Tredicinovembre

Novembre mi ha dato tanto. Due figli, le foglie arancioni, un’amica per tre quarti della vita, boschi di un colore meraviglioso, una zia che è quasi una mamma, feste da organizzare, due cugini che amo, un nipotino, le giornate che si accorciano, minestre in cucina ed il Natale che si avvicina. Novembre ogni anno porta il mio stupore per la bellezza dell’autunno, e la malinconia per quella cosa che ho perso.Ci sono parole difficili da scrivere, giorni pesanti da raccontare, ci sono giorni in cui sai che è il momento, lo devi fare. Ci sono parole che oggi devono venire fuori, ci sarà qualcuno che le scriverà e piangerà un po’ (ed è Claudia), ci sarà qualcuno che le leggerà e piangerà un po’ (ed è ancora Claudia). Ci sarà una storia finalmente raccontata, ci sarà un motivo, c’è.C’era una volta una bella storia, la storia perfetta, noi due, tre anni di matrimonio che sembra una favola, il primo test di gravidanza positivo. C’era una volta tutto quello che tutti sanno, gioia, vestiti, nomi, in un secondo la vita si affaccia nella tua e ti proietta di lato. Oddio e mo? Ma che veramente?La prima gravidanza ti colpisce in faccia, ma questo tutti lo sanno, tutti lo dicono, tutti annuiscono quando ne parli no? La nostra è durata tre mesi. L’infermiera poggiata al mio letto mi diceva che si, capita otto volte su dieci la prima volta, sei in piena statistica Claudia. (Sorridi di di si non piangere). Vedrete ne verranno altri, siete giovani (si ma io volevo questo sorridi di di si non piangere). Passerà vedrai (tra dodici anni ne riparliamo sorridi di di si non piangere). Poi non vuole dirti più niente nessuno, non ne vuole parlare nessuno, e tu vorresti, ne hai bisogno, e non trovi la forza di parlare tu e allora non parli. Nella stanza dove ero ricoverata eravamo quattro. Tre avevano un bimbo appena nato. La ragazza di fronte al mio letto si chiamava Francesca, mi disse scusami…so che per te con noi davanti é ancora più difficile. Claudia ha risposto, me lo ricordo bene, ma no, mi date speranza invece, per il futuro, ed era vero, ma era una speranza che faceva di un male che non si immagina. (Adesso è buio tutti dormono puoi piangere).Ho avuto altri due figli. Ho avuto paura ogni minuto di ogni giorno delle due gravidanze successive, paura di sentire quel dolore ancora, paura che se ne andassero di nuovo, paura di viverlo ancora. Solo una cosa speravo in quel tredicinovembre, speravo di essere incinta nel giorno in cui sarebbe dovuto nascere (più o meno nei giorni del compleanno del padre). La Vita mi ha ricompensato. Il 17 novembre dell’anno dopo è nato Nicolò, (volevo anche dire però che il tredici novembre il tracciato di Nicolò aveva un problema e mi hanno ricoverato proprio quel giorno, di nuovo, ed io sono morta mille volte ma poi no).Avevamo comprato un piccolo ciuccio di cristallo, fragile come il sogno che era, ed un carillon a forma di cavallo a dondolo, è bellissimo, sta nella camera dove dormono i bambini ora. Lo guardo sempre. Non passa un giorno senza che io ci pensi una volta almeno, il dolore si fa normale, accettabile, resta però. Sono passati dodici anni.Lo sto scrivendo per Claudia, prima di tutto, e poi lo sto scrivendo per ogni volta in cui mi sono sentita sbagliata per stare così male. Lo scrivo per tutte le volte in cui avrei voluto piangere ancora un po’, ed invece queste sono lacrime che nessuno vuole vedere, perché nell’enormità delle cose brutte che succedono questa non ha pari dignità delle altre. Devi raccogliere le forze e stare bene, devi. Ed invece io rivendico il mio diritto al dolore, anche se l’ho perso “presto” (qual é il tempo minimo perché non lo sia?), scrivo per ogni mamma che non lo è stata più, scrivo perché so bene che se mi fosse capitato ancora non avrei avuto mai più il coraggio di provarci di nuovo, e allora scrivo per la grande fortuna che ho, per chi non l’ha avuta poi, per chi non si è sentita capita, per chi non ce la fa, per quei bimbi che chissà dove sono, per quelle mamme che non li hanno tutti qui. Per chi ha dolori più grandi dei miei, per chi nonostante tutto cerca ancora felicità. Alla forza di chi piange senza singhiozzare, per tutte le volte che una mamma si è sentita sola in questo dolore, alle nostre piccole stelline.Noi vi pensiamo.

Una risposta a "Tredicinovembre"

  1. Può sembrare brutale ma è ciò che dico sempre a tante mamme perdute quando ci lavoro: è solo una normalissima selezione naturale. Sei stata ricompensata per la tenacia e la speranza, per la perseveranza ed il coraggio, e lo sei stata due volte. Io ci ho provato una sola volta e mi è andata bene, ho messo al mondo una meraviglia che però mi è costato una gravidanza terribile, un parto che non lo auguro al mio peggior nemico ed un post partum da incubo, da qui non ho più voluto provarci, me n’è mancato il coraggio. Quello che tu hai avuto nonostante tutto. Vanne fiera!

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