Muffin con arancia e cioccolato fondente alle mandorle

E niente, i nomi da dare a questi dolci restano sempre un grande problema. Muffin all’arancia e mandorle con cioccolato fondente? Oppure, muffin alle mandorle con arancia e cioccolato fondente? oppure muffin al fondente con arancia e mandorle? Perché alla fine sono tutte vere queste definizioni, visto che in questi muffin ci sono i pezzetti di cioccolato fondente, c’è il succo di arancia, ci sono le mandorle tritate e c’è anche il latte di mandorla. Senza voler considerare il senza latte, e l’aggiunta di farina di solina, che si può sostituire con quella di farro, il che renderebbe il nome del dolce qualcosa di epocale, tipo dolce arancia e cioccolato fondente, alle mandorle, con farina di solina o di farro, e senza latte. Sono talmente stanca di leggere il titolo che quasi quasi sti muffin non li faccio.

Niente, questo perché sono un’eterna indecisa. Perché avevamo preso due giorni di ferie, (scuole chiuse nonni fuori casa e allora andiamo al mare), e invece la piccola si è ammalata, perché l’inserimento al nido equivale a mesi di antibiotici e tachipirine e febbri che quando hanno finito di ammalarsi è finito pure il nido e hanno preso la patente e finalmente vanno in gita del quinto. E questo ha molto a che fare con i miei muffin arancia cioccolato fondente e mandorle. senza latte. con la farina di solina. o di farro.

E quindi invece di stare al mare, che ci siamo pure andati eh, giusto per vedere quanto era già primavera, siamo tornati qui, che fa più freddo, ho il frigo vuoto perché dopotutto dovevo essere al mare, non ci sono nemmeno i nonni e per di più ho l’alzatina per i dolci vuota, che sarà anche bella da vedere, ma insomma il bel vedere non si mangia.

E dopo l’ennesima dose di antipiretico, Nora Maria si è addormentata, ho giusto poco tempo prima di portare Nicolò all’allenamento di rugby, e troppe arance in cucina (che per la precisione erano venute tutte in trasferta al mare e sono pure tornate). E poi sono di quell’umore in cui ho bisogno di sentire concretezza, e quando sto così devo fare qualcosa con le mani, o lavoro a maglia o cucio o cucino, allora ho preferito cucinare, e succede che se i presupposti sono questi la cioccolata c’è sempre, e nessun dolce già fatto va mai bene, e nessuna ricetta di libro o rivista che sia mi sembra adatta, e sono le volte che devo sperimentare, anche a costo di un flop, ma flop stavolta no, perché i muffin salva ferie fallite sono venuti bene, almeno loro.

Ed ecco come ci entrano i muffin arancia cioccolato mandorle bla bla bla in tutto questo; ho pensato che una ricetta nuova sul blog mi avrebbe fatto sentire molto produttiva ed avrebbe salvato merende e colazioni, ed avete presente il finale del monologo di Molly Bloom nell’Ulysse di Joyce? …e si dissi si voglio si.

E così restano i panni da stendere, una valigia ancora da disfare, ma si dissi si voglio si e perdonerete il paragone assolutamente fuori luogo, ma succede che quando lei dorme io corro per approfittare e fare quello che non posso fare con lei sveglia, ed i miei pensieri assomigliano paurosamente a quei flussi di coscienza caotici e bellissimi di Joyce e scrivo di corsa, e penso che scrivere di corsa significhi pensare di corsa, e penso anche che poi con calma (ahahahah) tutti questi micro pensieri sconnessi li renderò frasi e periodi in italiano corretto, ed invece con calma lei si sveglierà e devo ancora mettere giù le foto, e figuriamoci se avrò tempo di scrivere per bene, senza voler sembrare una pretenziosa futurista. Almeno uso la punteggiatura, cosa del tutto carente nei monologhi suddetti, in particolare nel monologo finale di Molly appunto, che vi suggerisco vivamente di leggere, se non lo avete ancora fatto, ma prima fate i muffin arancia e cioccolato e mandorle eccetera, che almeno ve li mangiate mentre leggete.

E quindi niente, resta così, adesso con poca lucidità restante scriviamo la ricetta che ha senso, lei si, che questi muffin arancia cioccolato mandorle e quant’altro sono buoni veramente. Loro si, ed hanno un principio, una fine un senso ed una logica.

La dose è per 24 muffin medi, ma potete anche farli diventare una torta unica, non si offenderanno, e giuro che non si metteranno a scrivere frasi sconnesse per punizione. Quella sono io.


MUFFIN ARANCIA E CIOCCOLATO FONDENTE ALLE MANDORLE


INGREDIENTI:

4 uova

130 gr di zucchero di canna

100 ml di latte di mandorla

50 ml di olio di semi

150 ml di arancia spremuta

280 gr di farina bianca

30 gr di farina di solina, o farina di farro

3 cucchiai di farina di mandorle

100 gr di cioccolato fondente tritato con un coltello

una bustina di lievito

PROCEDIMENTO:

Intanto, accendete il forno a 180 gradi, e preparate una teglia da muffin ed i pirottini necessari.

Setacciate e mescolate tutte le farine, anche quella di mandorle ed il lievito.

Nella planetaria montate benissimo le uova con lo zucchero, devono essere spumose e belle chiare.
Continuando a girare le fruste alla velocità minima, aggiungete a filo l’olio ed il latte di mandorle.

Non appena saranno amalgamati continuate alternando le farine al succo di arancia. Il composto resterà abbastanza morbido. Infine aggiungete il cioccolato tritato, e distribuite negli stampini da muffin.

Infornate per 35-40 minuti finchè saranno coloriti, magari ci fate anche una foto, e me la fate vedere su Instagram, vero?

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Una mattina, per caso. Ciambella di Alessandra con arance e cioccolato

Di per sè la ricetta è semplice, una ciambella da colazione, o una ciambella da merenda. Di per sè è una ciambella con arance e cioccolata, che in origine era una ciambella con i frutti di bosco, e si può fare anche come muffin, di per sè.

Però stavolta questa ciambella arance e cioccolato è una porta che sto riaprendo, con una chiave che avevo perso.

È un po’ come tornare nella casa al mare la prima volta dopo che è stata chiusa tutto l’inverno. Apri la porta e ti guardi intorno, intanto distingui i contorni familiari delle cose, gli spazi, e poi piano piano ti ricordi i dettagli, quel quadro, la foto del primo mare di Nicolò, i soprammobili, e dopo qualche minuto sei di nuovo nella tua casa al mare.

Ecco, mi sento più o meno così stamattina, rientro in punta di piedi assecondando un desiderio che avevo da tempo, quello di tornare a scrivere.

Nasce sempre allo stesso modo. Ad un certo punto inizio a fare le cose e in testa penso a come scriverle, il post me lo scrivo nella testa cento volte, arrivo qui ed è solo questione di trascrivere.

Mi sono passati in testa milioni di parole in questi tre anni, ma cambiano le condizioni e ancora non trovo un nuovo tempo per tornare a scrivere.

Lavoravo solo 18 ore a settimana, Nicolò a scuola, passavo a casa molto tempo da sola facendo turni che mi lasciavano libere tante mattine, era il tempo delle foto a quello che si cucinava, mettevo in posa piatti e dolcetti, un esercito di caccavelle a fare da contorno, centrini, stoffe, pizzi e agenti, tutti quelli che avete visto in questi anni.

Ed a lavoro era il tempo di scrivere, di leggere libri e riviste di cucina, quando lavori in una reception di un ufficio che ha poco accesso di visitatori il tempo lo devi far passare, ed io ho passato il mio pensando e poi costruendo fornelli di salvataggio.

Poi è arrivata Nora Maria, non ho lavorato più, ed ho lavorato 48 ore al giorno come ogni mamma che vive a casa con i figli a cozza tipo koala. Non sullo non ho avuto più tempo mio, ma nemmeno braccia, gambe, tette pancia pensieri capelli mattine notti macchine letto cucina.

I figli colonizzano tutto, ogni angolo di pensieri e di casa, le borse, le tasche dei pantaloni, i cassetti, le notti, gli occhi ed il cuore… Insomma, tempo per me non ne ho trovato più, certi giorni non mi ricordavo nemmeno di essere un me, credevo forse di essere un noi, non lavori e la dimensione di mamma non ha confini, tu non sei altro che quello, braccia che stringono, occhi che guardano, il pensiero rivolto sempre li, manine tese verso di te che ti trovano sempre e diventano sempre più esigenti.

Poi ho un nuovo lavoro, trentasei ore a settimana. Il doppio, non ci avevo mai riflettuto. Ho un lavoro dove devo lavorare, sembra scontato ma non lo è, un lavoro da fare, da imparare, dove mettere finalmente quello che ho imparato fino ad oggi, che in qualche modo mi fa sentire capace, a volte pure incapace và, ma è meglio che non sentirsi in nessun modo.

Era già da tanto che volevo ritrovare il tempo per il blog, il tempo di scrivere, e non so di cosa, né come né quando. Certo é che ogni volta che arrivano messaggi che mi dicono peccatoperòchenonscrivipiuuuueracosibellooo mi viene tanta amarezza; ogni volta che il sito mi segnala le visite, le statistiche eccetera (cose che non ho mai guardato più di tanto), il pensiero è sempre quello.

Intanto ho aperto un profilo instagram, e timidamente, ho iniziato a far esistere di nuovo fornelli di salvataggio, mi serviva qualcosa di facile. Il compromesso é questo, e faccio outing. Scatto col telefono, per ora almeno, necessito di immediatezza, di fattibilità e la macchina fotografica prevede poi tutto il lavoro di scaricare e lavorare le foto, lavoro che a sua volta prevede un tempo che non ho, e chi si sa accontentare a volte vince.

Ho scritto tanto, ho lavorato tanto e …Insomma che peccato, ecco.. Aspettavo come faccio sempre io che fosse il momento giusto, e non so il perché, è arrivato stamattina con una ciambella fatta da una ricetta di una mia nuova collega, Alessandra appunto.

E quindi grazie Ale, ti dedico il post, il nome della ciambella e questo nuovo inizio

Che poi sarebbe carino mettere la ricetta, si.

CIAMBELLA DI ALE, CON ARANCE E CIOCCOLATO

INGREDIENTI:

2 uova

160 gr di zucchero

80 gr di olio di semi

300 gr di farina

Una bustina di lievito in polvere

Essenza di vaniglia, o aroma a piacere

2 arance

2 cucchiai di zucchero di canna

Gocce di cioccolata, un paio di cucchiai

Acqua q.b.

Preparate uno stampo da ciambello, imburrato ed infarinato, ed accendete i forni, si ricomincia 🙂 (180 gradi e meno trionfalismi andranno benissimo)

Per prima cosa, preparate le arance, che vanno pelate a vivo e fatte a pezzetti piccoli. Poi, mettetele in padella con un paio di cucchiai di zucchero di canna, e fatele andare per un po’, finché si sarà ben sciolto lo zucchero ed avranno tirato fuori un po’ di succo.

A questo punto vanno scolate conservando il succo. Aggiungete al succo l’acqua necessaria per arrivare a 200 ml e tenete da parte.

Ora potete montare bene le uova con lo zucchero, ed aggiungere l’olio una volta montate.

A cucchiaiate e mescolando piano amalgamate la farina ed il lievito e l’essenza di vaniglia, ed infine l’acqua ed il succo delle arance.

A questo punto potete unire le gocce di cioccolato, e le arance che avete tenuto da parte.

Mettete in teglia ed infornate, circa 30 minuti in forno statico.

Avevo scritto inizialmente che la versione originale prevede i frutti di bosco, surgelati, 300 gr stessa procedura, anche la variante c’è.

E niente. Lo sapete che non mi ricordo come mettere le foto nel post?

Si si. Me lo ricordavo.

Insalata di riso selvaggio canadese con arancia e gamberi. Scoperte casuali, coincidenze, nuovi sapori.

insalata di riso sevaggio canadese con gamberi e arance

La scoperta casuale riguarda me che assaggio questo riso. Ci sono ristoranti che non valgono niente, e poi però ti tirano fuori quella particolarità che rivaluta cene altrimenti insignificanti. In uno di questi posti ho assaggiato per la prima volta questo riso selvaggio canadese, in un’insalata fredda. Non mi ricordo con cosa fosse accompagnato, ma mi ha colpito il sapore. Il cameriere ce lo ha spacciato per riso venere. Difficile. Chiedo in cucina (non mi fermo davanti a un nuovo alimento). Riso selavggio canadese. Cioè tu mi porti a tavola (credo) unico e solo a L’Aquila, una cosa che si chiama riso selvaggio canadese, e non insegni al tuo cameriere a non sparare nomi a caso? boh.

La coincidenza riguarda il fatto che dopo un paio di anni ritrovo questo riso nel negozio del cugino di Doc.

Laddove negozio è riduttivo, perchè non rende bene la qualità e la selezione di prodotti alimentari speciali e difficili da trovare, sia del territorio che non, che Ugo prova e vende nella sua bottega. Premetto che su internet si trova senza problemi. Ma io non compro on line prodotti alimentari, pur non avendo niente in contrario e non sapendo addurre motivazioni plausibili a questa reticenza. (Questo per dire che se lo trovate compratelo).

riso selvaggio canadese - chicchi (2)

Senza dirlo nemmeno lo compro, e aspetto che mi arrivi l’idea e l’occasione per cucinarlo. Nel frattempo mi documento un pò…e questa è la seconda scoperta. Ho per le mani un alimento meraviglioso. Non solo dal punto di vista nutrizionale. In pratica (e questa è la fonte di quanto sto per riassumervi)… la scoperta più bella:
Il riso selavggio canadese è selvaggio davvero. Infatti non si coltiva, ma cresce spontaneo nei laghi del Canada e del Nord America, ma sentite che storia meravigliosa:

La tradizione dei nativi d’America appartenenti al popolo degli Ojibwe racconta che all’inizio della loro storia gli Dei ordinarono al popolo di cercare il posto dove “the food grows on the water” ovvero il posto dove il cibo cresce sull’acqua. Così gli Ojibwe arrivarono al Lake Superior, nella zona dei Grandi Laghi, sulle cui sponde trovarono in effetti grandi “campi” galleggianti di questa pianta. La storia racconta che da allora questo riso è considerato un dono di Dio, (un pò come tutti i prodotti della terra che l’uomo può conservare a lungo, direi), e ancora oggi viene raccolto a mano, con le tradizionali canoe, stringendo le fronde tra le mani, tirando per far staccare i chicchi che vengono fatti cadere direttamente nella canoa, facendo attenzione che ne cada una buona parte in acqua, per una risemina naturale.
La raccolta avviene nel mese di settembre, durante la “luna del riso selvatico”.

Il riso raccolto viene poi adeguatamente trattato, sempre in maniera naturale e fedele alla tradizione…Mi fa pensare un pò al nostro zafferano, il nostro oro rosso, che arriva in tutto il mondo passando fisicamente nelle mani di chi lo coltiva.

Insomma. Se cercate un prodotto biologico, prodotto secondo natura e tradizione, questo fa la sua figura.

riso selvaggio canadese - chicchi

E poi è buono, veramente, ed è bello da vedere una volta cotto, ed è anche una miniera di sostanze nutritive e di oligoelementi (Fosforo, Magnesio e Potassio in cima). Ha un’alto tenore di proteine, più delle comuni varietà di riso, e adesso che vi ho fatto anche la lezioncina posso passare al piatto che ho preparato.

insalata di riso sevaggio canadese con gamberi e arance (2)

insalata di riso sevaggio canadese con gamberi e arance (3)


INSALATA DI RISO SELVAGGIO CANADESE CON GAMBERETTI E ARANCE

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Viola come (a volte) diventa il radicchio rosso, e arancio come le arance; risotto al radicchio rosso e arancia

risotto al radicchio rosso e arancia

risotto al radicchio rosso e arancia (1)

La cosa che volevo di questo risotto al radicchio era il viola. Nonostante dal blog non emerga, io adoro il riso, è una delle prime cose che ho imparato a cucinare bene, è stata a lungo la cosa che preparavo in mille varianti quando avevo gente a cena, col risotto andavo sul sicuro.
Io ho una zia brasiliana, lei mi ha insegnato ad usare e cuocere alla perfezione il basmati, a fare un riso al curry buonissimo, ad accompagnare col basmati tanti piatti estivi e non, e ormai a casa un arrostata non è arrostata senza il ciotolone di basmati…Insomma, io e doc siamo due risottari incalliti, e dal riso in bianco come confort food quando non hai voglia di cucinare, al riso nero, al basmati per contorno, forse davvero faremmo più riso che pasta, se non fosse che Cicciolò lo quasi detesta, e non mi spiego il perchè.

Però questo risotto ha una storia un pò più antica, ha la storia del colore viola che volevo e non usciva. La mia storia col risotto al radicchio inizia con un’aura di mito. Ero appena ventenne ed ero stata invitata in una casa a mangiare il “famoso risotto al radicchio” della famosissima padrona di casa, che così buono e così viola non lo faceva nessuno. Io ero ragazzina, e la casa era una di quelle piene di tappeti, che anche coi tacchi non fai rumore, (ma non è che io li portavo), luci soffuse, argenti, troppe posate, e persone che sanno sempre cosa dire. Io mi aspettavo climi glaciali, atteggiamenti compassati e quasi il cameriere che ti sparecchia il piatto. Mi aspettavo di sentirmi a disagio e sotto esame (ero piccola, goffa e temevo discorsi sui massimi sistemi). Oggi ricordo poco di quella serata, ma ricordo la dolcezza della padrona di casa, il suo innegabile tatto nel mettermi a mio agio nonostante tappeti e argenti a tavola e librerie che avrebero intimorito tanti professoroni spara sentenze.  Mi ricordo il colore del riso e mi ricordo di aver pensato che volevo quel viola e quell’atmosfera, che i tappeti attutiscono i passi in maniera  meravigliosa, che l’argento a tavola è veramente elegante, che forse ero nel castello delle favole, che volevo diventare un pò come quella regina del castello “da grande”.

Da grande credo sia ora, perchè insomma, se hai una casa, una famiglia, un cane, il gatto, la casa al mare, beh, si è da grande, e sono soddisfatta di quello che sono, e forse davvero sono grande visto che sono riuscita ad avere quel viola dal risotto. Provando e riprovando, diceva qualcuno.

Insomma, provate così. Non avrà per voi lo stesso dolce sapore di vittoria e di desideri in parte realizzati che ha per me, non sarà un rivivere una serata dal sapore dolce di te adolescente. Ma è un buon riso, fidatevi.

risotto al radicchio rosso e arancia - dettaglio


 RISOTTO AL RADICCHIO ROSSO E ARANCIA


INGREDIENTI:

Due cespi di radicchio rosso (quello lungo, per intenderci, non quello di Chioggia)

Un’arancia non trattata

uno scalogno

riso per risotti (Arborio, o Vialone nano)

brodo vegetale q.b.

PREPARAZIONE:

Grattate la scorza di mezza arancia e tenetela da parte, poi spremetene il succo, e

Pulite il radicchio lasciando interi i cespi e toglindo le foglie più esterne, se rovinate. Partendo dall’estremità superiore, affettate il cespo a striscioline sottili, fermandovi qualche cm prima della base.
Mettetelo ammolo in un catino di acqua fredda per pochi minuti, giusto il tempo di affettare lo scalogno e farlo soffriggere nell’olio.
Scolate dall’acqua il radicchio, mettetelo nel soffritto mescolando sempre, e versate in due riprese il succo di arancia, continuando a far stufare il radicchio.

Nel frattempo tenete il brodo in caldo; versate il riso nel soffritto e girate velocemente con una paletta di legno, aspettate qualche minuto e poi iniziate a bagnare il riso con il brodo, un pò  per volta, e portatelo a cottura come fate normalmente.

Lasciatelo un pò al dente, impiattatelo e spolveratelo con un pò di scorza grattata dell’arancia.

Se volete servirlo nelle cocotte, infornatelo sotto al grill per un paio di minuti.

risotto al radicchio rosso e arancia (1)

Regali di Natale homemade: té e zucchero aromatizzati

zucchero e the aromatizzati

Si avvicina il Natale, si avvicina la voglia di casa, di addobbi, di quei lussi da concedersi in famiglia e con gli amici…un té preso con calma, servito col servizio buono e accompagnato da biscotti profumati e bellissimi…colazioni lente e tutti insieme, dopo cena in compagnia di amici e parenti.

Abbiamo tutto il tempo per pensare e realizzare un Natale meraviglioso. Forse per addobbare la casa è un pò presto (forse), e allora possiamo concentrare la nostra voglia di Natale nelle idee regalo.

Realizzare qualcosa di unico, dedicato alla persona che lo riceverà, è prima di tutto un regalo che facciamo a noi stessi, prendendoci il piccolo lusso di dedicare tempo a noi e ai nostri cari. Nessuno può rimanere indifferente davanti ad un dono fatto in casa con amore, un piccolo pensiero reso speciale dal nostro tempo, dal nostro impegno nel realizzarlo.

zucchero e the aromatizzati (2)

E non è detto che ci voglia chissà quanto tempo e chissà quali capacità: biscotti, un dolce, un liquore che parli di Natale. Pochi ingredienti semplici, ed avremo un insolito dono con cui stupire le persone care.

L’idea che vi diamo oggi è davvero semplice. Basterà una confezione speciale ed il gioco è fatto.
Natale profuma di spezie, di biscotti nel forno, di arance e limoni, di té nei pomeriggi davanti al camino. E allora, è tempo di mettere a preparare questo zucchero speciale, che renderà indimenticabile la pasta frolla per i biscottini di Natale, oppure, addolcirà con note speciali una tazza di té. E, ah proposito di té, lo stesso mix di spezie lo renderà speciale, se le aggiungeremo a pezzi piccoli direttamente nella miscela che metteremo in infusione.

Potete regalare gli zuccheri in barattolini decorati, metteteci magari accanto la ricetta della vostra frolla di Natale preferita, scritta a mano su una bella carta, e avrete regalato un suggerimento dolce e di certo gradito.

Se volete, potete confezionare il thè in una tazza particolare, o insieme ad una colino per infusione, o una bella teiera. soltanto piccoli spunti, lasciamoci guidare dall’amore verso chi riceverà il dono, e di certo sapremo scegliere la cosa migliore, che scalderà il cuore.

zuccheri e the

Zucchero e té aromatizzati
Per lo zucchero

1 kg di zucchero
1 baccello di vaniglia
4-5 chiodi di garofano
una stecca di cannella
la scorza di un limone biologico
la scorza di un’arancia biologica (non molto grande)
1 cucchiaino di zenzero in polvere
1 contenitore di vetro e barattolini piccoli, nastri e carta per decorare

PREPARAZIONE:

Prelevate la scorza di metà del limone con un coltello, tenete da parte il limone; fate la stessa operazione per l’arancia.
Mettete nel contenitore di vetro la stecca di cannella, i chiodi di garofano, e i pezzi di scorza di arancia e limone e versate lo zucchero.
Incidete in baccello di vaniglia nel senso della lunghezza, allargatelo un po’, fate uscire i semini con la punta di un coltello e fateli cadere nello zucchero; potrebbe essere necessario sbriciolarli un pò con le mani per separarli. Unite lo zenzero. grattate la restante scorza degli agrumi direttamente nel barattolo.
Mescolate con un cucchiaio, poi chiudete e agitate il barattolo per amalgamare gli aromi.
tenete il contenitore chiuso per 10-15 giorni, mescolando di tanto in tanto, poi togliete gli aromi in pezzi e utilizzate secondo la vostra fantasia.

Per il té:
INGREDIENTI:

150gr di té in foglie, della varietà che preferite
3 chiodi di garofano
¼ di stecca di cannella sminuzzata grossolanamente
la scorza di un limone biologico
la scorza di un’arancia biologica (non molto grande)
½ mela (facoltativa)

PREPARAZIONE:
Prelevate la scorza agli agrumi e tagliatela a listarelle sottili, poi in quadratini, e lasciatela essiccare qualche ora vicino ad una fonte di calore, (va benissimo sopra ad un termosifone acceso) stesa su un foglio di carta da forno.
Mescolatela alle foglie di té, unite la cannella a pezzi ed i chiodi di garofano.
Chiudete in un barattolo di latta e fate riposare per 10 giorni, agitando il barattolo per amalgamare gli aromi.
Utilizzate in infusione come un normale té.
Potete renderlo più dolce con pezzetti di mela essiccata con lo stesso procedimento usato per la scorza degli agrumi.

Per i barattolini regalo, al termine dei 15 giorni dividete il contenuto in barattoli più piccoli, decorate i tappi con carte o stoffe, chiudete con un filo di cotone grezzo o paglia.

particolare

articolo originariamente pubblicato su http://www.tastefromabruzzo.com/regali-di-natale-homemade-te-e-zucchero-aromatizzati/

Insalata di spinaci, arance e olive nere con pepe rosa

insalata di spinaci e arance

Un’altra volta, mi trovo a darvi più che una ricetta, un’idea, di quelle che bastava pensarci. O che ci pensasse qualcun altro e ci facesse venire voglia di provare.
Ho letto talmente tanti libri-giornali-blog di cucina che nel cervello ho un mix di idee foto sapori ormai senza speranza di ordine alcuno.
Comunque direi che questa idea viene da Sale e Pepe, ma uno dei primi, pagati in lire, che ormai sono talmente consumati e sporchi di schizzi di cucina che hanno più calorie di un panino.

Comunque. Avevo a cena la bellissima cognatina Manu (l’altra si chiama Maura e anche lei è bellissima) ed io e Doc cercavamo un modo di cucinare verdurine crude che non fosse la solita insalata. (non amo l’insalata verde classica di lattuga eccetera) (la odio ad essere sincera).

Allora mi sono persa nei banchi del mio fruttivendolo preferito al mercato e ho trovato spinacini belli e croccanti, e il resto è venuto da sè davanti al banco della frutta.

INGREDIENTI:

qualche piantina di spinaci, giovani, adatti ad essere mangiati crudi

2 arance, ed il succo di una terza

olive verdi denocciolate

olive nere tostate (le mie erano pugliesi)

olio di oliva, sale, un cucchiaio scarso di bacche di pepe rosa

PREPARAZIONE:

Iniziamo dalle arance. Grattate la scorzetta di una delle tre, quella che poi spremerete. Le altre due vanno pelate a vivo (cioè sbucciatele come fossero un melone) e poi tagliatele a fette, e di nuovo in quattro. Mettete da parte.

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Adesso prepariamo la vinaigrette che condirà l’insalata.
Spremete il succo dell’arancia di prima. Mettetelo in un barattolo, aggiungete olio di oliva in pari quantità, sale, e le bacche di pepe rosa (o quello che la fantasia vi suggerisce).
Tappate il barattolo e agitate vigorosamente (vinaigrette con scorciatoia) 🙂

Tagliate a metà le olive verdi, denocciolate le nere (se usate un denocciolatore io vi stimo tantissimo. Non lo riesco ad usare mai e faccio a mano). Mettete da parte.

Lavate gli spinaci eliminando le radici eccetera , e spezzettate le foglie più grandi, lasciando le piccoline intere. Mettete in una ciotola tutti gli ingredienti tranne la vinaigrette. cospargete con la scorzetta fìche avete grattato prima.

Portate a tavola e servite con accanto la vinaigrette (agitatela ogni tanto per non  far separare olio e succo di arance), così che ogni persona la possa condire da sè, nel piatto.

Se la vinaigrette avanza potete tenerla nel barattolo, in frigo, per due tre giorni.

insalata di spinaci e arance

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

insalata di spinaci e arance

 

 

Torta di arance

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La ricetta di questo dolce me la ha data un paio di anni fa o forse tre, la mamma di una compagna di asilo del piccolo Cicciolò, Anna, dicendomi che aveva pensato a me non essendoci latte o burro o altro nella ricetta.

Nel periodo delle arance la faccio spessissimo, e mi ricorda quell’anno in particolare, e ogni volta penso ad Anna, e la saluto volentieri, e spero che mi stia leggendo.

In origine la ricetta prevedeva l’uso della fialetta all’arancia per aromatizzare, sinceramente l’avrò usata una volta sola, poi ho preferito la scorzetta delle arance, e/o usare lo zucchero aromatizzato che preparo ogni tanto; la consistenza è delicatissima e il colore anche è insolito, per via delle arance la torta si tinge di giallino, e profuma tutta la cucina in maniera dolcissima. In aggiunta dico che si presta ad infinite varianti, (cioccolata a pezzi, come quella in foto, cannella e zenzero nel periodo di Natale, vaniglia per un tocco in più…) e che una volta fatta, a volte la taglio in due strati, e la farcisco con semplice marmellata di arance, o crema al cioccolato, o Nutella per il golosetto, insomma, dal dolce da colazione diventa dolce goloso e ricco da merenda o dopo pasto.

Che altro? Provatela.

INGREDIENTI:

4 uova

150 gr di zucchero aromatizzato o semolato

1/2 bicchiere di olio di semi

1 bicchiere di spremuta di arancia da frutti non trattati

300 gr di farina 00 (o 150 00 e 150 semiintegrale)

1 bustina scarsa di lievito per dolci

scorzetta grattata delle arance usate per la spremuta

FORNO: preriscaldato, 170° se ventilato, 180° se statico, per 30-35 minuti

PREPARAZIONE:

Come prima cosa, bisogna grattare la scorza delle arance (prima di spremerle, lo specifico per ricordarlo a me stessa dato che ogni volta faccio al contrario), dopo averle accuratamente lavate e asciugate, e mescolarla con lo zucchero. (fase che si può saltare se si ha pronto lo zucchero  aromatizzato).

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Fatto questo, spremere le arance per ottenere un bicchiere di succo.

Rompere le uova nella ciotola, unire lo zucchero, e sbattere a lungo finchè il composto diventerà spumoso e chiaro; incorporare, sempre mescolando, l’olio, poi la farina precedentemente setacciata con il lievito, e per ultimo il succo di arancia.

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A questo punto se volete, unire il cioccolato fondente, versare in una teglia tonda media ed infornare. Uso più volentieri questa carta da forno in foto, è marroncina, e priva di siliconi, insomma, mi sembra un prodotto più semplice. Con la teglia imburrata ed infarinata , la torta ha un aspetto più regolare sui bordi, ma a me questo effetto “stropicciato” che si vede anche nella foto sopra non dispiace.

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Una volta cotta, un pò di zucchero a velo, ed è pronta. Non dura un gran chè…ma si conserva bene 4- giorni 🙂

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Ultime (e prime) frittelle di carnevale. Spirali all’arancia caramellate

Diversamente da quanto faccio di solito, stamattina ho deciso che si potevano preparare dei fritti per carnevale.

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Io non friggo quasi mai, davvero, ma stasera in famiglia abbiamo organizzato la serata di fine carnevale, e stamattina mi sentivo ispirata, e poi c’era questo libro sulle frittelle, e questa ricetta che secondo me si poteva modificare facilmente in milk free, ed ho provato. E credo di aver fatto bene…ecco la ricetta.

Conoscendomi bene, e sapendo che difficilmente mi prendono questi slanci verso la frittura, ho provato anche ad infornarne un pò, invece di friggerle tutte quante. Bè vabbè uguali non sono di certo, ma sono molto mangiabili lo stesso!

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