Preparato per pancakes fatto in casa, idea per un regalo di Natale home Made

preparato per pancakes e vasetto decoratoQuesto regalo nasce mirato e pensato per una persona precisa, una personcina di 4 anni, biondo e bello come pochi bambini sono. Lui è uno di quegli gnometti gioiosi in moto perpetuo, che invece di camminare sembra saltellare come un piccolo folletto matto e felicissimo, ha una risata che scalda il cuore e mangia poco poco.
Ma quando viene a casa ioe la sua mamma sappiamo che mangerà qualcosa, perchè ogni volta, a metà serata, se non ci ho pensato prima io lui chiede “le creppe di tia Cadua”.  Mi sà che presto smetterà di chiamarmi ttia Cadua e resterò solo zia Claudia, e non fa niente che non sono le vera zia, non potrei amarlo di più.

Che poi mi piace da morire questa idea dei regali in barattolo, o per fare chic, gifts in a jar;  sono così belli, e lasciano taaaanto spazio alla mia voglia di colla forbici e nastrini. Il barattolo in foto è più semplice che mai: due giri di un bel nastro di iuta e pizzo, attaccati con colla a caldo, e un piccolo pezzo per reggere l’etichetta.
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Torta di mele, carote e limoncello

foto 3

Le torte di mele sono tutte buone. E sono tutte belle, profumate, gialle e sono tutte diverse, e di mille versioni sui quadernini di ricette, abbiamo la nostra preferita, da fare a occhi chiusi per la colazione di domani.
Questa di oggi è una versione speciale, improvvisata per salvare due mele che erano cadute per terra e si sarebbero fatte nere, e per recuperare tre carotine d’avanzo. Viene da una base che mi diede una mia amica quando Cicciolò era piccolino, aveva circa due anni. E infatti la preparazione della torta di mele è legata al ricordo del nanetto sul seggiolone, che batteva le mani sul piano per avere altri pezzi di mela da mangiare, così ogni volta invece delle 3 mele previste ne sbucciavo 4, e le gocce di ciccolato previste nell’impasto chissà perchè finivano tutte sulle mani e sulle guanciotte del cicciottelo.

torta mele carote e limoncello 01

Le carote entrano nella torta di mele per un mio tentativo personale di sfatare il mito “torta di carote ci vanno le mandorle” insomma chi l’ha detto? Io le mandorle non le posso mangiare e le carote mi piacciono tanto, ma sono quella cosa che messa in frigo o avanza o finisce troppo in fretta.
Tentativo n.1 riuscito…

torta mele carote e limoncello 03


TORTA DI MELE E CAROTE CON LIMONCELLO


INGREDIENTI:

5 uova

300 gr di farina bianca

200 gr di zucchero

1 bicchiere di olio di semi

1 bustina di lievito

2 mele

3 carote piccole

1/2 bicchiere di acqua (o latte)

limoncello

PREPARAZIONE:

Iniziate dalle mele; sbucciatele e fatele a quarti, eliminate i semi e tagliatele a fettine sottili, (se riuscite a usare una mandolina senza lasciarci i polpastrelli siete una passo avanti a me). Man mano che le tagliatele mettetele in una ciotola e copritele col limoncello. Considerate che il liquore deve coprirle tutte, per non farle annerire.

Sbucciate le carote e grattuggiatele con una grattugia a fori stretti, (insomma non fatele a julienne) e mescolatele con le mele.

Sbattete le uova con lo zucchero.  (Le uova solita consistenza gonfia e spumosa, ma deve essere gonfia davvero eh, altrimenti le mele sprofondano tutte giù).

Aggiungete l’olio, poi la farina setacciata col lievito, amalgamandola con una spatola in silicone. Regolate se necessario col 1/2 bicchiere di acqua o latte.

Scolate grossolanamente l’eccesso di limoncello, lasciandone comunque un pò, e versate mele e carote nell’impasto, sempre mescolando con cura.

Colate l’impasto nella teglia imburrata e infarinata, e infornate a 170° per 40 minuti almeno.

foto 4

 

 

Biscottini in dieci minuti all’olio extravergine, con cioccolato fondente

biscottini all'olio extravergine senza burro (6)

Oppure biscotti semplici semplici e buoni buoni rende bene l’idea. Questi biscottini infatti sono semplicissimi da fare, con una pasta frolla senza burro nè margarina, un impasto liscio e morbido, che si lavora con le mani senza nemmeno sporcarsele.

Del tipo che ti arriva un’amica all’improvviso per un the, non hai niente da offrire perchè i biscotti te li sei mangiati tutti la sera prima sul divano, allora puoi risolvere con questa ricetta facile e rapida. Perchè per impastare questi biscottini all’olio ci si mettono cronometrati 4 minuti, più due per pesare gli ingredienti e due per ripulire. Devono riposare in frigo giusto il tempo di due chiacchiere sempre con l’amica che è venuta a trovarvi, e cuociono nel tempo che mettete su la teiera e lei fischia. (la teiera, non l’amica). Almeno penso che l’amica non fischi. Insomma, non si fischia davanti a un the, non sta bene.

Ricetta adattata da La Cucina Italiana – Novembre 2014

dose per circa 20 biscotti

biscottini all'olio extravergine senza burro (1)


 BISCOTTI ALL’OLIO DI OLIVA CON CIOCCOLATO FONDENTE


INGREDIENTI:

200g farina bianca

60 gr di olio extra vergine di oliva

70 gr zucchero a velo

1 uovo

la scorza grattata di un limone non trattato

un pizzico di lievito

PER LA FARCITURA:

60 gr cioccolato fondente

15 gr di olio di semi

PROCEDIMENTO:

Trattandosi di un impasto molto morbido, vi consiglio di lavorarlo con l’impastatrice, o con le fruste elettriche, montando le fruste a gancio.

Versate nella ciotola la farina,il pizzico di lievito, poi fate una fontana al centro e mettete lo zucchero a velo, l’olio e l’uovo. Grattate infine la scorza del limone, iniziate ad impastare fino ad avere una consistenza omogenea.
Staccate dall’impasto tante palline, dategli una forma sferica, poi schiacciateli un pò e metteteli man mano su una placca da forno imburrata e infarinata.

Infarinatevi un pò il pollice e fate una fossetta al centro di ogni biscotto.

Teneteli in frigo 15-20 minuti prima di infornare, a 180° per 10 minuti; i biscotti devono rimanere chiari di colore, così che resteranno morbidi e friabili.

PER LA FARCITURA AL CIOCCOLATO:
fondete il cioccolato a bagnomaria, spegnete e fatelo freddare fino a 35°; a questo punto aggiungete l’olio di semi e amalgametelo bene; decorate i biscotti a vostro piacere e fate raffreddare completamente la copertura prima di servirli.

biscottini all'olio extravergine senza burro (4)

Poi è lunedì, e indovinate un pò? il meal planning di questa settimana. Così, giusto perchè ce l’ho bello pronto e fatto, e sò che in giro qualcuna lo aspetta. 🙂

LUNEDI’: P:teglia di verdure al forno  C: polpette al sugo e contorno

MARTEDI’:  P: formaggio fresco e affettati, verdura fresca C: minestrone

MERCOLEDI’: P: lasagne C: minestra di orzo con polpettine di tacchino

GIOVEDI’: P: uova sode con tonno e maionese, carote a julienne C: pollo arrosto e patate

VENERDI’: P: pasta al pesce C: tortino di baccalà

SABATO E DOMENICA…stay tuned…sono invitata ad un evento veramente speciale, e non vedo l’ora di raccontarvelo!

 

Viola come (a volte) diventa il radicchio rosso, e arancio come le arance; risotto al radicchio rosso e arancia

risotto al radicchio rosso e arancia

risotto al radicchio rosso e arancia (1)

La cosa che volevo di questo risotto al radicchio era il viola. Nonostante dal blog non emerga, io adoro il riso, è una delle prime cose che ho imparato a cucinare bene, è stata a lungo la cosa che preparavo in mille varianti quando avevo gente a cena, col risotto andavo sul sicuro.
Io ho una zia brasiliana, lei mi ha insegnato ad usare e cuocere alla perfezione il basmati, a fare un riso al curry buonissimo, ad accompagnare col basmati tanti piatti estivi e non, e ormai a casa un arrostata non è arrostata senza il ciotolone di basmati…Insomma, io e doc siamo due risottari incalliti, e dal riso in bianco come confort food quando non hai voglia di cucinare, al riso nero, al basmati per contorno, forse davvero faremmo più riso che pasta, se non fosse che Cicciolò lo quasi detesta, e non mi spiego il perchè.

Però questo risotto ha una storia un pò più antica, ha la storia del colore viola che volevo e non usciva. La mia storia col risotto al radicchio inizia con un’aura di mito. Ero appena ventenne ed ero stata invitata in una casa a mangiare il “famoso risotto al radicchio” della famosissima padrona di casa, che così buono e così viola non lo faceva nessuno. Io ero ragazzina, e la casa era una di quelle piene di tappeti, che anche coi tacchi non fai rumore, (ma non è che io li portavo), luci soffuse, argenti, troppe posate, e persone che sanno sempre cosa dire. Io mi aspettavo climi glaciali, atteggiamenti compassati e quasi il cameriere che ti sparecchia il piatto. Mi aspettavo di sentirmi a disagio e sotto esame (ero piccola, goffa e temevo discorsi sui massimi sistemi). Oggi ricordo poco di quella serata, ma ricordo la dolcezza della padrona di casa, il suo innegabile tatto nel mettermi a mio agio nonostante tappeti e argenti a tavola e librerie che avrebero intimorito tanti professoroni spara sentenze.  Mi ricordo il colore del riso e mi ricordo di aver pensato che volevo quel viola e quell’atmosfera, che i tappeti attutiscono i passi in maniera  meravigliosa, che l’argento a tavola è veramente elegante, che forse ero nel castello delle favole, che volevo diventare un pò come quella regina del castello “da grande”.

Da grande credo sia ora, perchè insomma, se hai una casa, una famiglia, un cane, il gatto, la casa al mare, beh, si è da grande, e sono soddisfatta di quello che sono, e forse davvero sono grande visto che sono riuscita ad avere quel viola dal risotto. Provando e riprovando, diceva qualcuno.

Insomma, provate così. Non avrà per voi lo stesso dolce sapore di vittoria e di desideri in parte realizzati che ha per me, non sarà un rivivere una serata dal sapore dolce di te adolescente. Ma è un buon riso, fidatevi.

risotto al radicchio rosso e arancia - dettaglio


 RISOTTO AL RADICCHIO ROSSO E ARANCIA


INGREDIENTI:

Due cespi di radicchio rosso (quello lungo, per intenderci, non quello di Chioggia)

Un’arancia non trattata

uno scalogno

riso per risotti (Arborio, o Vialone nano)

brodo vegetale q.b.

PREPARAZIONE:

Grattate la scorza di mezza arancia e tenetela da parte, poi spremetene il succo, e

Pulite il radicchio lasciando interi i cespi e toglindo le foglie più esterne, se rovinate. Partendo dall’estremità superiore, affettate il cespo a striscioline sottili, fermandovi qualche cm prima della base.
Mettetelo ammolo in un catino di acqua fredda per pochi minuti, giusto il tempo di affettare lo scalogno e farlo soffriggere nell’olio.
Scolate dall’acqua il radicchio, mettetelo nel soffritto mescolando sempre, e versate in due riprese il succo di arancia, continuando a far stufare il radicchio.

Nel frattempo tenete il brodo in caldo; versate il riso nel soffritto e girate velocemente con una paletta di legno, aspettate qualche minuto e poi iniziate a bagnare il riso con il brodo, un pò  per volta, e portatelo a cottura come fate normalmente.

Lasciatelo un pò al dente, impiattatelo e spolveratelo con un pò di scorza grattata dell’arancia.

Se volete servirlo nelle cocotte, infornatelo sotto al grill per un paio di minuti.

risotto al radicchio rosso e arancia (1)

Ciambelline vino e olio con farina di castagne e solina.

ciambelline di farina di castagne e di solina (1)

Ci sono ricette che fanno parte della “memoria culinaria” di una regione, piatti tramandati di generazione in generazione davanti a tavole sporche di farina, gusci di uova e grembiuli imbrattati di bambini in piedi sugli sgabelli ad aiutare le nonne.
Sono quelle preparazioni sulle quali vai a colpo sicuro, scritte sul quaderno delle ricette con quattro appunti di corsa, giusto per appuntarle, piene di “quanto basta”, scritte senza il procedimento, perchè quello lo si sà, sta nella memoria di ogni bambino che lo ha visto fare alle nonne e alle mamme mille e mille volte.

Fra queste ricette, in abruzzo di certo rientrano le ciambelline vino e olio. Si chiamano in nessun modo, sono semplicemente “le ciambelline”, le conosco tutti, e tutti le sanno fare.

Capita poi che proprio in queste ricette dove ci sentiamo più “ferrati”, venga fuori la nostra fantasia e la voglia di variare, di sperimentare e di giocare un pò con una cosa ben nota, come una piccola variazione su un tema che ormai sappiamo eseguire alla perfezione. E allora per onorare l’autunno, e per dare una nota ancora più tipica alle ciambelline, stavolta le ho impastate con farina di castagne e farina di solina, uno dei nostri grani autoctoni, resistente e tenace proprio come noi…(eccovi qualche notizia più approfondita su questa varietà di grano)

ciambelline di farina di castagne e di solina (2)

Ho scelto questi biscottini come suggestione fuori concorso per il Contest di Natale di Taste Abruzzo, dove il sapore incontra la natura, fiera di poter dare il mio contributo fuori gara a questa iniziativa che mette in palio un week end qui da noi in Abruzzo; fra i 5 ingredienti “simbolo” della nostra regione ci sono infatti tutti i cereali, tra cui appunto questo piccolo e antico chicchetto di grano solina.

Le ciambelline vino e olio sono “il dopo cena perfetto”; trovano la loro vera ragion d’essere se inzuppati in bicchiere di vino (davanti al fuoco acceso); si fanno in cinque minuti, e si conservano talmente bene che fanno parte di quei biscotti preparati tradizionalmente in grande quantità e conservati nelle scatole di latta per le occasioni importanti. Perciò vi potete mettere ai fornelli e pensare di farli, saranno un regalo di natale graditissimo, ve lo garantisco.

ciambelline di farina di castagne e di solina (3)


 

CIAMBELLINE VINO E OLIO CON FARINA DI CASTAGNE E SOLINA


 

INGREDIENTI:

Un bicchiere di vino bianco (se preferite anche cerasuolo)

un bicchiere di olio

un bicchiere scarso di zucchero, più quello per farcire l’esterno

un cucchiaino di lievito per dolci

farina 00, farina di castagne e farina di solina in parti uguali, quanto basta, (in tutto circa 500 gr)

PROCEDIMENTO:

In una ciotola capiente  fate una fontana con la farina e lo zucchero; versate l’olio ed il vino e impastate; dovrete avere un panetto consistente (sul mio quaderno c’è scritto “come gli gnocchi”), che potrete lavorare comodamente sulla spianatoia di legno.

Ricavate dall’impasto tanti rotolini di pasta, ottenuti arrotolando sotto le dita un pò di impasto, proprio come si fa con gli gnocchi. Chiudete a ciambella ciascuna striscia premendo un pò alle estremità.

Preparate una teglia rivestendola con carta da forno.

Mettete in un lato della spianatoia un pò di zucchero e passateci velocemente le ciambelle, poi disponetele sulla teglia distanziandole bene tra loro.

Infornate a 180°, per 10-15 minuti, finchè la ciambelle avranno preso colore. Fate freddare prima di chiuderle in una bella scatola di latta.

Petits beurre (senza burro)

Petite beurre (4)

Diciamo la verità. Petits beurre senza burro non si può sentire. Ma quando ho visto in una libreria questa bellissima confezione regalo con lo stampino per fare i biscotti non ho resistito. Ne ho regalate due e una terza l’ho comprata per me. Quindi ho provato a rendere la ricetta milk free, prima sostituendo il burro con l’olio, poi con margarina, poi con metà olio e metà margarina. Se cercate in rete questa ricetta, la troverete più o meno immutata in ogni dove, ed è perfetta, aggiungo solo qualche consiglio di lavorazione che viene da innumerevoli impasti.

Sono biscotti da colazione o da thè, talmente buoni che vanno via in un minuto, è una pasta profumata e di una consistenza eccezionale, e poi sono così bellini con questa scritta ;).

Spalmateli di marmellata, o meglio ancora di un pò di lemon curd fatto in casa

Petite beurre (5)

Si, è ottobre ancora, ma iniziate a prepararli, affinate la tecnica, e usate i petits beurre come regali di natale fatti in casa…magari a fine ricetta vi dò qualche dettaglio in più.

Petite beurre (1)


PETITS BEURRE SENZA BURRO


INGREDIENTI: (per circa 70 biscotti)

200 gr di zucchero

150 gr di margarina e 50 di olio di oliva (o 200 gr di burro salato)

125 ml di acqua

2 gr di sale se usate il burro salato, 5 gr se usate margarina e olio

500 gr di farina 00

8 gr di lievito per dolci

PREPARAZIONE:

Mettete in un pentolino l’acqua, il sale, la margarina e l’olio (o il burro) e lo zucchero.

Portate a bollore con il fuoco basso, e appena tutta la margarina sarà fusa spegnete, e fate freddare per 20 minuti, mescolando per non far formare una patina in superficie.

Intanto setacciate farina e lievito in una ciotola capiente, e trascorsi i 20 minuti aggiungete a filo il composto liquido. Mescolate con una spatola in silicone per non formare grumi.

Avrete un impasto morbido, molto elastico, liscio e poco appiccicoso. Probabilmente vi sembrerà troppo morbido, ma non aggiungete farina, perchè dopo il tempo di riposo in frigo la pasta avrà la consistenza giusta. Garantito.

Fate riposare l’impasto, avvolto nella pellicola, per 3 ore in frigo. E’ un passaggio fondamentale, il tempo di riposo si può aumentare ma non diminuire.

Trascorse quindi le tre ore togliete la pasta dal frigo e lasciatela qualche minuta a temperatura ambiente. Inatnto preriscaldate il forno a 180°, preparate la placca da forno rivestendola con l’apposita carta.

Stendete la pasta su un piano infarinato, facendo una sfoglia sottile. Considerate che per avere biscotti più croccanti (e con la scritta molto visibile) dovete fare una sfoglia di un paio di mm, io però li preferisco un pò più altini, e quindi considero 4-5 mm di spessore. (che sono quelli che vedete in foto).

Stendete quindi la pasta, e formate i biscotti con lo stampino apposito.

Vi consiglio di stendere dei riquadri di pasta direttamente sulla placca, formare i biscotti (che così saranno già sulla teglia) e tirare via la pasta residua, per evitare che i biscottini si deformino sollevandoli dal piano di lavoro.

Infornate per circa 10-15 minuti, finchè i bordi si coloriranno, sfornate e fate freddare su una gratella per dolci.

Petite beurre (3)

Come vi dicevo prima, incartati in un sacchetto trasparente, con accanto un vasetto di marmellata fatta in casa, o magari di lemon curd, e un bel cucchiaino di quelli col manico “importante”, sono una bella idea regalo “home made” per Natale… si, non lo nego, ci sto già pensando 😉 Perchè, voi no?

Petite beurre (2)

Impasto per pan carrè e paninetti morbidissimi (merendine per la scuola 2.0)

paninetti morbidi (6)

Sempre per la questione del trovare alternative valide alle merendine confezionate, ho rimesso mano ad una vecchia ricetta che ho scoperto anni fa su un sito splendido, che è questo ( e se siete appassionate di pasta madre, lievitati e simili, non vi perdete il libro di Antonella).

In pratica, faccio da un paio di anni questo pan carrè meraviglioso, e stavolta ho pensato di renderlo paninetti per sandwich. Fermo restando che sono i panini più buoni e morbidi che ho mai fatto, vi devo raccontare prima una cosa, una tecnica che con 5 minuti apporta un valore aggiunto enorme agli impasti lievitati morbidi.

Grazie ad Pappa-Reale, vi dicevo, qualche tempo fa ho finalmente capito cosa fosse il water roux, o tang zhong starter.

Perdo due minutini a riassumere cosa ho capito io di questo starter per lievitazione: si tratta intanto di un composto molto molto idratato, usato come pre-impasto. La tecnica prevede la gelatinizzazione del glutine (roux, stesso concetto di besciamella e altre salse), e pare essere nata in Cina dove questo composto veniva addizionato all’impasto per fare la pasta. In ogni caso, acqua e farina in quantità che vi dirò, si mescolano e si scaldano a 65°, l’impasto diventa gelatinoso e traslucido, e la gelatinizzazione fa si che gli impasti finali abbiano maggior capacità di asssorbire omogeneamente acqua o liquidi. Viene usato anche come emulsionante, al posto del burro (indovinate se mi piace questo aspetto), e infatti rende l’alveolatura minuta e regolare. (Oh non è che mi sparo le pose, ma davvero a vederlo sembra pane in cassetta comprato, c’ho le prove, eccole:).

pan carrè - alveolatura

Ma la cosa davvero eccezionale è che funge da conservante! il pane resta morbido a lungo, ed ha una leggerezza incredibile. E poi, davvero, fa un profumo che non ci si crede. Insomma, 125 grammi che cambiano la vita 😉

thang zong - water roux

Allora intanto vi racconto come si fa lo starter. Poi l’impasto, decidete voi se farne paninetti o pan carrè, o un pò di paninetti e un piccolo pan carrè, per non farci mancare nulla.


THANG ZONG STARTER, O WATER ROUX, PER IMPASTI DA LIEVITARE


250 ml di acqua

50 gr di farina

termometro da cucina

Io procedo così: metto l’acqua in un pentolino, ci butto tutta la farina in una volta, e mescolo con una frusta, per togliere i grumi.

Poi accendo il gas, tenendolo a fiamma bassa, e in due-tre minuti il liquido arriva a 65°. Va tolto subito dal fuoco, raffreddato a bagno maria in acqua ghiacciata e coperto a filo con pellicola trasparente.

E’ importantissimo usarlo a temperatura ambiente, e non caldo, e considerate che si conserva in frigo per tre giorni circa. Nel caso non lo usaste subito però, fatelo tornare lo stesso a temperatura, non so se funziona bene freddo, ma credo di no.

Considerate di usare negli impasti una quantità di starter pari al 30% circa del peso della farina.

Per qualnto riguarda la varietà di farine da usare: nello starter ho usato sempre farina bianca, ma tenete presente che uso farine macinate a pietra, prese da un mulino vicino casa, e non sono ianche come quelle comprate, contengono sempre una parte minima di fibra.

Per il pan carrè, provate a miscelare diversi tipi di farine, tenendo sempre una percentuale di farina bianca non inferiore al 40%, ma almeno al mio gusto personale.

Per la quantità di pasta madre, invece: come sempre, varia il tempo di lievitazione in base alla quantità di pm usata. meno ne mettete, più il prodotto deve avere tempo per lievitare. Con 100 gr rinfrescati la sera prima, riuscite a lavorare il pan carrè in giornata. (Se volete usare lievito di birra usatene un cubetto).

paninetti morbidi (2)


 IMPASTO PER PAN CARRE’, O PER SANDWICH MORBIDISSIMI CON LIEVITO MADRE


INGREDIENTI: (per un pan carrè da 1 kg, o per una ventina di sandwich)

400 gr di farina

100 gr di pasta madre rinfrescata la sera prima e lasciata fuori dal frigo tutta la notte

125 gr dello starter a temperatura ambiente

170 gr di acqua

40 gr di zucchero di canna

un cucchiaino di sale

(30 gr di olio) facoltativi

PREPARAZIONE:

Nella ciotola dell’impastatrice, o comunque in quella dove lavorerete il tutto, sciogliete la pasta madre nell’acqua;

aggiungete lo zucchero e mescolate, poi aggiungete lo starter;

versate la farina ed un cucchiaino di sale;

imastate almeno 15 minuti, e poi aggiungete l’olio, se decidete di usarlo; impastate ancora, formate una palla e mettete a riposare per almeno 3 ore, nel solito posticino caldo, ma regolatevi in base al raddoppio di volume.

Riprendete l’impasto, fate due giri di pieghe, e poi rimettete a lievitare un’oretta.

Trascorse questa ora, dovete prendere una decisione. Volete i paninetti? O un pan carrè bello grosso? O un pò di paninetti e un pan carrè piccino?

In base a quello che decidete, procedete così: per fare il pan carrè, formate un cordone di pasta e attorcigliatelo su se stesso; oppure formate 4-5 palle che metterete nello stampo, foderato con carta da forno.
Per i panini, tagliate delicatamente l’impasto in pezzi di circa 30-40gr, lavorateli delicatamente, dandogli una forma allungata o tonda, come preferite.

In entrambi casi, il pancarrè/panini/devono lievitare ancora, ancora, ancora, che almeno penso 4 ore ci vogliono, ma dipende sempre molto dalla forza del vostro lievito.

Trascorsa l’ultima fase di lievitazione, lo/li potete infornare, 180°, il tempo necessario a colorili in superficie (circa 30-40 minuti). Prima spennellateli ovviamente con acqua e zucchero, o latte, o bianco d’uovo sbattuto.

paninetti morbidi (1)

Le merendine da portare a scuola

le merendine per la scuola

Continua il mio delirio da inizio scuola elementare. Chiunque in famiglia mi accusi di esagerare ha ragione. (forse riorganizzare un’intera camera, inclusi armadi vestiti e scaffali in funzione della scuola è un tantino troppo davvero). Adesso sono passata al problema merende. Perchè, voi che mi conoscete lo sapete, io non sono estremista nè fobica, ma obiettiva si. E nella mia obiettività, non voglio che mangi ogni giorno una merendina comprata. I motivi non sono tutti così nobili come pensate. Quelli nobili ve li immaginata già. Quelli meno nobili sono puramente organizzativi. Io sono distratta per natura, caotica eccetera. Quindi già sò che se il pacco di merendine nella dispensa fosse l’unica merenda possibile, il nano andrebbe a scuola senza ogni due per tre. Perchè io non sono sempre a casa, magari prendono l’ultima e si scordano di dirmelo, magari mi scordo di comprarle…Invece cercando più soluzioni altrenative rischio meno l'”è finito”. Quindi ok merendine. Poi sto preparando mini sandwich con la base del pancarrè, e poi ho fatto queste merendine.

le merendine per la scuola

Probabile che stia scrivendo cose banali e ovvie, ma io ho bisogno di organizzarmi così. 🙂

E allora, intanto ecco il primo prodotto in tal senso, ho rivisto un pò il classico pan di spagna, aggiungendo olio e limando farina e zucchero, per avere la consistenza che volevo.

le merendine per la scuola

 


 MERENDINE DA PORTARE A SCUOLA (CON MARMELLATA O CIOCCOLATO)


INGREDIENTI: (per circa sei merendine)

3 uova

3 cucchiai di zucchero

3 cucchiai rasi di farina

2 cucchiai di olio

qualche cucchiaio di marmellata per il ripieno, o crema al cioccolato

PREPARAZIONE:

Preriscaldate il forno a 160°, e preparate una teglia quadrata di dimensioni medie (la torta non deve risultare troppo alta). Imburratela  ed infarinatela, e tenetela in frigo fino all’utilizzo.

Montate bene in una planetaria uova e zucchero, facendole andare per alcuni minuti.

Aggiungete un cucchiaio per volta la farina setacciata, amalgamandola con una spatola di silicone.

Versate nella teglia, e infornate subito.

Cuocete per una ventina di minuti, sfornate e fate freddare su una gratella.

Se necessario rifilate i bordi con un bel coltello affilato, poi tagliatela in due strati.

Procedete ora col ripieno. Io ho fatto appositamente questa marmellata di more, e l’ho lasciata poco densa apposta, perchè serve un ripieno che in parte penetri nella pasta, per legarsi ed ammorbidire la base. Usando marmellata normale, allungatela a caldo con acqua, o meglio ancora con succo di frutta. Se usate la crema al cioccolato, abbiate cura di scaldarla un pò, per renderla fluida. Insomma, nel ripieno vi potete ingegnare voi come meglio credete.

Ricomponete i due strati, e dividete la torta in rettangoli regolari.

Conservate in frigo, durano 4-5 giorni senza problemi.
Oppure congelatele già a pezzi,e scongelatele la sera per la mattina.

Io per praticità le avvolgo nella carta cellophane, che non si appiccica come la pellicola.

E prosegue la mia sperimentazione, quindi vi terrò aggiornati.

le merendine per la scuola

 

Torta profumata alla lavanda, e sorprese di un’estate

torta al cioccolato e lavanda (5)

Questa torta profuma di cioccolato, di buono, e di lavanda. E però per me ha il profumo dell’amicizia, della condivisione, di quanto di bello esce fuori quando entriamo in contatto con gli altri, quando incontriamo persone che in qualche modo lasciano il segno.

E’ una torta uscita dal forno di casa mia, ma virtualmente è nata un pomeriggio di fine estate, davanti a un pc, tre amiche, e uno sciroppo di lavanda.

Ho incontrato Laura e Marianna da poco, ma ci sono persone con le quali l’affinità è immediata e quasi totale…quante volte ci siamo trovate a dirci che “…è bello trovare qualcuno della tua stessa specie…” (dove per qualcuno della tua stessa specie si intende qualcuno che puoi trovare alle sette di mattina seduto in cucina con davanti innumerevoli riviste di cucina aperte, con mille pieghette per tenere i segni…qualcuno che come te capisce quanto sia importante avere un dolce pronto per colazione o merenda in un’alzatina di vetro, con un bel centrino sotto… che deve aumentare la libreria perchè ha più libri di cucina che capelli in testa, e che comprare qualche nuovo strumento da cucina dà la stessa soddisfazione di un paio di scarpe). Ecco, queste siamo noi, che offriamo torte già tagliate “perchè dovevo fare la foto”, che tutti a tavola e scappiamo con la cena, la portiamo nel nostro “set” perchè “è venuta benissime allora la devo fotografare”.

E va da sè che se ci incontriamo si parla di cibi, sapori, tecniche. E infatti questa torta nasce a sei mani, perchè ognuna ha messo un pezzetto.

torta al cioccolato e lavanda (3)

C’era la mia torta al rosmarino e cioccolato fondente, con la tecnica di estrazione a caldo, in olio, dell’essenza dal rosmarino. C’era l’idea di Laura di applicare questa tecnica alla lavanda. C’era lo sciroppo alla lavanda di Marianna, che ha innegabili proprietà rilassanti…così mi è venuta l’idea, e il risultato profuma di buono.

Provate questo dolce insolito, e lo sciroppo che preparate conservatelo in frigo, usatelo diluito in acqua, per una bevanda dissetante, insolita e, appunto rilassante.

 

Una sola precisazione: la lavanda che usate deve avere provenienza certa, da giardini non trattati con concimi e altri agenti chimici, ed evitate di raccoglierla a margine di strada, dove transitano macchine eccetera; se la acquistate, accertatevi che sia per uso alimentare. Se invece avete la fortuna di avere i fiori in giardino o in vaso, pronti da raccogliere, questa è la stagione buona, non sono più freschissimi, ma ancora non completamente secchi.

fiori di lavanda


SCIROPPO DI LAVANDA


INGREDIENTI:

1 lt di acqua

600 gr di zucchero

3 cucchiai di fiori di lavanda

PROCEDIMENTO:

Mettete a bollire l’acqua sciogliendovi lo zucchero, e poi, appena inizia l’ebollizione, aggiungete i fiori. Fate bollire almeno 10 minuti, (tenete presente che la proporzione fra acqua e zucchero non renderà lo sciroppo molto denso). Filtrate, fate freddare e imbottigliate, conservando in frigo.

torta al cioccolato e lavanda (2)


TORTA AL CIOCCOLATO FONDENTE PROFUMATA DI LAVANDA


INGREDIENTI:

 

100 gr di farina semi integrale

100 gr di farina 00

80 gr di farina di farro integrale

120 gr di zucchero (meglio se di canna)

2 cucchiaini di lievito per dolci

150 ml di olio evo

220 ml di acqua (LATTE chi può)

3 uova

150 gr di cioccolato fondente tagliato a scagliette irregolari

due cucchiai rasi di fiori di lavanda

2 cucchiai di sciroppo di lavanda

un pizzico di sale

COTTURA: in forno preriscaldato a 180°, per 45 minuti

PREPARAZIONE:

Come prima cosa, scaldare in un pentolino alto l’olio con i fiori di lavanda per tre o quattro minuti a fuoco medio. L’olio non deve friggere, ma appena scaldarsi, io lo spengo appena iniziano a fomarsi le bollicine d’aria intorno ai fiorellini. Spegnere e far raffreddare.

Nel frattempo mescolare in una ciotola capiente tutti gli ingredienti secchi, mescolando per amalgamarli,  ed in un’altra, anche più piccolina, rompere le uova e versare l’acqua.

Spezzettare il cioccolato fondente, lasciandolo irregolare, con alcuni pezzi più grandi, ed altri a scagliette sottili.

Sbattere acqua e uova (o latte) con una frusta a mano finchè si mescolano bene, ma senza sbattere troppo.

Quando l’olio si sarà freddato fino ad essere a temperatura ambiente, passarlo ad un colino per eliminare la lavanda, e poi unirlo alle uova con l’acqua.

A questo punto con una spatola in silicone, incominciare ad unire i liquidi nei secchi, a filo, e cercando di non far fare grumi.

Aggiungere alla fine le scaglie di cioccolato, ed infornare in una teglia già foderata di carta da forno o imburrata e infarinata.

Se vi sentite in vena di sperimentazione, beh,la dovete provare…

Uscire vivi dall’iper produzione di zucchine: composta di zucchine al limone e menta

composta di zucchine (7)

Nel nostro dialetto c’è un termine che mi fa sempre ridere, che ogni tanto sento da nonna e da qualche altra signora della sua generazione: “la futera”. La futera, per cercare di tradurlo in maniera semplice, indica abbondanza di qualcosa, inteso però in termini di raccolto. E’ futera di pomodori, o di peperoni, o di zucchine…si può tradurre anche con “momento di massima produzione di…”, ed è secondo me una parola legata ai ritmi della terra, ma anche ai ritmi di vita quando erano più legati a quelli naturali. Se è futera di pomodori, allora tralascerai il resto, e penserai a fare “le bottiglie” (vedi: salsa di pomodoro in bottiglia per fare sughi in inverno), se è futera di prugne, more, o altra frutta, allora si va a raccoglierle e vai di “barattoli”…Ecco. Adesso da me è futera di zucchine.

Chi ha la fortuna di avere un orto sa bene con che gioia vengono accolte le prime zucchine, e con che senso di rassegnazione si raccolgono poi cesti e cesti nelle settimane  a venire, che si cucinano zucchine in ogni dove, zucchine cotte, crude, sott’olio, fritte, in forno, nei dolci, nella pasta, nelle zuppe…zucchine, da mangiare come se non ci fosse un domani, o come se domani non ci fossero mai più zucchine. Che invece ci sono, e tornano imperterrite a riempire la cucina; lo so che esistono i congelatori, ma io quando ho a disposizione verdura e frutta fresca, sana, a filiera corta (corta come le braccia mie o di mio padre) e a km 0,800 (tanto dista il mio orto da casa), beh, mi viene la smania di usarle il più possibile, per fare il pieno di tutto il bene che fanno, prima di congelarle.

Solo che poi a un certo punto vengono a noia, e allora diventa necessario trovare tante varianti sul tema “zucchina”…che sennò i maschi di casa si mettono in sciopero.

E allora, ho pensato che era carino condividere con voi queste idee, senza fare un post nuovo ogni volta, raccogliendo qui le idee più gettonate a casa 🙂

Che ci si fa quindi con tutte queste zucchine…beh, se avete intenzione di congelarle, fatelo avendo bene in mente l’uso che ne farete, congelandole in porzioni e quantità adatte. (pezzetti per frittata, pezzetti per pasta con le zucchine, pezzi per vellutate e zuppe…)

Vi elenco di seguito qualche ricetta che ho già pubblicato, e che ora và di modissima qui da me 😉, poi la ricetta della composta.
Qui trovate una soluzione un pò alternativa e fresca fresca, per usare le zucchine anche crude: Insalata di quinoa, gamberetti e zucchine, con limone e menta; una pasta semplice ma arricchita un ingrediente speciale, la pasta con zucchine e bacche di goji, o una variante più nostrana, con zucchine grattate e pepe rosa. Immancabile, una vellutata di zucchine ottima in estate ed in inverno.

Ed ora la ricetta nuova, che vi lascerà un pò perplessi. Però fidatevi di me, e assaggiatela. Magari con un bel pecorino stagionato (lo so, non va di moda qui ai Fornelli, essendo latticino, ma come ho già detto…il mondo va avanti a mangiare formaggi nonostante la mia allergia, i miei amici e familiari ne vanno matti, e le composte, o anche le marmellate da accompagnamento sono sempre gradite.
Ma potete usare questa composta anche sul pane, semplicemente, o per farcire biscottini di pasta frolla, insomma, per tutti gli usi che ne fate di solito…è buonissima, davvero!

composta di zucchine (6)

Quindi:


COMPOSTA DI ZUCCHINE AL LIMONE E MENTA


INGREDIENTI:

1 kg di zucchine, pulite e private delle estremità

300 gr di zucchero

1 limone, biologico, ben lavato ed asciugato

due apici di menta

PREPARAZIONE:

Tagliate le zucchina a pezzi non troppo grandi, e mettetele in una pentola capiente con lo zucchero.
Spremete il limone, e non buttatelo dopo averlo spremuto, ma mettetelo nella pentola insieme alle zucchine, e alle due cimette di menta.

quindi accendete il gas e fate cuocere coprendo all’inizio, fino a che le zucchine saranno morbide.

Frullate con un frullatore a immersione; se preferite frullate anche le due metà di limone spremuto, io lo faccio perchè mi piace tanto quel retrogusto amarognolo della scorzetta, ma se preferite toglietelo.

Continuate a cuocere fino a raggiungere la consistenza adatta, tenendo presente che resterà un pò granulosa.

Invasate nei barattoli sterilizzati precedentemete, mettete il tappo, e fate sterilizzare di nuovo, a bagnomaria o in forno a 130° per 12 minuti.

Quando saranno ben freddi controllate il clic della capsula, ed etichettate. A me piace tenere i barattoli in cantina, belli carini e decorati, che sono pronti per essere usati, ma anche per un regalo al volo, o da portare a casa di amici quando siamo invitati

composta di zucchine (3)

No, non pensate che sia finita qui. Ho già pronte altre due ricettine fotografate che vi vorrei proporre…ma non vi preoccupate, vi dò qualche giorno di tregua 🙂

composta di zucchine (2)