L’amore è silenzioso, ma lavora senza sosta

Metti un pomeriggio qualunque, metti che vivi in una piccola città di provincia, capoluogo per sbaglio, borghese e bellissima per vocazione. Metti un terremoto, e la citazione ha un suo senso e lo vedrete. Metti una città che prepotentemente si riprende la sua bellezza borghese, le sue piazze, gli uffici che riaprono e il sabato che ti rivesti bene e ti fai la passeggiata. Poi metti, una mattina, in una di quelle belle piazze, che al posto delle colazione col cornetto al bar, o di quei tenerissimi randagioni adottati da tutti i cittadini, trovi a dormire per terra due donne africane, coperte con quei bellissimi teli colorati, che ci proprio piacciono sul divano, che fanno tanto etnico, e stanno tanto bene pure in spiaggia, che sai, noi amiaaamo i viaggi, le altre culture. E metti che da quel teli si vede anche il piedino di un bambino, piccolo.

Così tu sei seduta con la tua bella maglietta di seta e pizzo nero, ad aspettare nella bellissima scuola di danza, sbarre vetri e specchi e musica di pianoforte, la tua bellissima bambina con un body bianco e le scarpette rosa, ed il suo chignon perfetto, e il vento fresco entra dalla porta e sembra tutto perfetto ed apri Facebook, e ti colpisce in faccia come uno schiaffo la foto di quelle tre persone, quel piedino piccolo e senza scarpe. (Brave bambine, su con le spalle) E ti viene da piangere e poi (un due tre, quattro cinque sei), ti accorgi che sotto la foto la gente fa polemica. Eccole le risorse. Ecco lo stile di vita che questi vogliono insegnarci. Che schifo, leggi, che scandalo…sotto un piedino nudo piccolo come quello di mia figlia, di ognuna delle nostre figlie, ed anche delle vostre. (bambine ora siamo tutti gattini, un due tre..). Allora non ti viene più da piangere, ti viene da vomitare.

Vero. Vi hanno sporcato questa bella città con la povertà, con gli ultimi della terra, con la vergogna di questo secolo che lascia un bambino a dormire per terra, che si indigna e fa polemica da due soldi su Facebook, ed intanto condivide la foto per dire che vedi che succede a farli entrare tutti?

L’Aquila è famosa per la Perdonanza celestiniana, evento religioso durante il quale si può ottenere l’indulgenza plenaria passando sotto una porta santa, durante il quale esci tutte le sere e sfoggi il vestito nuovo, la borsa che c’ha un vetrina il negozio più fico, incontri gli amici e ci sei passato alla porta si?

L’Aquila è famosa anche per il terremoto che anni fa, non troppi, non abbastanza da scordare, ci ha fatto uscire di fretta dalle case, dalle nostre camere, da dentro i letti, a cercare rifugio in macchina, nei campi (non profughi, i campi della protezione civile, cambia poi molto?), E ha portato molti di noi, esuli se si può dire, nelle località della costa abruzzese, dove per noi c’erano alberghi, case, pranzi pronti ed anche le lavanderie eh, per dirne una. Ma si sa, siamo nati dalla parte di mondo giusto, noi. Il terremoto avrebbe insegnato, dicono, che cosa significa scappare con quello che hai in tasca, in pigiama anche, e trovare, giro poco, chi ti dà una coperta, da mangiare, solidarietà, sorrisi, dentro a quei mari di tende blu e fili e fango e pasti caldi ogni giorno però. Avrebbe insegnato come è bello sul lungomare di una città che non è la tua e dove ti senti solo comunque, sentire l’inflessione dialettale di casa tua e riconoscere un aquilano. Avrebbe insegnato cosa significa lontano da casa per forza. Invece no. Ho scritto un lungo preambolo per spiegare queste quattro parole che seguono, buttate giù di getto, qualche ora fa, le riporto come sono nate.

Io mi chiedo soltanto se voi che avete fotografato quelle due donne ed il bimbo, e voi che condividete la foto commentando col vostro sarcasmo (per nulla banale e scontato poi) che loro sono le risorse, ironizzando su parole decontestualizzate, che gridate allo scandalo nella nostra bella città di provincia. Mi chiedo. Voi siete gli stessi che non vi siete persi una serata della Perdonanza, gli stessi che avete fatto la fila, sole e mascherina, per avere l’indulgenza plenaria sotto la porta santa, gli stessi che la domenica a messa voi dietro e figli davanti in fila per la comunione vero? Siete gli stessi che Natale tutti insieme, che ommioddio un cagnolino abbandonato, che per forza dovete usare questa foto drammatica per dire che si, fa tutto schifo, che lo dicevate voi, che tutti a casa loro.
Ed io mi chiedo che essere umano sei se davanti ad un bambino, o ad un qualsiasi altro essere umano che dorme per terra, riesci ad avere voglia di fare polemica, e di farla, chiaramente, su Facebook.
“Nessuno lascia la casa, a meno che la casa non sia la bocca di uno squalo”.
Dove eravate voi il dieci aprile del 2009? Ah già. Voi eravate gli sfollati ricchi, qualcuno ci ha pagato l’albergo da questa parte di “mondo che in fondo in fondo è… perfetto” ( cit.)

Io non lo so se è solo retorica o no. Ma voglio dire, come mi ha insegnato una persona poco fa, che lo schifo fa rumore, l’amore è silenzioso, ma lavora senza sosta, ed intanto qualcuno si è adoperato per assistere quelle persone. Grazie.

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