Cose che ho smesso di comprare, qualche trucchetto utile, i menù per la settimana.

Dicevamo, qualche settimana fa, di quanti passi possiamo fare  verso una maggiore consapevolezza ed una maggiore attenzione al peso che abbiamo nel mondo. (Perchè abbiamo un peso eh,  ciascuno di noi). Di certo abbiamo peso nelle nostre decisioni, e di certo quello che facciamo determina come noi vivamo. In tanti mi avete chiesto di accelerare la stesura della “lista” delle cose che ho smesso di comprare, e la piccola maniaca che è in me si è subito messa all’opera.

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Tisana di bucce di mela essiccate in essiccatore

tisana di bucce di mele (1)

Questo è il primo post che riguarda i miei esperimenti con l’essiccatore, e quindi serve una premessa. Tutto ciò che si fa in essiccatore, lo potete fare anche nel forno, ci vuole solo molto più tempo, più energia eccetera, ma se la voglia di provare è troppa provate lo stesso.

Presto, in un post che sto per pubblicare, vi racconterò che l’essiccatore è lo strumento del momento, e che una delle geniali meraviglie di questo strumento è che vi fa riciclare tantissime cose, e che tanti scarti trovano nuova vita. Intatnto vi faccio un esempio concreto delle nuove idee che possono seguire all’acquisto di un essiccatore.

Chi di voi ha un estrattore o una centrifuga, sa che si produce un bel pò di scarto. Si da il caso che lo scarto sia per la gran parte composto di bucce. Ora, che io sappia, le bucce di alcuni frutti sono proprio nobili, importanti e piene di nutrienti. E se voi avete la fortuna di avere o comprare frutta e verdra di provenienza certa, che peccato buttare tutto no?

Ecco come riutilizzare le bucce di mele, o gli scarti dell’estrattore o della centrifuga per frutta.

Che con la buccia di mele si faccia una buona tisana rilassante pre sonno, ce lo insegna Sonia, e che questa tisana sia buonissima ve lo garantisco io. A questo punto la sindrome del criceto chiama, e io faccio scorte.
Visto che ogni tanto faccio il centrifugato di mele (quest’anno non so più dove metterle), e che a volte uso la centrifuga per fare questa conserva di mele, cipolle, datteri e miele,  ho provato con successo a fare questa cosa, rapidamente vi dico come.

COME ESSICCARE LE BUCCE DELLE MELE E GLI SCARTI DELLA CENTRIFUGA

Ricordatevi solo di eliminare i semini dalle mele, sempre per la questione dell’acido cianidrico, non si sa mai.

Prendete gli scarti della centrifuga, ed in una ciotola amalgamateli con un pò di zucchero e cannella.

Preparate dei fogli di carta da forno a forma del vassoio del vostro essiccatore, (o del forno) e spalmateci sopra le bucce così tritate, in lastrine sottili, proprio spalmatele. Poi accendete il macchinario, e aspettate qualche ora che si asciughino.

Tecnicamente, ho impostato temperatura medio bassa (40-50 gradi) e le cialdine si sono seccate in 8-9 ore, ma non è una regola. Abbiate solo l’accortezza di staccarle dalla carta da forno dopo qualche ora, appena iniziano a sollevarsi i lati. Potreste trovarle ancora un pò morbidine trascorse queste ore, ma considerate sempre che quando la temperatura tornerà normale il prodotto si indurirà.

Una volta asciutte chiudetele subito in un barattolo di vetro, in modo che non riprendano umidità, e fatele stare lì per un pò. Se dopo una giornata si fosse formata qualche gocciolina di condensa, è segno che servono ancora poche ora di essiccatore, quindi ripetete quanto fatto in precedenza, inclusa la prova barattolo.
Dopodichè mettetele in un mixer e con la funzione a impulsi riducetele in piccole briciole.

A questo punto io, per ulteriore sicurezza, le trasferisco in un barattolo più piccolo e le passo un minuto al micoronde. Poi chiudo il barattolo e stop. Agitate di tanto in tanto solo il primo giorno, potrebbero tendere ad agglomerarsi.

USI DELLE BUCCE DI MELA DISIDRATATE:

Principalmente, queste bricioline sono buone per fare una tisana di bucce di mela, tenete presente che è già dolcificata, e che in infusione tende a “sporcare” l’acqua, in quanto la mela si reidrata e riprende volume. Utilizzate due cucchiaini di preparato per tazza.

Un’altra possibilità è aggiungerne un pò ad una miscela di erbe o the, per aromatizzarli e fare tisane personalizzate. Se usate solo the, considerate una parte di briciole di mela e due parti di the.

Se non siete del tutto convite che la tisana sia la morte loro, provatene a infilare un pò nei biscotti. O nei muffin. Insomma, siate un pò anche creativi, e poi condividete con me, grazie 😉

IDEA REGALO DI NATALE HOME-MADE

Che va tanto di moda ed è una cosa bellissima fare i regali in casa.
Natale si avvicina…io ve lo dico tanto per dire, ma insomma manca poco eh!
Secondo me, un thè (che comprate in erboristeria sfuso e buono), mischiato con un pò di queste bricioline fa un bel pò piacere a chi lo riceve! Infilate il sacchettino di tisana o di the in una bella tazza, ed avete regalato un pensiero che farà piacere. Poi volendo trovate in rete tante idee per fare proprio le bustine monodose di the, insomma, l’idea ve la dò, la svilupperete di sicuro alla grande!

E questo è appunto il primo dei post sul mio nuovo amatissimo giocattolo. Ne seguiranno altri, statene certi… ho taaanti barattolini che aspettano solo di essere fotografati, e condivisi con voi.

Lingue di gatto

lingue di gatto

Stavolta chiamare questa una ricetta per il “riciclo di albumi” è riduttivo…dicrei piuttosto che questa è una ricetta adatta a far avanzare i tuorli 🙂

Le lingue di gatto sono biscotti famosissimi, semplici da fare, e veramente buoni. Sono anche a prova di senso di colpa, essendo così piccoli e leggeri (in termini di peso), che uno ne può mangiare tanti, e dire che però sono piccoli!

Li ho fatti qualche giorno fa, perchè ho provato a fare la pasta frolla con soli tuorli, invece che un tuorlo e un uovo intero, e mi avanzavano due albumi. (Poi per la ricetta delle lingue di gatto ne servono circa tre, quindi ho rotto un altro uovo, e poi mi avanzava un tuorlo, e allora dopo ho fatto una crostata versione classica, che sennò non ne uscivo).

Conteggi di uova a parte…volevo fotografarli per il metterli qui. Quei miseri pochi biscotti che vedete in foto sono i pochi superstiti, sopravvissuti ad una domenica mattina in casa, con Doc e Cicciolò che rubava biscotti a quattro mani. Considerate che con la dose indicata ne vengono fuori circa 60…mica niente!!!

Comunque. Eccovi la ricetta. Semplice e pulita, la classica ricetta delle lingue di gatto, che penso sia la stessa su tutti i libri di cucina, almeno, su quelli che ho consultato io. Non presenta alcuna difficoltà e rientra nella mia personale categoria dei “dolci silenziosi”, che lo sapete già, sono quelli da fare quando hai tempo ma il nanetto dorme, tipo dopo cena, e non vuoi usare niente di elettrico per evitare il rumore con conseguente risveglio e fine del mondo del riposino annessa.

lingue di gatto


INGREDIENTI:

100 gr di margarina (burro) a temperatura ambiente

100 gr di zucchero a velo

100 gr di farina 00

100 gr di albumi (sono circa tre albumi)

un pizzico di sale

COTTURA: In forno preriscaldato a 200° per 7-8 minuti, disposti su una placca con carta da forno

PREPARAZIONE:

In una ciotola capiente mescolate a crema la margarina con lo zucchero a velo, utilizzando una paletta di legno o una spatola.

Aggiungete la farina, un pò per volta e setacciandola bene.

Aggiungete gli albumi, mescolate bene, e avete finito!

impasto per lingue di gatto

Adesso infilate il composto, di cui ho messo la foto nel vano tentativo di farvi vedere la consistenza, in una sac a poche preparata con la bocchetta piatta e stretta, e fate delle strisce sulla teglia, larghe quanto la bocchetta della sac a poche, e lunghe circa 6-7 cm.

Considerate che si allargano molto in cottura, lasciate tanto spazio!

Infornate, finchè iniziano a prendere colore i bordi.
Sfornate con una paletta e fate raffreddare su una gratella per dolci.

Facile no?lingue di gatto

 

Dolcetti semplici di farina di cocco e albumi (i biscotti di Michela)

dolcetti al cocco e albumi@fornellidisalvataggio

Se avanzano gli albumi, e vi avanzano dieci minuti, ecco dei biscottini semplicissimi, che si fanno in fretta, e senza bisogno di sbattitore elettrico. Poca fatica, levate di mezzo gli albumi, e avete dei dolcetti buonissimi, ma sono sicura che li conoscete già.
Così, dopo la carbonara di pesce spada dell’altra sera, nonostante fosse tardi, ho infornato in cinque minuti questi profumatissimi biscotti con gli albumi avanzati.
Stamattina mi sono alzata, e dopo aver salutato Cicciolò e il Doc, mi sono messa a scattare due foto ai (pochi) dolci superstiti.

dolcetti al cocco con gli albumi
@fornellidisalvataggio

Dopo mi sono fatta il caffè (avete mai messo un pò di cocco in polvere nel caffè?nooo?) e sono uscita nel giardinetto di dietro, con tutto il vassoio con i dolcetti che avevo usato per le foto, per godermi dieci minuti di aria aperta e di questo sporadico sole. Ho poggiato a caso il vassoio…e questo è quello che ho visto quando sono andata a sedermi.

dolcetti al cocco e albumi @fornellidisalvataggio

Era così bello che mi è venuto da ridere. Certe volte passo tanto tempo a “mettere in posa” i cibi, e poi, così per caso esce uno scenario che a mio avviso è stupendo. Ho rifatto le foto da capo ;), quel geranio era così bello…

geranio

 

@fornellidisalvataggio

INGREDIENTI:

2 albumi

150 gr di farina di cocco

40 gr di zucchero semolato

40 gr di zucchero di canna (potete usarlo anche tutto bianco, ma così sono più buoni)

COTTURA: in forno preriscaldato a 160°, su una teglia rivestita con carta da forno, oppure nei pirottini da muffin.

PREPARAZIONE:

Sbattete con una frusta a mano gli albumi con lo zucchero, per qualche minuto in modo da amalgamarli bene e renderli schiumosi.

Aggiungere la farina di cocco e mescolare.

Dare all’impasto la forma di palline irregolari, tenedo presente che:
Se li fate piccolini in cottura diventeranno più asciutti, quindi più li volete secchi e più fateli piccoli e schiacciati;
Se vi piaccioni croccanti fuori e morbidi dentro (come a noi) fateli più grandini e alti.

Infornateli per una decina di minuti, finchè inizieranno appena a dorarsi in superficie. Anche se vi sembrano morbidi, considerate che una volta freddi si induriranno molto. Lasciateli freddare su una gratella.

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@fornellidisalvataggio

Per noi questi sono “i dolcetti di Michela”. Michela è la mia amica, che ci cresci insieme e ti ritrovi a crescere i figli, insieme con quella semplicità di quando stai con qualcuno che è quasi te stesso. Ci siamo allontanate per un periodo, per la nostra cocciutaggine e per la difficoltà di un rapporto che dura tutta la vita, e che non abbiamo saputo cambiare subito quando siamo cambiate noi, da bambine a donne; ma è stato uno strappo doloroso, che ci ha fatto sentire anche nei giorni più belli un vuoto brutto e immotivato. Poi la vita ci ha messo davanti cose gravi davvero, il terremoto ha spostato tutto non solo in senso materiale, ha rimesso a posto le priorità e ci ha ritrovate.

Lei è anche il mio alter ego in cucina. Con lei abbiamo provato a cucinare da sole le prime volte, ancora bambine, (cibo cinese che io compravo a Roma e portavo qui per fare nei week end dei tentativi etnici). E’ la sua cucina che stava per andare a fuoco mentre saltavamo una pasta coi gamberetti. E sempre con lei ci siamo cimentate in ogni genere di tentativo…torroni che stavano insieme solo con le mollette per i panni, e rido da sola al pensiero, creme, gelati, il tutto sotto la guida di sua mamma, una di quelle persone che in cucina sono diverse in ogni dettaglio, in ogni piatto, e anche nel banale caffè della mattina. Mamma cucina bene, io faccio il possibile, ma la mamma di Michela è diversa. Scherzando io dico che è ciò a cui aspiro in cucina. Lei mi ha insegnato coi gesti che l’amore per la famiglia può passare per un piatto. Adesso che sono mamma anche io, capisco la premura nel lasciare la tavola apparecchiata per figlie e marito prima di andare a lavoro, capisco l’acqua per la pasta pronta sul gas, il sale accanto nella giusta quantità, le pentole sempre piene di qualcosa di profumatissimo, la casa con quel profumo caratteristico, di qualcosasempreinforno.
Questa è una delle prima ricette che ci siamo scambiate dopo quel brutto momento, mentre Michela cercava disperatamente qualcosa che conciliasse la mia allergia con la sua, e questi univano le due esigenze. Quindi per un pò di tempo ad ogni cena ce li siamo proposti a vicenda fino alla noia. Infatti sono stati un pò nel dimenticatoio, ma ogni volta che li rifaccio poi mi ripeto che devo farli più spesso.

 

Dolcetti ai corn flakes, con il cioccolato (delle uova di Pasqua)

dolcetti ai corn flakes e cioccolato

 

Eccomi anche io, con la prima idea di recupero di tutto quel cioccolato delle uova di Pasqua…Questi facilissimi e bei dolcetti li ho fatti al volo, prima di uscire di casa, per andare ad un incontro con altre persone, col preciso intento di portare fuori da casa un pò di cioccolata, prima che al Cicciolò e a noi anche, venga qualche attacco di iperglicemia.

Sono i famosissimi dolcetti ai Kellog’s, che ho provato nella variante con i Cheerios, le ciambelline al miele. Ogni tanto il piccolo ci chiede i cereali, ma non ne consumiamo molti, e così con questa ricetta ho riciclato sia le uova, sia i cereali in eccesso.

 

Ho usato sia cioccolato fondente, sia al latte e anche il famoso uovo bicolore,  che pare vada per la maggiore…Quelli al fondente li ho fatti usando i corn flakes, mentre ho usato il cioccolato al latte per le ciambelline al miele, tipo cheerios. Le dosi si riferiscono a una delle due preparazioni, indistintamente.

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INGREDIENTI: (non sono molto categorici, fate ad occhio!)

150 gr di cioccolato

4-5 cucchiai di corn flakes

codette di zucchero o altri decori

PREPARAZIONE:

Come prima cosa spezzettate il cioccolato, e poi fatelo sciogliere  a bagnomaria; intanto preparatevi i pirottini, separandoli e allineandoli sul piano di lavoro, dato che poi dovrete procedere con poco tempo per non far seccare il cioccolato.
Quando sarà fuso versatelo in una ciotola più grande e iniziate ad amalgamare un pò per volta i cereali, regolandovi man mano sulla giusta consistenza, mescolando delicatamente per coprire tutti i corn flakes di cioccolata. Disponete a mucchietti nei pirottini, decorate con codette colorate, o a piacere.

buon primo maggio . claudia

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dolcetti ai corn flakes e cioccolato

Senza latte si può – Creme di farcitura: meringa italiana, o meringa cotta

meringa italiana

Essendo impossibilitata ad utilizzare ogni tipo di panna inclusa quella vegetale, che come dicevo qui, contiene comunque proteine del latte, ho apprezzato tantissimo questo frosting particolare che oltre ad essere milk free, è anche bello, buono e molto scenografico.
Girando nei vari siti di cucina, troverete mille usi di questa preparazione; Io vi dò il mio procedimento, come “salvadolci” per allergici, o chiamiamolo anche similpanna per chi la panna non la può nemmeno sentire di nominare 🙂

Un’ultima considerazione: la dose che vi scrivo produce un grande quantitativo di glassa, ma riducendola di metà l’impasto si lavora male, almeno questo è quello che ho riscontrato. Quindi vi consiglio di fare comunque la dose dei due albumi, sono certa che qualcosa ci farete…

INGREDIENTI:

2 albumi

60 ml di acqua

180 gr di zucchero semolato

80 gr di zucchero a velo

1 pizzico di sale

aromi a piacere

PREPARAZIONE:

In un pentolino mettere a scaldare lo zucchero semolato sciolto nell’acqua, e far bollire lo sciroppo per 5 minuti; se si ha un termometro da zucchero, deve segnare 120 gradi.

Nel frattempo, montare a neve ferma gli albumi, con un pizzico di sale. Considerate che quando lo sciroppo sarà pronto, gli albumi dovranne essere già ben montati.

A questo punto, senza spegnere la planetaria o le fruste che si stanno usando, aggiungere lo sciroppo a filo. (confesso che la prima volta che ho provato questo procedimento, ho avuto il terrore di vedere gli albumi smontarsi drammaticamente. Invece, il composto continua a restare sodo, e prende un colore lucido che è davvero bellissimo).

meringa italiana
Continuare a montare finchè il composto sia tornato a temperatura ambiente.

meringa italiana

A questo punto, a mano, incorporare lo zucchero a velo. (sinceramente, non ce lo metto sempre tutto, dipende un pò dalla consistenza che ha raggiunto il composto).

Per quanto riguarda gli aromi, durante la fase di raffreddamento, si possono versare due o tre cucchiaini di limoncello, o di un altro liquore in base al tipo di uso che si farà della glassa finale, oppure un pò di estratto di vaniglia, o si può usare all’inizio zucchero aromatizzato.

Questa meringa, che si prepara con facilità e si conserva bene in frigo, ha anche il vantaggio di essere sicura dal punto di vista alimentare, in quanto la temperatura raggiunta dal composto, rende sicuro il consumo a crudo del prodotto, anche se contiene uovo.

Chiaramente si può colorare con i coloranti classici, in polvere o gel, fa un bellissimo effetto perchè resta lucida e molto consistente.

La uso di solito per farcire cupcakes, o anche torte classiche di pan di spagna. Ma può essere miscelata anche come base di sorbetti, o mousse, (sembrerò fissata, ma provate a mischiarla col lemon curd…) o come farcitura per whoopie pie colorati, ed è molto buona anche semplice come arricchimento di macedonie di frutta.

whoopie pie colorati con meringa cotta

Lasciata all’aria si secca, o meglio, gli strati superficiali cristallizzano, e devo dire che sui cupcakes non è affatto  male, ma se dovete usarla per farcire torte, conviene conservarla in frigo e poi usarla al bisogno.

 

Riusare e non sprecare l’acqua in cucina

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Sempre per la mia convinzione che cucinare è una cosa che coinvolge molti aspetti della nostra vita, non solo il mangiare, condivido volentieri una riflessione.

Io, un pò per carattere, un pò per formazione, sono sempre molto attenta ad evitare gli sprechi, e soprattutto ad ottimizzare le risorse che abbiamo a disposizione, e l’acqua è uno dei beni, secondo me, più importanti e preziosi, e in cucina ovviamente se ne fa un uso continuo. Mi sono accorta che se invece di buttare l’acqua nel lavandino, in alcuni momenti, la conservo, a fine giornata ho innaffiato tutte le piante in vaso soprattutto fuori casa. Sembra niente, ma provando a farlo mi sono resa conto di che grande quantità si movimenta.

Può essere banale, ma io ci ho riflettuto solo la scorsa estate, commentando con mia nonna i meravigliosi vasi di violette e gerani  della sua amica Adriana, così ricchi di fiori e così colorati da farmi pensare che usasse chissà che concime miracoloso.

Allora nonna, durante una delle loro passeggiate mattutine (la vita sociale di nonna a volte mi spaventa) si è informata, ed ha scoperto quanto segue: l’unica accortezza usata dall’amica Adriana, è di mettere in quei vasi tutte le acque residue della cucina.

n 683Bastava pensarci. Io dall’estate scorsa mi sono convertita a questa idea e posso confermare che funziona. chiaramente le lascio freddare, e le raccolgo in un bacinella grande che conservo fuori dalla finestra, che per fortuna è di lato al lavandino, e appena a temperatura ambiente la uso nei vasi. Col duplice vantaggio che riduco anche il tempo impiegato per annaffiare, dato che molti vasi li bagno così.
Unica accortezza: alcune possono essere particolarmente “profumate”, quindi meglio scegliere vasi all’esterno. Smithers, il mio “piccolo” cane nero, ancora non si capacita del fatto che a volte le primule profumino di petto di pollo al vapore 🙂 . (Le piante in foto sono quelle della scorse estate difatti)

Giusto due o tre idee:

L’acqua di cottura della pasta: ricca di amidi, e di sali minerali, così come tutte le acque di cottura delle verdure, o dei legumi, o la loro acqua di ammollo (sarà meno ricca di nutrienti ma annaffia comunque no?).

L’acqua della vaporiera. In base a quello che si mette a cuocere sopra, l’acqua di sotto si arricchisce di sostanze che condensano e colano giù. (Ecco perchè le primule sanno di pollo)

L’acqua con cui si sciacqua il riso originario, o la quinoa o altri cereali vari.

L’acqua di lavaggio delle verdure. Ettolitri.  Specialmente se provenienti da mercati o direttamente dall’orto, in estate.

Da cosa nasce cosa, e da qualche parte si deve sempre iniziare, no?