Insalata di riso selvaggio canadese con arancia e gamberi. Scoperte casuali, coincidenze, nuovi sapori.

insalata di riso sevaggio canadese con gamberi e arance

La scoperta casuale riguarda me che assaggio questo riso. Ci sono ristoranti che non valgono niente, e poi però ti tirano fuori quella particolarità che rivaluta cene altrimenti insignificanti. In uno di questi posti ho assaggiato per la prima volta questo riso selvaggio canadese, in un’insalata fredda. Non mi ricordo con cosa fosse accompagnato, ma mi ha colpito il sapore. Il cameriere ce lo ha spacciato per riso venere. Difficile. Chiedo in cucina (non mi fermo davanti a un nuovo alimento). Riso selavggio canadese. Cioè tu mi porti a tavola (credo) unico e solo a L’Aquila, una cosa che si chiama riso selvaggio canadese, e non insegni al tuo cameriere a non sparare nomi a caso? boh.

La coincidenza riguarda il fatto che dopo un paio di anni ritrovo questo riso nel negozio del cugino di Doc.

Laddove negozio è riduttivo, perchè non rende bene la qualità e la selezione di prodotti alimentari speciali e difficili da trovare, sia del territorio che non, che Ugo prova e vende nella sua bottega. Premetto che su internet si trova senza problemi. Ma io non compro on line prodotti alimentari, pur non avendo niente in contrario e non sapendo addurre motivazioni plausibili a questa reticenza. (Questo per dire che se lo trovate compratelo).

riso selvaggio canadese - chicchi (2)

Senza dirlo nemmeno lo compro, e aspetto che mi arrivi l’idea e l’occasione per cucinarlo. Nel frattempo mi documento un pò…e questa è la seconda scoperta. Ho per le mani un alimento meraviglioso. Non solo dal punto di vista nutrizionale. In pratica (e questa è la fonte di quanto sto per riassumervi)… la scoperta più bella:
Il riso selavggio canadese è selvaggio davvero. Infatti non si coltiva, ma cresce spontaneo nei laghi del Canada e del Nord America, ma sentite che storia meravigliosa:

La tradizione dei nativi d’America appartenenti al popolo degli Ojibwe racconta che all’inizio della loro storia gli Dei ordinarono al popolo di cercare il posto dove “the food grows on the water” ovvero il posto dove il cibo cresce sull’acqua. Così gli Ojibwe arrivarono al Lake Superior, nella zona dei Grandi Laghi, sulle cui sponde trovarono in effetti grandi “campi” galleggianti di questa pianta. La storia racconta che da allora questo riso è considerato un dono di Dio, (un pò come tutti i prodotti della terra che l’uomo può conservare a lungo, direi), e ancora oggi viene raccolto a mano, con le tradizionali canoe, stringendo le fronde tra le mani, tirando per far staccare i chicchi che vengono fatti cadere direttamente nella canoa, facendo attenzione che ne cada una buona parte in acqua, per una risemina naturale.
La raccolta avviene nel mese di settembre, durante la “luna del riso selvatico”.

Il riso raccolto viene poi adeguatamente trattato, sempre in maniera naturale e fedele alla tradizione…Mi fa pensare un pò al nostro zafferano, il nostro oro rosso, che arriva in tutto il mondo passando fisicamente nelle mani di chi lo coltiva.

Insomma. Se cercate un prodotto biologico, prodotto secondo natura e tradizione, questo fa la sua figura.

riso selvaggio canadese - chicchi

E poi è buono, veramente, ed è bello da vedere una volta cotto, ed è anche una miniera di sostanze nutritive e di oligoelementi (Fosforo, Magnesio e Potassio in cima). Ha un’alto tenore di proteine, più delle comuni varietà di riso, e adesso che vi ho fatto anche la lezioncina posso passare al piatto che ho preparato.

insalata di riso sevaggio canadese con gamberi e arance (2)

insalata di riso sevaggio canadese con gamberi e arance (3)


INSALATA DI RISO SELVAGGIO CANADESE CON GAMBERETTI E ARANCE

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Viola come (a volte) diventa il radicchio rosso, e arancio come le arance; risotto al radicchio rosso e arancia

risotto al radicchio rosso e arancia

risotto al radicchio rosso e arancia (1)

La cosa che volevo di questo risotto al radicchio era il viola. Nonostante dal blog non emerga, io adoro il riso, è una delle prime cose che ho imparato a cucinare bene, è stata a lungo la cosa che preparavo in mille varianti quando avevo gente a cena, col risotto andavo sul sicuro.
Io ho una zia brasiliana, lei mi ha insegnato ad usare e cuocere alla perfezione il basmati, a fare un riso al curry buonissimo, ad accompagnare col basmati tanti piatti estivi e non, e ormai a casa un arrostata non è arrostata senza il ciotolone di basmati…Insomma, io e doc siamo due risottari incalliti, e dal riso in bianco come confort food quando non hai voglia di cucinare, al riso nero, al basmati per contorno, forse davvero faremmo più riso che pasta, se non fosse che Cicciolò lo quasi detesta, e non mi spiego il perchè.

Però questo risotto ha una storia un pò più antica, ha la storia del colore viola che volevo e non usciva. La mia storia col risotto al radicchio inizia con un’aura di mito. Ero appena ventenne ed ero stata invitata in una casa a mangiare il “famoso risotto al radicchio” della famosissima padrona di casa, che così buono e così viola non lo faceva nessuno. Io ero ragazzina, e la casa era una di quelle piene di tappeti, che anche coi tacchi non fai rumore, (ma non è che io li portavo), luci soffuse, argenti, troppe posate, e persone che sanno sempre cosa dire. Io mi aspettavo climi glaciali, atteggiamenti compassati e quasi il cameriere che ti sparecchia il piatto. Mi aspettavo di sentirmi a disagio e sotto esame (ero piccola, goffa e temevo discorsi sui massimi sistemi). Oggi ricordo poco di quella serata, ma ricordo la dolcezza della padrona di casa, il suo innegabile tatto nel mettermi a mio agio nonostante tappeti e argenti a tavola e librerie che avrebero intimorito tanti professoroni spara sentenze.  Mi ricordo il colore del riso e mi ricordo di aver pensato che volevo quel viola e quell’atmosfera, che i tappeti attutiscono i passi in maniera  meravigliosa, che l’argento a tavola è veramente elegante, che forse ero nel castello delle favole, che volevo diventare un pò come quella regina del castello “da grande”.

Da grande credo sia ora, perchè insomma, se hai una casa, una famiglia, un cane, il gatto, la casa al mare, beh, si è da grande, e sono soddisfatta di quello che sono, e forse davvero sono grande visto che sono riuscita ad avere quel viola dal risotto. Provando e riprovando, diceva qualcuno.

Insomma, provate così. Non avrà per voi lo stesso dolce sapore di vittoria e di desideri in parte realizzati che ha per me, non sarà un rivivere una serata dal sapore dolce di te adolescente. Ma è un buon riso, fidatevi.

risotto al radicchio rosso e arancia - dettaglio


 RISOTTO AL RADICCHIO ROSSO E ARANCIA


INGREDIENTI:

Due cespi di radicchio rosso (quello lungo, per intenderci, non quello di Chioggia)

Un’arancia non trattata

uno scalogno

riso per risotti (Arborio, o Vialone nano)

brodo vegetale q.b.

PREPARAZIONE:

Grattate la scorza di mezza arancia e tenetela da parte, poi spremetene il succo, e

Pulite il radicchio lasciando interi i cespi e toglindo le foglie più esterne, se rovinate. Partendo dall’estremità superiore, affettate il cespo a striscioline sottili, fermandovi qualche cm prima della base.
Mettetelo ammolo in un catino di acqua fredda per pochi minuti, giusto il tempo di affettare lo scalogno e farlo soffriggere nell’olio.
Scolate dall’acqua il radicchio, mettetelo nel soffritto mescolando sempre, e versate in due riprese il succo di arancia, continuando a far stufare il radicchio.

Nel frattempo tenete il brodo in caldo; versate il riso nel soffritto e girate velocemente con una paletta di legno, aspettate qualche minuto e poi iniziate a bagnare il riso con il brodo, un pò  per volta, e portatelo a cottura come fate normalmente.

Lasciatelo un pò al dente, impiattatelo e spolveratelo con un pò di scorza grattata dell’arancia.

Se volete servirlo nelle cocotte, infornatelo sotto al grill per un paio di minuti.

risotto al radicchio rosso e arancia (1)

Regali di Natale homemade: té e zucchero aromatizzati

zucchero e the aromatizzati

Si avvicina il Natale, si avvicina la voglia di casa, di addobbi, di quei lussi da concedersi in famiglia e con gli amici…un té preso con calma, servito col servizio buono e accompagnato da biscotti profumati e bellissimi…colazioni lente e tutti insieme, dopo cena in compagnia di amici e parenti.

Abbiamo tutto il tempo per pensare e realizzare un Natale meraviglioso. Forse per addobbare la casa è un pò presto (forse), e allora possiamo concentrare la nostra voglia di Natale nelle idee regalo.

Realizzare qualcosa di unico, dedicato alla persona che lo riceverà, è prima di tutto un regalo che facciamo a noi stessi, prendendoci il piccolo lusso di dedicare tempo a noi e ai nostri cari. Nessuno può rimanere indifferente davanti ad un dono fatto in casa con amore, un piccolo pensiero reso speciale dal nostro tempo, dal nostro impegno nel realizzarlo.

zucchero e the aromatizzati (2)

E non è detto che ci voglia chissà quanto tempo e chissà quali capacità: biscotti, un dolce, un liquore che parli di Natale. Pochi ingredienti semplici, ed avremo un insolito dono con cui stupire le persone care.

L’idea che vi diamo oggi è davvero semplice. Basterà una confezione speciale ed il gioco è fatto.
Natale profuma di spezie, di biscotti nel forno, di arance e limoni, di té nei pomeriggi davanti al camino. E allora, è tempo di mettere a preparare questo zucchero speciale, che renderà indimenticabile la pasta frolla per i biscottini di Natale, oppure, addolcirà con note speciali una tazza di té. E, ah proposito di té, lo stesso mix di spezie lo renderà speciale, se le aggiungeremo a pezzi piccoli direttamente nella miscela che metteremo in infusione.

Potete regalare gli zuccheri in barattolini decorati, metteteci magari accanto la ricetta della vostra frolla di Natale preferita, scritta a mano su una bella carta, e avrete regalato un suggerimento dolce e di certo gradito.

Se volete, potete confezionare il thè in una tazza particolare, o insieme ad una colino per infusione, o una bella teiera. soltanto piccoli spunti, lasciamoci guidare dall’amore verso chi riceverà il dono, e di certo sapremo scegliere la cosa migliore, che scalderà il cuore.

zuccheri e the

Zucchero e té aromatizzati
Per lo zucchero

1 kg di zucchero
1 baccello di vaniglia
4-5 chiodi di garofano
una stecca di cannella
la scorza di un limone biologico
la scorza di un’arancia biologica (non molto grande)
1 cucchiaino di zenzero in polvere
1 contenitore di vetro e barattolini piccoli, nastri e carta per decorare

PREPARAZIONE:

Prelevate la scorza di metà del limone con un coltello, tenete da parte il limone; fate la stessa operazione per l’arancia.
Mettete nel contenitore di vetro la stecca di cannella, i chiodi di garofano, e i pezzi di scorza di arancia e limone e versate lo zucchero.
Incidete in baccello di vaniglia nel senso della lunghezza, allargatelo un po’, fate uscire i semini con la punta di un coltello e fateli cadere nello zucchero; potrebbe essere necessario sbriciolarli un pò con le mani per separarli. Unite lo zenzero. grattate la restante scorza degli agrumi direttamente nel barattolo.
Mescolate con un cucchiaio, poi chiudete e agitate il barattolo per amalgamare gli aromi.
tenete il contenitore chiuso per 10-15 giorni, mescolando di tanto in tanto, poi togliete gli aromi in pezzi e utilizzate secondo la vostra fantasia.

Per il té:
INGREDIENTI:

150gr di té in foglie, della varietà che preferite
3 chiodi di garofano
¼ di stecca di cannella sminuzzata grossolanamente
la scorza di un limone biologico
la scorza di un’arancia biologica (non molto grande)
½ mela (facoltativa)

PREPARAZIONE:
Prelevate la scorza agli agrumi e tagliatela a listarelle sottili, poi in quadratini, e lasciatela essiccare qualche ora vicino ad una fonte di calore, (va benissimo sopra ad un termosifone acceso) stesa su un foglio di carta da forno.
Mescolatela alle foglie di té, unite la cannella a pezzi ed i chiodi di garofano.
Chiudete in un barattolo di latta e fate riposare per 10 giorni, agitando il barattolo per amalgamare gli aromi.
Utilizzate in infusione come un normale té.
Potete renderlo più dolce con pezzetti di mela essiccata con lo stesso procedimento usato per la scorza degli agrumi.

Per i barattolini regalo, al termine dei 15 giorni dividete il contenuto in barattoli più piccoli, decorate i tappi con carte o stoffe, chiudete con un filo di cotone grezzo o paglia.

particolare

articolo originariamente pubblicato su http://www.tastefromabruzzo.com/regali-di-natale-homemade-te-e-zucchero-aromatizzati/

Insalata di spinaci, arance e olive nere con pepe rosa

insalata di spinaci e arance

Un’altra volta, mi trovo a darvi più che una ricetta, un’idea, di quelle che bastava pensarci. O che ci pensasse qualcun altro e ci facesse venire voglia di provare.
Ho letto talmente tanti libri-giornali-blog di cucina che nel cervello ho un mix di idee foto sapori ormai senza speranza di ordine alcuno.
Comunque direi che questa idea viene da Sale e Pepe, ma uno dei primi, pagati in lire, che ormai sono talmente consumati e sporchi di schizzi di cucina che hanno più calorie di un panino.

Comunque. Avevo a cena la bellissima cognatina Manu (l’altra si chiama Maura e anche lei è bellissima) ed io e Doc cercavamo un modo di cucinare verdurine crude che non fosse la solita insalata. (non amo l’insalata verde classica di lattuga eccetera) (la odio ad essere sincera).

Allora mi sono persa nei banchi del mio fruttivendolo preferito al mercato e ho trovato spinacini belli e croccanti, e il resto è venuto da sè davanti al banco della frutta.

INGREDIENTI:

qualche piantina di spinaci, giovani, adatti ad essere mangiati crudi

2 arance, ed il succo di una terza

olive verdi denocciolate

olive nere tostate (le mie erano pugliesi)

olio di oliva, sale, un cucchiaio scarso di bacche di pepe rosa

PREPARAZIONE:

Iniziamo dalle arance. Grattate la scorzetta di una delle tre, quella che poi spremerete. Le altre due vanno pelate a vivo (cioè sbucciatele come fossero un melone) e poi tagliatele a fette, e di nuovo in quattro. Mettete da parte.

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Adesso prepariamo la vinaigrette che condirà l’insalata.
Spremete il succo dell’arancia di prima. Mettetelo in un barattolo, aggiungete olio di oliva in pari quantità, sale, e le bacche di pepe rosa (o quello che la fantasia vi suggerisce).
Tappate il barattolo e agitate vigorosamente (vinaigrette con scorciatoia) 🙂

Tagliate a metà le olive verdi, denocciolate le nere (se usate un denocciolatore io vi stimo tantissimo. Non lo riesco ad usare mai e faccio a mano). Mettete da parte.

Lavate gli spinaci eliminando le radici eccetera , e spezzettate le foglie più grandi, lasciando le piccoline intere. Mettete in una ciotola tutti gli ingredienti tranne la vinaigrette. cospargete con la scorzetta fìche avete grattato prima.

Portate a tavola e servite con accanto la vinaigrette (agitatela ogni tanto per non  far separare olio e succo di arance), così che ogni persona la possa condire da sè, nel piatto.

Se la vinaigrette avanza potete tenerla nel barattolo, in frigo, per due tre giorni.

insalata di spinaci e arance

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

insalata di spinaci e arance

 

 

Torta di arance

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La ricetta di questo dolce me la ha data un paio di anni fa o forse tre, la mamma di una compagna di asilo del piccolo Cicciolò, Anna, dicendomi che aveva pensato a me non essendoci latte o burro o altro nella ricetta.

Nel periodo delle arance la faccio spessissimo, e mi ricorda quell’anno in particolare, e ogni volta penso ad Anna, e la saluto volentieri, e spero che mi stia leggendo.

In origine la ricetta prevedeva l’uso della fialetta all’arancia per aromatizzare, sinceramente l’avrò usata una volta sola, poi ho preferito la scorzetta delle arance, e/o usare lo zucchero aromatizzato che preparo ogni tanto; la consistenza è delicatissima e il colore anche è insolito, per via delle arance la torta si tinge di giallino, e profuma tutta la cucina in maniera dolcissima. In aggiunta dico che si presta ad infinite varianti, (cioccolata a pezzi, come quella in foto, cannella e zenzero nel periodo di Natale, vaniglia per un tocco in più…) e che una volta fatta, a volte la taglio in due strati, e la farcisco con semplice marmellata di arance, o crema al cioccolato, o Nutella per il golosetto, insomma, dal dolce da colazione diventa dolce goloso e ricco da merenda o dopo pasto.

Che altro? Provatela.

INGREDIENTI:

4 uova

150 gr di zucchero aromatizzato o semolato

1/2 bicchiere di olio di semi

1 bicchiere di spremuta di arancia da frutti non trattati

300 gr di farina 00 (o 150 00 e 150 semiintegrale)

1 bustina scarsa di lievito per dolci

scorzetta grattata delle arance usate per la spremuta

FORNO: preriscaldato, 170° se ventilato, 180° se statico, per 30-35 minuti

PREPARAZIONE:

Come prima cosa, bisogna grattare la scorza delle arance (prima di spremerle, lo specifico per ricordarlo a me stessa dato che ogni volta faccio al contrario), dopo averle accuratamente lavate e asciugate, e mescolarla con lo zucchero. (fase che si può saltare se si ha pronto lo zucchero  aromatizzato).

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Fatto questo, spremere le arance per ottenere un bicchiere di succo.

Rompere le uova nella ciotola, unire lo zucchero, e sbattere a lungo finchè il composto diventerà spumoso e chiaro; incorporare, sempre mescolando, l’olio, poi la farina precedentemente setacciata con il lievito, e per ultimo il succo di arancia.

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A questo punto se volete, unire il cioccolato fondente, versare in una teglia tonda media ed infornare. Uso più volentieri questa carta da forno in foto, è marroncina, e priva di siliconi, insomma, mi sembra un prodotto più semplice. Con la teglia imburrata ed infarinata , la torta ha un aspetto più regolare sui bordi, ma a me questo effetto “stropicciato” che si vede anche nella foto sopra non dispiace.

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Una volta cotta, un pò di zucchero a velo, ed è pronta. Non dura un gran chè…ma si conserva bene 4- giorni 🙂

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Ultime (e prime) frittelle di carnevale. Spirali all’arancia caramellate

Diversamente da quanto faccio di solito, stamattina ho deciso che si potevano preparare dei fritti per carnevale.

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Io non friggo quasi mai, davvero, ma stasera in famiglia abbiamo organizzato la serata di fine carnevale, e stamattina mi sentivo ispirata, e poi c’era questo libro sulle frittelle, e questa ricetta che secondo me si poteva modificare facilmente in milk free, ed ho provato. E credo di aver fatto bene…ecco la ricetta.

Conoscendomi bene, e sapendo che difficilmente mi prendono questi slanci verso la frittura, ho provato anche ad infornarne un pò, invece di friggerle tutte quante. Bè vabbè uguali non sono di certo, ma sono molto mangiabili lo stesso!

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