi  dice che sta per partire per Haiti. Che non può chiudere gli occhi davanti a tutto quel bisogno, a quel dolore che conosciamo, ma qui c’erano medicine, cibo, coperte per tutti. Li c’è bisogno di medicine, vaccini, si temono epidemie, lo ha contattato un amico che sta partendo. Con mio figlio in braccio, gli occhi lucidi, commosso, lui che è stato sempre la roccia in famiglia, mi dice “Vado. Non potrei più guardare negli occhi questo bambino, se non facessi niente per tutti quelli che stanno morendo perchè mancano 10 centesimi di penicillina”. Io me le ricorderò sempre queste parole, e appena il Cicciolò (il bambino in braccio) sarà grande per capire, le dovrà tenere stampate nel cervello sempre, perchè è raro un esempio di uomo così.
Così ci ha ammollati tutti ed è partito con un’organizzazione di volontari, facendo volare un cargo di medicine, siringhe…vaccini. 2 euro per evitare che un bambino muoia di malattie che qui ci fanno ridere. Penicilline, fonendoscopi, bisturi, guanti, e il loro coraggio, e la loro paura. Sequestrati alla dogana, telefonate con spari in sottofondo, li è far west. E noi qui avevamo ancora addosso quell’altra paura, la terra ancora tremava..tremava sotto di noi  e noi vacillavamo dentro, per la paura che gli succedesse qualcosa, che non tornasse. Non pensavamo, non pensava nemmeno lui, che sarebbe stato così.
E poi nonno Gigi è tornato, con un messaggio alle tre di notte ha detto che era in salvo all’aeroporto, il peggio era passato, torno.
Non ho saputo aspettarlo che con una torta, lui che mangiava da 20 giorni tonno fagioli  e rhum, aveva lo stomaco a pezzi ed era a pezzi lui, e io ho fatto questa torta, ve l’ho detto, non so esprimere in altro modo certe cose, volevo che si sentisse aspettato, lui che è un goloso da far paura. E’ stata la torta più buona e più speciale della mia vita credo. Da allora, cioccolato e pere significa questo per me, quel senso di gioia della paura finita, di attesa compiuta, di quando arriva il “nonvedolorache“. E con quella torta sul tavolo raccontava Haiti, i medici senza ospedali, gli ospedali senza medicine, Louis, il suo amico medico, mai visto ma come se lo conoscessimo ormai, con tutti i bambini da curare senza mezzi per farlo,  i bambini di Haiti che porta sempre nel cuore e per i quali ancora oggi fa tanto.
Proprio per la solennità di questo ricordo non la faccio spesso, ma stavolta mi si stavano rovinando le pere 😉

Io ve l’ho detto, era un pensiero da leggere con calma.

Zuccheri profumati.

vaniglia

Un’altra idea venuta da chissà dove, ma che, anche stavolta, bastava pensarci. Una cosa facile facile per profumare dolci e biscotti, ma anche un thè o un caffè in modo naturale e delicato. Si può declinare in mille modi, il più classico è con il baccello di vaniglia. In un barattolo a chiusura ermetica, che contenga un kg di zucchero, o poco meno, metto il baccello  di vaniglia intero, inciso nel senso della lungezza, e un pò aperto, poi lo zucchero a riempire. Ogni tanto lo muovo un pochino, e dopo 10-15 giorni è pronto e profumatissimo.

zucchero aromatizzato

La variante Natale la trovate in questo mio post per Taste Abruzzo, e la potete usare nel pan di spezie, o nella pasta frolla dei biscottini natalizi.

spezie

Man mano che svuoto il barattolo, aggiungo ancora zucchero, e si può fare finchè si sente bene il profumo … Mi piace profumare torte e biscotti con essenze naturali, non amo le fialette, o la vanillina in bustina, oltretutto una stecca di vaniglia non costa pochissimo, e in questo modo dura per molti più dolci 🙂 Chiaramente non ha la stessa intensità dei semi messi puri, ma almeno secondo me, per le torte di tutti i giorni va benissimo lo stesso. Ho intenzione di provare ad aromatizzare lo zucchero anche con thè in foglie, foglioline di menta…attendo altre ispirazioni. Accetto volentieri suggerimenti.

 

Ultime (e prime) frittelle di carnevale. Spirali all’arancia caramellate

Diversamente da quanto faccio di solito, stamattina ho deciso che si potevano preparare dei fritti per carnevale.

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Io non friggo quasi mai, davvero, ma stasera in famiglia abbiamo organizzato la serata di fine carnevale, e stamattina mi sentivo ispirata, e poi c’era questo libro sulle frittelle, e questa ricetta che secondo me si poteva modificare facilmente in milk free, ed ho provato. E credo di aver fatto bene…ecco la ricetta.

Conoscendomi bene, e sapendo che difficilmente mi prendono questi slanci verso la frittura, ho provato anche ad infornarne un pò, invece di friggerle tutte quante. Bè vabbè uguali non sono di certo, ma sono molto mangiabili lo stesso!

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