Muffin con arancia e cioccolato fondente alle mandorle

E niente, i nomi da dare a questi dolci restano sempre un grande problema. Muffin all’arancia e mandorle con cioccolato fondente? Oppure, muffin alle mandorle con arancia e cioccolato fondente? oppure muffin al fondente con arancia e mandorle? Perché alla fine sono tutte vere queste definizioni, visto che in questi muffin ci sono i pezzetti di cioccolato fondente, c’è il succo di arancia, ci sono le mandorle tritate e c’è anche il latte di mandorla. Senza voler considerare il senza latte, e l’aggiunta di farina di solina, che si può sostituire con quella di farro, il che renderebbe il nome del dolce qualcosa di epocale, tipo dolce arancia e cioccolato fondente, alle mandorle, con farina di solina o di farro, e senza latte. Sono talmente stanca di leggere il titolo che quasi quasi sti muffin non li faccio.

Niente, questo perché sono un’eterna indecisa. Perché avevamo preso due giorni di ferie, (scuole chiuse nonni fuori casa e allora andiamo al mare), e invece la piccola si è ammalata, perché l’inserimento al nido equivale a mesi di antibiotici e tachipirine e febbri che quando hanno finito di ammalarsi è finito pure il nido e hanno preso la patente e finalmente vanno in gita del quinto. E questo ha molto a che fare con i miei muffin arancia cioccolato fondente e mandorle. senza latte. con la farina di solina. o di farro.

E quindi invece di stare al mare, che ci siamo pure andati eh, giusto per vedere quanto era già primavera, siamo tornati qui, che fa più freddo, ho il frigo vuoto perché dopotutto dovevo essere al mare, non ci sono nemmeno i nonni e per di più ho l’alzatina per i dolci vuota, che sarà anche bella da vedere, ma insomma il bel vedere non si mangia.

E dopo l’ennesima dose di antipiretico, Nora Maria si è addormentata, ho giusto poco tempo prima di portare Nicolò all’allenamento di rugby, e troppe arance in cucina (che per la precisione erano venute tutte in trasferta al mare e sono pure tornate). E poi sono di quell’umore in cui ho bisogno di sentire concretezza, e quando sto così devo fare qualcosa con le mani, o lavoro a maglia o cucio o cucino, allora ho preferito cucinare, e succede che se i presupposti sono questi la cioccolata c’è sempre, e nessun dolce già fatto va mai bene, e nessuna ricetta di libro o rivista che sia mi sembra adatta, e sono le volte che devo sperimentare, anche a costo di un flop, ma flop stavolta no, perché i muffin salva ferie fallite sono venuti bene, almeno loro.

Ed ecco come ci entrano i muffin arancia cioccolato mandorle bla bla bla in tutto questo; ho pensato che una ricetta nuova sul blog mi avrebbe fatto sentire molto produttiva ed avrebbe salvato merende e colazioni, ed avete presente il finale del monologo di Molly Bloom nell’Ulysse di Joyce? …e si dissi si voglio si.

E così restano i panni da stendere, una valigia ancora da disfare, ma si dissi si voglio si e perdonerete il paragone assolutamente fuori luogo, ma succede che quando lei dorme io corro per approfittare e fare quello che non posso fare con lei sveglia, ed i miei pensieri assomigliano paurosamente a quei flussi di coscienza caotici e bellissimi di Joyce e scrivo di corsa, e penso che scrivere di corsa significhi pensare di corsa, e penso anche che poi con calma (ahahahah) tutti questi micro pensieri sconnessi li renderò frasi e periodi in italiano corretto, ed invece con calma lei si sveglierà e devo ancora mettere giù le foto, e figuriamoci se avrò tempo di scrivere per bene, senza voler sembrare una pretenziosa futurista. Almeno uso la punteggiatura, cosa del tutto carente nei monologhi suddetti, in particolare nel monologo finale di Molly appunto, che vi suggerisco vivamente di leggere, se non lo avete ancora fatto, ma prima fate i muffin arancia e cioccolato e mandorle eccetera, che almeno ve li mangiate mentre leggete.

E quindi niente, resta così, adesso con poca lucidità restante scriviamo la ricetta che ha senso, lei si, che questi muffin arancia cioccolato mandorle e quant’altro sono buoni veramente. Loro si, ed hanno un principio, una fine un senso ed una logica.

La dose è per 24 muffin medi, ma potete anche farli diventare una torta unica, non si offenderanno, e giuro che non si metteranno a scrivere frasi sconnesse per punizione. Quella sono io.


MUFFIN ARANCIA E CIOCCOLATO FONDENTE ALLE MANDORLE


INGREDIENTI:

4 uova

130 gr di zucchero di canna

100 ml di latte di mandorla

50 ml di olio di semi

150 ml di arancia spremuta

280 gr di farina bianca

30 gr di farina di solina, o farina di farro

3 cucchiai di farina di mandorle

100 gr di cioccolato fondente tritato con un coltello

una bustina di lievito

PROCEDIMENTO:

Intanto, accendete il forno a 180 gradi, e preparate una teglia da muffin ed i pirottini necessari.

Setacciate e mescolate tutte le farine, anche quella di mandorle ed il lievito.

Nella planetaria montate benissimo le uova con lo zucchero, devono essere spumose e belle chiare.
Continuando a girare le fruste alla velocità minima, aggiungete a filo l’olio ed il latte di mandorle.

Non appena saranno amalgamati continuate alternando le farine al succo di arancia. Il composto resterà abbastanza morbido. Infine aggiungete il cioccolato tritato, e distribuite negli stampini da muffin.

Infornate per 35-40 minuti finchè saranno coloriti, magari ci fate anche una foto, e me la fate vedere su Instagram, vero?

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Una mattina, per caso. Ciambella di Alessandra con arance e cioccolato

Di per sè la ricetta è semplice, una ciambella da colazione, o una ciambella da merenda. Di per sè è una ciambella con arance e cioccolata, che in origine era una ciambella con i frutti di bosco, e si può fare anche come muffin, di per sè.

Però stavolta questa ciambella arance e cioccolato è una porta che sto riaprendo, con una chiave che avevo perso.

È un po’ come tornare nella casa al mare la prima volta dopo che è stata chiusa tutto l’inverno. Apri la porta e ti guardi intorno, intanto distingui i contorni familiari delle cose, gli spazi, e poi piano piano ti ricordi i dettagli, quel quadro, la foto del primo mare di Nicolò, i soprammobili, e dopo qualche minuto sei di nuovo nella tua casa al mare.

Ecco, mi sento più o meno così stamattina, rientro in punta di piedi assecondando un desiderio che avevo da tempo, quello di tornare a scrivere.

Nasce sempre allo stesso modo. Ad un certo punto inizio a fare le cose e in testa penso a come scriverle, il post me lo scrivo nella testa cento volte, arrivo qui ed è solo questione di trascrivere.

Mi sono passati in testa milioni di parole in questi tre anni, ma cambiano le condizioni e ancora non trovo un nuovo tempo per tornare a scrivere.

Lavoravo solo 18 ore a settimana, Nicolò a scuola, passavo a casa molto tempo da sola facendo turni che mi lasciavano libere tante mattine, era il tempo delle foto a quello che si cucinava, mettevo in posa piatti e dolcetti, un esercito di caccavelle a fare da contorno, centrini, stoffe, pizzi e agenti, tutti quelli che avete visto in questi anni.

Ed a lavoro era il tempo di scrivere, di leggere libri e riviste di cucina, quando lavori in una reception di un ufficio che ha poco accesso di visitatori il tempo lo devi far passare, ed io ho passato il mio pensando e poi costruendo fornelli di salvataggio.

Poi è arrivata Nora Maria, non ho lavorato più, ed ho lavorato 48 ore al giorno come ogni mamma che vive a casa con i figli a cozza tipo koala. Non sullo non ho avuto più tempo mio, ma nemmeno braccia, gambe, tette pancia pensieri capelli mattine notti macchine letto cucina.

I figli colonizzano tutto, ogni angolo di pensieri e di casa, le borse, le tasche dei pantaloni, i cassetti, le notti, gli occhi ed il cuore… Insomma, tempo per me non ne ho trovato più, certi giorni non mi ricordavo nemmeno di essere un me, credevo forse di essere un noi, non lavori e la dimensione di mamma non ha confini, tu non sei altro che quello, braccia che stringono, occhi che guardano, il pensiero rivolto sempre li, manine tese verso di te che ti trovano sempre e diventano sempre più esigenti.

Poi ho un nuovo lavoro, trentasei ore a settimana. Il doppio, non ci avevo mai riflettuto. Ho un lavoro dove devo lavorare, sembra scontato ma non lo è, un lavoro da fare, da imparare, dove mettere finalmente quello che ho imparato fino ad oggi, che in qualche modo mi fa sentire capace, a volte pure incapace và, ma è meglio che non sentirsi in nessun modo.

Era già da tanto che volevo ritrovare il tempo per il blog, il tempo di scrivere, e non so di cosa, né come né quando. Certo é che ogni volta che arrivano messaggi che mi dicono peccatoperòchenonscrivipiuuuueracosibellooo mi viene tanta amarezza; ogni volta che il sito mi segnala le visite, le statistiche eccetera (cose che non ho mai guardato più di tanto), il pensiero è sempre quello.

Intanto ho aperto un profilo instagram, e timidamente, ho iniziato a far esistere di nuovo fornelli di salvataggio, mi serviva qualcosa di facile. Il compromesso é questo, e faccio outing. Scatto col telefono, per ora almeno, necessito di immediatezza, di fattibilità e la macchina fotografica prevede poi tutto il lavoro di scaricare e lavorare le foto, lavoro che a sua volta prevede un tempo che non ho, e chi si sa accontentare a volte vince.

Ho scritto tanto, ho lavorato tanto e …Insomma che peccato, ecco.. Aspettavo come faccio sempre io che fosse il momento giusto, e non so il perché, è arrivato stamattina con una ciambella fatta da una ricetta di una mia nuova collega, Alessandra appunto.

E quindi grazie Ale, ti dedico il post, il nome della ciambella e questo nuovo inizio

Che poi sarebbe carino mettere la ricetta, si.

CIAMBELLA DI ALE, CON ARANCE E CIOCCOLATO

INGREDIENTI:

2 uova

160 gr di zucchero

80 gr di olio di semi

300 gr di farina

Una bustina di lievito in polvere

Essenza di vaniglia, o aroma a piacere

2 arance

2 cucchiai di zucchero di canna

Gocce di cioccolata, un paio di cucchiai

Acqua q.b.

Preparate uno stampo da ciambello, imburrato ed infarinato, ed accendete i forni, si ricomincia 🙂 (180 gradi e meno trionfalismi andranno benissimo)

Per prima cosa, preparate le arance, che vanno pelate a vivo e fatte a pezzetti piccoli. Poi, mettetele in padella con un paio di cucchiai di zucchero di canna, e fatele andare per un po’, finché si sarà ben sciolto lo zucchero ed avranno tirato fuori un po’ di succo.

A questo punto vanno scolate conservando il succo. Aggiungete al succo l’acqua necessaria per arrivare a 200 ml e tenete da parte.

Ora potete montare bene le uova con lo zucchero, ed aggiungere l’olio una volta montate.

A cucchiaiate e mescolando piano amalgamate la farina ed il lievito e l’essenza di vaniglia, ed infine l’acqua ed il succo delle arance.

A questo punto potete unire le gocce di cioccolato, e le arance che avete tenuto da parte.

Mettete in teglia ed infornate, circa 30 minuti in forno statico.

Avevo scritto inizialmente che la versione originale prevede i frutti di bosco, surgelati, 300 gr stessa procedura, anche la variante c’è.

E niente. Lo sapete che non mi ricordo come mettere le foto nel post?

Si si. Me lo ricordavo.

Preparato per pancakes fatto in casa, idea per un regalo di Natale home Made

preparato per pancakes e vasetto decoratoQuesto regalo nasce mirato e pensato per una persona precisa, una personcina di 4 anni, biondo e bello come pochi bambini sono. Lui è uno di quegli gnometti gioiosi in moto perpetuo, che invece di camminare sembra saltellare come un piccolo folletto matto e felicissimo, ha una risata che scalda il cuore e mangia poco poco.
Ma quando viene a casa ioe la sua mamma sappiamo che mangerà qualcosa, perchè ogni volta, a metà serata, se non ci ho pensato prima io lui chiede “le creppe di tia Cadua”.  Mi sà che presto smetterà di chiamarmi ttia Cadua e resterò solo zia Claudia, e non fa niente che non sono le vera zia, non potrei amarlo di più.

Che poi mi piace da morire questa idea dei regali in barattolo, o per fare chic, gifts in a jar;  sono così belli, e lasciano taaaanto spazio alla mia voglia di colla forbici e nastrini. Il barattolo in foto è più semplice che mai: due giri di un bel nastro di iuta e pizzo, attaccati con colla a caldo, e un piccolo pezzo per reggere l’etichetta.
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Torta di mele, carote e limoncello

foto 3

Le torte di mele sono tutte buone. E sono tutte belle, profumate, gialle e sono tutte diverse, e di mille versioni sui quadernini di ricette, abbiamo la nostra preferita, da fare a occhi chiusi per la colazione di domani.
Questa di oggi è una versione speciale, improvvisata per salvare due mele che erano cadute per terra e si sarebbero fatte nere, e per recuperare tre carotine d’avanzo. Viene da una base che mi diede una mia amica quando Cicciolò era piccolino, aveva circa due anni. E infatti la preparazione della torta di mele è legata al ricordo del nanetto sul seggiolone, che batteva le mani sul piano per avere altri pezzi di mela da mangiare, così ogni volta invece delle 3 mele previste ne sbucciavo 4, e le gocce di ciccolato previste nell’impasto chissà perchè finivano tutte sulle mani e sulle guanciotte del cicciottelo.

torta mele carote e limoncello 01

Le carote entrano nella torta di mele per un mio tentativo personale di sfatare il mito “torta di carote ci vanno le mandorle” insomma chi l’ha detto? Io le mandorle non le posso mangiare e le carote mi piacciono tanto, ma sono quella cosa che messa in frigo o avanza o finisce troppo in fretta.
Tentativo n.1 riuscito…

torta mele carote e limoncello 03


TORTA DI MELE E CAROTE CON LIMONCELLO


INGREDIENTI:

5 uova

300 gr di farina bianca

200 gr di zucchero

1 bicchiere di olio di semi

1 bustina di lievito

2 mele

3 carote piccole

1/2 bicchiere di acqua (o latte)

limoncello

PREPARAZIONE:

Iniziate dalle mele; sbucciatele e fatele a quarti, eliminate i semi e tagliatele a fettine sottili, (se riuscite a usare una mandolina senza lasciarci i polpastrelli siete una passo avanti a me). Man mano che le tagliatele mettetele in una ciotola e copritele col limoncello. Considerate che il liquore deve coprirle tutte, per non farle annerire.

Sbucciate le carote e grattuggiatele con una grattugia a fori stretti, (insomma non fatele a julienne) e mescolatele con le mele.

Sbattete le uova con lo zucchero.  (Le uova solita consistenza gonfia e spumosa, ma deve essere gonfia davvero eh, altrimenti le mele sprofondano tutte giù).

Aggiungete l’olio, poi la farina setacciata col lievito, amalgamandola con una spatola in silicone. Regolate se necessario col 1/2 bicchiere di acqua o latte.

Scolate grossolanamente l’eccesso di limoncello, lasciandone comunque un pò, e versate mele e carote nell’impasto, sempre mescolando con cura.

Colate l’impasto nella teglia imburrata e infarinata, e infornate a 170° per 40 minuti almeno.

foto 4

 

 

Biscottini in dieci minuti all’olio extravergine, con cioccolato fondente

biscottini all'olio extravergine senza burro (6)

Oppure biscotti semplici semplici e buoni buoni rende bene l’idea. Questi biscottini infatti sono semplicissimi da fare, con una pasta frolla senza burro nè margarina, un impasto liscio e morbido, che si lavora con le mani senza nemmeno sporcarsele.

Del tipo che ti arriva un’amica all’improvviso per un the, non hai niente da offrire perchè i biscotti te li sei mangiati tutti la sera prima sul divano, allora puoi risolvere con questa ricetta facile e rapida. Perchè per impastare questi biscottini all’olio ci si mettono cronometrati 4 minuti, più due per pesare gli ingredienti e due per ripulire. Devono riposare in frigo giusto il tempo di due chiacchiere sempre con l’amica che è venuta a trovarvi, e cuociono nel tempo che mettete su la teiera e lei fischia. (la teiera, non l’amica). Almeno penso che l’amica non fischi. Insomma, non si fischia davanti a un the, non sta bene.

Ricetta adattata da La Cucina Italiana – Novembre 2014

dose per circa 20 biscotti

biscottini all'olio extravergine senza burro (1)


 BISCOTTI ALL’OLIO DI OLIVA CON CIOCCOLATO FONDENTE


INGREDIENTI:

200g farina bianca

60 gr di olio extra vergine di oliva

70 gr zucchero a velo

1 uovo

la scorza grattata di un limone non trattato

un pizzico di lievito

PER LA FARCITURA:

60 gr cioccolato fondente

15 gr di olio di semi

PROCEDIMENTO:

Trattandosi di un impasto molto morbido, vi consiglio di lavorarlo con l’impastatrice, o con le fruste elettriche, montando le fruste a gancio.

Versate nella ciotola la farina,il pizzico di lievito, poi fate una fontana al centro e mettete lo zucchero a velo, l’olio e l’uovo. Grattate infine la scorza del limone, iniziate ad impastare fino ad avere una consistenza omogenea.
Staccate dall’impasto tante palline, dategli una forma sferica, poi schiacciateli un pò e metteteli man mano su una placca da forno imburrata e infarinata.

Infarinatevi un pò il pollice e fate una fossetta al centro di ogni biscotto.

Teneteli in frigo 15-20 minuti prima di infornare, a 180° per 10 minuti; i biscotti devono rimanere chiari di colore, così che resteranno morbidi e friabili.

PER LA FARCITURA AL CIOCCOLATO:
fondete il cioccolato a bagnomaria, spegnete e fatelo freddare fino a 35°; a questo punto aggiungete l’olio di semi e amalgametelo bene; decorate i biscotti a vostro piacere e fate raffreddare completamente la copertura prima di servirli.

biscottini all'olio extravergine senza burro (4)

Poi è lunedì, e indovinate un pò? il meal planning di questa settimana. Così, giusto perchè ce l’ho bello pronto e fatto, e sò che in giro qualcuna lo aspetta. 🙂

LUNEDI’: P:teglia di verdure al forno  C: polpette al sugo e contorno

MARTEDI’:  P: formaggio fresco e affettati, verdura fresca C: minestrone

MERCOLEDI’: P: lasagne C: minestra di orzo con polpettine di tacchino

GIOVEDI’: P: uova sode con tonno e maionese, carote a julienne C: pollo arrosto e patate

VENERDI’: P: pasta al pesce C: tortino di baccalà

SABATO E DOMENICA…stay tuned…sono invitata ad un evento veramente speciale, e non vedo l’ora di raccontarvelo!

 

Viola come (a volte) diventa il radicchio rosso, e arancio come le arance; risotto al radicchio rosso e arancia

risotto al radicchio rosso e arancia

risotto al radicchio rosso e arancia (1)

La cosa che volevo di questo risotto al radicchio era il viola. Nonostante dal blog non emerga, io adoro il riso, è una delle prime cose che ho imparato a cucinare bene, è stata a lungo la cosa che preparavo in mille varianti quando avevo gente a cena, col risotto andavo sul sicuro.
Io ho una zia brasiliana, lei mi ha insegnato ad usare e cuocere alla perfezione il basmati, a fare un riso al curry buonissimo, ad accompagnare col basmati tanti piatti estivi e non, e ormai a casa un arrostata non è arrostata senza il ciotolone di basmati…Insomma, io e doc siamo due risottari incalliti, e dal riso in bianco come confort food quando non hai voglia di cucinare, al riso nero, al basmati per contorno, forse davvero faremmo più riso che pasta, se non fosse che Cicciolò lo quasi detesta, e non mi spiego il perchè.

Però questo risotto ha una storia un pò più antica, ha la storia del colore viola che volevo e non usciva. La mia storia col risotto al radicchio inizia con un’aura di mito. Ero appena ventenne ed ero stata invitata in una casa a mangiare il “famoso risotto al radicchio” della famosissima padrona di casa, che così buono e così viola non lo faceva nessuno. Io ero ragazzina, e la casa era una di quelle piene di tappeti, che anche coi tacchi non fai rumore, (ma non è che io li portavo), luci soffuse, argenti, troppe posate, e persone che sanno sempre cosa dire. Io mi aspettavo climi glaciali, atteggiamenti compassati e quasi il cameriere che ti sparecchia il piatto. Mi aspettavo di sentirmi a disagio e sotto esame (ero piccola, goffa e temevo discorsi sui massimi sistemi). Oggi ricordo poco di quella serata, ma ricordo la dolcezza della padrona di casa, il suo innegabile tatto nel mettermi a mio agio nonostante tappeti e argenti a tavola e librerie che avrebero intimorito tanti professoroni spara sentenze.  Mi ricordo il colore del riso e mi ricordo di aver pensato che volevo quel viola e quell’atmosfera, che i tappeti attutiscono i passi in maniera  meravigliosa, che l’argento a tavola è veramente elegante, che forse ero nel castello delle favole, che volevo diventare un pò come quella regina del castello “da grande”.

Da grande credo sia ora, perchè insomma, se hai una casa, una famiglia, un cane, il gatto, la casa al mare, beh, si è da grande, e sono soddisfatta di quello che sono, e forse davvero sono grande visto che sono riuscita ad avere quel viola dal risotto. Provando e riprovando, diceva qualcuno.

Insomma, provate così. Non avrà per voi lo stesso dolce sapore di vittoria e di desideri in parte realizzati che ha per me, non sarà un rivivere una serata dal sapore dolce di te adolescente. Ma è un buon riso, fidatevi.

risotto al radicchio rosso e arancia - dettaglio


 RISOTTO AL RADICCHIO ROSSO E ARANCIA


INGREDIENTI:

Due cespi di radicchio rosso (quello lungo, per intenderci, non quello di Chioggia)

Un’arancia non trattata

uno scalogno

riso per risotti (Arborio, o Vialone nano)

brodo vegetale q.b.

PREPARAZIONE:

Grattate la scorza di mezza arancia e tenetela da parte, poi spremetene il succo, e

Pulite il radicchio lasciando interi i cespi e toglindo le foglie più esterne, se rovinate. Partendo dall’estremità superiore, affettate il cespo a striscioline sottili, fermandovi qualche cm prima della base.
Mettetelo ammolo in un catino di acqua fredda per pochi minuti, giusto il tempo di affettare lo scalogno e farlo soffriggere nell’olio.
Scolate dall’acqua il radicchio, mettetelo nel soffritto mescolando sempre, e versate in due riprese il succo di arancia, continuando a far stufare il radicchio.

Nel frattempo tenete il brodo in caldo; versate il riso nel soffritto e girate velocemente con una paletta di legno, aspettate qualche minuto e poi iniziate a bagnare il riso con il brodo, un pò  per volta, e portatelo a cottura come fate normalmente.

Lasciatelo un pò al dente, impiattatelo e spolveratelo con un pò di scorza grattata dell’arancia.

Se volete servirlo nelle cocotte, infornatelo sotto al grill per un paio di minuti.

risotto al radicchio rosso e arancia (1)

Ciambelline vino e olio con farina di castagne e solina.

ciambelline di farina di castagne e di solina (1)

Ci sono ricette che fanno parte della “memoria culinaria” di una regione, piatti tramandati di generazione in generazione davanti a tavole sporche di farina, gusci di uova e grembiuli imbrattati di bambini in piedi sugli sgabelli ad aiutare le nonne.
Sono quelle preparazioni sulle quali vai a colpo sicuro, scritte sul quaderno delle ricette con quattro appunti di corsa, giusto per appuntarle, piene di “quanto basta”, scritte senza il procedimento, perchè quello lo si sà, sta nella memoria di ogni bambino che lo ha visto fare alle nonne e alle mamme mille e mille volte.

Fra queste ricette, in abruzzo di certo rientrano le ciambelline vino e olio. Si chiamano in nessun modo, sono semplicemente “le ciambelline”, le conosco tutti, e tutti le sanno fare.

Capita poi che proprio in queste ricette dove ci sentiamo più “ferrati”, venga fuori la nostra fantasia e la voglia di variare, di sperimentare e di giocare un pò con una cosa ben nota, come una piccola variazione su un tema che ormai sappiamo eseguire alla perfezione. E allora per onorare l’autunno, e per dare una nota ancora più tipica alle ciambelline, stavolta le ho impastate con farina di castagne e farina di solina, uno dei nostri grani autoctoni, resistente e tenace proprio come noi…(eccovi qualche notizia più approfondita su questa varietà di grano)

ciambelline di farina di castagne e di solina (2)

Ho scelto questi biscottini come suggestione fuori concorso per il Contest di Natale di Taste Abruzzo, dove il sapore incontra la natura, fiera di poter dare il mio contributo fuori gara a questa iniziativa che mette in palio un week end qui da noi in Abruzzo; fra i 5 ingredienti “simbolo” della nostra regione ci sono infatti tutti i cereali, tra cui appunto questo piccolo e antico chicchetto di grano solina.

Le ciambelline vino e olio sono “il dopo cena perfetto”; trovano la loro vera ragion d’essere se inzuppati in bicchiere di vino (davanti al fuoco acceso); si fanno in cinque minuti, e si conservano talmente bene che fanno parte di quei biscotti preparati tradizionalmente in grande quantità e conservati nelle scatole di latta per le occasioni importanti. Perciò vi potete mettere ai fornelli e pensare di farli, saranno un regalo di natale graditissimo, ve lo garantisco.

ciambelline di farina di castagne e di solina (3)


 

CIAMBELLINE VINO E OLIO CON FARINA DI CASTAGNE E SOLINA


 

INGREDIENTI:

Un bicchiere di vino bianco (se preferite anche cerasuolo)

un bicchiere di olio

un bicchiere scarso di zucchero, più quello per farcire l’esterno

un cucchiaino di lievito per dolci

farina 00, farina di castagne e farina di solina in parti uguali, quanto basta, (in tutto circa 500 gr)

PROCEDIMENTO:

In una ciotola capiente  fate una fontana con la farina e lo zucchero; versate l’olio ed il vino e impastate; dovrete avere un panetto consistente (sul mio quaderno c’è scritto “come gli gnocchi”), che potrete lavorare comodamente sulla spianatoia di legno.

Ricavate dall’impasto tanti rotolini di pasta, ottenuti arrotolando sotto le dita un pò di impasto, proprio come si fa con gli gnocchi. Chiudete a ciambella ciascuna striscia premendo un pò alle estremità.

Preparate una teglia rivestendola con carta da forno.

Mettete in un lato della spianatoia un pò di zucchero e passateci velocemente le ciambelle, poi disponetele sulla teglia distanziandole bene tra loro.

Infornate a 180°, per 10-15 minuti, finchè la ciambelle avranno preso colore. Fate freddare prima di chiuderle in una bella scatola di latta.

Petits beurre (senza burro)

Petite beurre (4)

Diciamo la verità. Petits beurre senza burro non si può sentire. Ma quando ho visto in una libreria questa bellissima confezione regalo con lo stampino per fare i biscotti non ho resistito. Ne ho regalate due e una terza l’ho comprata per me. Quindi ho provato a rendere la ricetta milk free, prima sostituendo il burro con l’olio, poi con margarina, poi con metà olio e metà margarina. Se cercate in rete questa ricetta, la troverete più o meno immutata in ogni dove, ed è perfetta, aggiungo solo qualche consiglio di lavorazione che viene da innumerevoli impasti.

Sono biscotti da colazione o da thè, talmente buoni che vanno via in un minuto, è una pasta profumata e di una consistenza eccezionale, e poi sono così bellini con questa scritta ;).

Spalmateli di marmellata, o meglio ancora di un pò di lemon curd fatto in casa

Petite beurre (5)

Si, è ottobre ancora, ma iniziate a prepararli, affinate la tecnica, e usate i petits beurre come regali di natale fatti in casa…magari a fine ricetta vi dò qualche dettaglio in più.

Petite beurre (1)


PETITS BEURRE SENZA BURRO


INGREDIENTI: (per circa 70 biscotti)

200 gr di zucchero

150 gr di margarina e 50 di olio di oliva (o 200 gr di burro salato)

125 ml di acqua

2 gr di sale se usate il burro salato, 5 gr se usate margarina e olio

500 gr di farina 00

8 gr di lievito per dolci

PREPARAZIONE:

Mettete in un pentolino l’acqua, il sale, la margarina e l’olio (o il burro) e lo zucchero.

Portate a bollore con il fuoco basso, e appena tutta la margarina sarà fusa spegnete, e fate freddare per 20 minuti, mescolando per non far formare una patina in superficie.

Intanto setacciate farina e lievito in una ciotola capiente, e trascorsi i 20 minuti aggiungete a filo il composto liquido. Mescolate con una spatola in silicone per non formare grumi.

Avrete un impasto morbido, molto elastico, liscio e poco appiccicoso. Probabilmente vi sembrerà troppo morbido, ma non aggiungete farina, perchè dopo il tempo di riposo in frigo la pasta avrà la consistenza giusta. Garantito.

Fate riposare l’impasto, avvolto nella pellicola, per 3 ore in frigo. E’ un passaggio fondamentale, il tempo di riposo si può aumentare ma non diminuire.

Trascorse quindi le tre ore togliete la pasta dal frigo e lasciatela qualche minuta a temperatura ambiente. Inatnto preriscaldate il forno a 180°, preparate la placca da forno rivestendola con l’apposita carta.

Stendete la pasta su un piano infarinato, facendo una sfoglia sottile. Considerate che per avere biscotti più croccanti (e con la scritta molto visibile) dovete fare una sfoglia di un paio di mm, io però li preferisco un pò più altini, e quindi considero 4-5 mm di spessore. (che sono quelli che vedete in foto).

Stendete quindi la pasta, e formate i biscotti con lo stampino apposito.

Vi consiglio di stendere dei riquadri di pasta direttamente sulla placca, formare i biscotti (che così saranno già sulla teglia) e tirare via la pasta residua, per evitare che i biscottini si deformino sollevandoli dal piano di lavoro.

Infornate per circa 10-15 minuti, finchè i bordi si coloriranno, sfornate e fate freddare su una gratella per dolci.

Petite beurre (3)

Come vi dicevo prima, incartati in un sacchetto trasparente, con accanto un vasetto di marmellata fatta in casa, o magari di lemon curd, e un bel cucchiaino di quelli col manico “importante”, sono una bella idea regalo “home made” per Natale… si, non lo nego, ci sto già pensando 😉 Perchè, voi no?

Petite beurre (2)

Impasto per pan carrè e paninetti morbidissimi (merendine per la scuola 2.0)

paninetti morbidi (6)

Sempre per la questione del trovare alternative valide alle merendine confezionate, ho rimesso mano ad una vecchia ricetta che ho scoperto anni fa su un sito splendido, che è questo ( e se siete appassionate di pasta madre, lievitati e simili, non vi perdete il libro di Antonella).

In pratica, faccio da un paio di anni questo pan carrè meraviglioso, e stavolta ho pensato di renderlo paninetti per sandwich. Fermo restando che sono i panini più buoni e morbidi che ho mai fatto, vi devo raccontare prima una cosa, una tecnica che con 5 minuti apporta un valore aggiunto enorme agli impasti lievitati morbidi.

Grazie ad Pappa-Reale, vi dicevo, qualche tempo fa ho finalmente capito cosa fosse il water roux, o tang zhong starter.

Perdo due minutini a riassumere cosa ho capito io di questo starter per lievitazione: si tratta intanto di un composto molto molto idratato, usato come pre-impasto. La tecnica prevede la gelatinizzazione del glutine (roux, stesso concetto di besciamella e altre salse), e pare essere nata in Cina dove questo composto veniva addizionato all’impasto per fare la pasta. In ogni caso, acqua e farina in quantità che vi dirò, si mescolano e si scaldano a 65°, l’impasto diventa gelatinoso e traslucido, e la gelatinizzazione fa si che gli impasti finali abbiano maggior capacità di asssorbire omogeneamente acqua o liquidi. Viene usato anche come emulsionante, al posto del burro (indovinate se mi piace questo aspetto), e infatti rende l’alveolatura minuta e regolare. (Oh non è che mi sparo le pose, ma davvero a vederlo sembra pane in cassetta comprato, c’ho le prove, eccole:).

pan carrè - alveolatura

Ma la cosa davvero eccezionale è che funge da conservante! il pane resta morbido a lungo, ed ha una leggerezza incredibile. E poi, davvero, fa un profumo che non ci si crede. Insomma, 125 grammi che cambiano la vita 😉

thang zong - water roux

Allora intanto vi racconto come si fa lo starter. Poi l’impasto, decidete voi se farne paninetti o pan carrè, o un pò di paninetti e un piccolo pan carrè, per non farci mancare nulla.


THANG ZONG STARTER, O WATER ROUX, PER IMPASTI DA LIEVITARE


250 ml di acqua

50 gr di farina

termometro da cucina

Io procedo così: metto l’acqua in un pentolino, ci butto tutta la farina in una volta, e mescolo con una frusta, per togliere i grumi.

Poi accendo il gas, tenendolo a fiamma bassa, e in due-tre minuti il liquido arriva a 65°. Va tolto subito dal fuoco, raffreddato a bagno maria in acqua ghiacciata e coperto a filo con pellicola trasparente.

E’ importantissimo usarlo a temperatura ambiente, e non caldo, e considerate che si conserva in frigo per tre giorni circa. Nel caso non lo usaste subito però, fatelo tornare lo stesso a temperatura, non so se funziona bene freddo, ma credo di no.

Considerate di usare negli impasti una quantità di starter pari al 30% circa del peso della farina.

Per qualnto riguarda la varietà di farine da usare: nello starter ho usato sempre farina bianca, ma tenete presente che uso farine macinate a pietra, prese da un mulino vicino casa, e non sono ianche come quelle comprate, contengono sempre una parte minima di fibra.

Per il pan carrè, provate a miscelare diversi tipi di farine, tenendo sempre una percentuale di farina bianca non inferiore al 40%, ma almeno al mio gusto personale.

Per la quantità di pasta madre, invece: come sempre, varia il tempo di lievitazione in base alla quantità di pm usata. meno ne mettete, più il prodotto deve avere tempo per lievitare. Con 100 gr rinfrescati la sera prima, riuscite a lavorare il pan carrè in giornata. (Se volete usare lievito di birra usatene un cubetto).

paninetti morbidi (2)


 IMPASTO PER PAN CARRE’, O PER SANDWICH MORBIDISSIMI CON LIEVITO MADRE


INGREDIENTI: (per un pan carrè da 1 kg, o per una ventina di sandwich)

400 gr di farina

100 gr di pasta madre rinfrescata la sera prima e lasciata fuori dal frigo tutta la notte

125 gr dello starter a temperatura ambiente

170 gr di acqua

40 gr di zucchero di canna

un cucchiaino di sale

(30 gr di olio) facoltativi

PREPARAZIONE:

Nella ciotola dell’impastatrice, o comunque in quella dove lavorerete il tutto, sciogliete la pasta madre nell’acqua;

aggiungete lo zucchero e mescolate, poi aggiungete lo starter;

versate la farina ed un cucchiaino di sale;

imastate almeno 15 minuti, e poi aggiungete l’olio, se decidete di usarlo; impastate ancora, formate una palla e mettete a riposare per almeno 3 ore, nel solito posticino caldo, ma regolatevi in base al raddoppio di volume.

Riprendete l’impasto, fate due giri di pieghe, e poi rimettete a lievitare un’oretta.

Trascorse questa ora, dovete prendere una decisione. Volete i paninetti? O un pan carrè bello grosso? O un pò di paninetti e un pan carrè piccino?

In base a quello che decidete, procedete così: per fare il pan carrè, formate un cordone di pasta e attorcigliatelo su se stesso; oppure formate 4-5 palle che metterete nello stampo, foderato con carta da forno.
Per i panini, tagliate delicatamente l’impasto in pezzi di circa 30-40gr, lavorateli delicatamente, dandogli una forma allungata o tonda, come preferite.

In entrambi casi, il pancarrè/panini/devono lievitare ancora, ancora, ancora, che almeno penso 4 ore ci vogliono, ma dipende sempre molto dalla forza del vostro lievito.

Trascorsa l’ultima fase di lievitazione, lo/li potete infornare, 180°, il tempo necessario a colorili in superficie (circa 30-40 minuti). Prima spennellateli ovviamente con acqua e zucchero, o latte, o bianco d’uovo sbattuto.

paninetti morbidi (1)

Le merendine da portare a scuola

le merendine per la scuola

Continua il mio delirio da inizio scuola elementare. Chiunque in famiglia mi accusi di esagerare ha ragione. (forse riorganizzare un’intera camera, inclusi armadi vestiti e scaffali in funzione della scuola è un tantino troppo davvero). Adesso sono passata al problema merende. Perchè, voi che mi conoscete lo sapete, io non sono estremista nè fobica, ma obiettiva si. E nella mia obiettività, non voglio che mangi ogni giorno una merendina comprata. I motivi non sono tutti così nobili come pensate. Quelli nobili ve li immaginata già. Quelli meno nobili sono puramente organizzativi. Io sono distratta per natura, caotica eccetera. Quindi già sò che se il pacco di merendine nella dispensa fosse l’unica merenda possibile, il nano andrebbe a scuola senza ogni due per tre. Perchè io non sono sempre a casa, magari prendono l’ultima e si scordano di dirmelo, magari mi scordo di comprarle…Invece cercando più soluzioni altrenative rischio meno l'”è finito”. Quindi ok merendine. Poi sto preparando mini sandwich con la base del pancarrè, e poi ho fatto queste merendine.

le merendine per la scuola

Probabile che stia scrivendo cose banali e ovvie, ma io ho bisogno di organizzarmi così. 🙂

E allora, intanto ecco il primo prodotto in tal senso, ho rivisto un pò il classico pan di spagna, aggiungendo olio e limando farina e zucchero, per avere la consistenza che volevo.

le merendine per la scuola

 


 MERENDINE DA PORTARE A SCUOLA (CON MARMELLATA O CIOCCOLATO)


INGREDIENTI: (per circa sei merendine)

3 uova

3 cucchiai di zucchero

3 cucchiai rasi di farina

2 cucchiai di olio

qualche cucchiaio di marmellata per il ripieno, o crema al cioccolato

PREPARAZIONE:

Preriscaldate il forno a 160°, e preparate una teglia quadrata di dimensioni medie (la torta non deve risultare troppo alta). Imburratela  ed infarinatela, e tenetela in frigo fino all’utilizzo.

Montate bene in una planetaria uova e zucchero, facendole andare per alcuni minuti.

Aggiungete un cucchiaio per volta la farina setacciata, amalgamandola con una spatola di silicone.

Versate nella teglia, e infornate subito.

Cuocete per una ventina di minuti, sfornate e fate freddare su una gratella.

Se necessario rifilate i bordi con un bel coltello affilato, poi tagliatela in due strati.

Procedete ora col ripieno. Io ho fatto appositamente questa marmellata di more, e l’ho lasciata poco densa apposta, perchè serve un ripieno che in parte penetri nella pasta, per legarsi ed ammorbidire la base. Usando marmellata normale, allungatela a caldo con acqua, o meglio ancora con succo di frutta. Se usate la crema al cioccolato, abbiate cura di scaldarla un pò, per renderla fluida. Insomma, nel ripieno vi potete ingegnare voi come meglio credete.

Ricomponete i due strati, e dividete la torta in rettangoli regolari.

Conservate in frigo, durano 4-5 giorni senza problemi.
Oppure congelatele già a pezzi,e scongelatele la sera per la mattina.

Io per praticità le avvolgo nella carta cellophane, che non si appiccica come la pellicola.

E prosegue la mia sperimentazione, quindi vi terrò aggiornati.

le merendine per la scuola