Prendere in casa un bouledogue francese

Io ed Orlando abbiamo avuto prima cani che figli, e di certo più cani che figli. C’è stato Jack, detto Baraldi, un dannato bastardino con le fattezze da volpino, la testardaggine di un mulo e la furbizia di un gatto. C’è stata Carlotta. La nostra meravigliosa boxer, che ha preceduto Nicolò, che gli ha fatto da Angelo custode per i premi tre anni della sua vita, e che se n’è andata a nove anni lasciando quel buco che solo chi ha amato un cane può capire. Poi c’è stato Ken, un Amstaff che sembrava un toro, di una dolcezza grande, che in un anno si è mangiato telefoni, sedie, piante, tappeti, cuscini, e che aveva una malattia autoimmune, ed è morto troppo presto ed io non ho avuto per mesi il coraggio di dirlo a Nicolò.

Dopo un anno (mi dovevo riprendere), abbiamo preso con noi Smithers, il disastro di cane che è stato con noi per tre anni, cane con dei problemi, e lo sapevamo, che ha fatto in tempo a conoscere Nora Maria e poi se n’è andato, anche lui.

Detto ciò, mi capirete se ho avuto (ho) qualche blocco mentale a prendere in casa un altro cane. Invece niente. Ci pensavo da qualche mese, me lo chiedeva con sempre più insistenza Nicolò, rispondevano sempre no.

Veramente, se ci penso razionalmente ancora mi dico No no nonono non lo fare no.

Io non voglio ricominciare con pipì, peli dappertutto, tappeti rosicchiati, attenta a non lasciare niente per terra che lo mangia il cane…Insomma…vengo da un’inventata faticosa. Lavoro, febbre dei figli, a chi lascio i figli, cerca baby sitter, cambia baby sitter, febbre dei figli, lavoro, la casa non è mai pulita abbastanza, febbre dei figli, pochi week end complicati da …febbre dei figli…E poi sto spannolinando Nora Maria, e poi un cane sporca, chi lo sa meglio di me che li ho avuti per anni, che ho avuto Carlotta in casa come una figlia, è un impegno, è bla bla bla.

Ad un certo punto, mia figlia ha paura dei cani. Mi figlio fa gli occhi tristi ogni volta che ne vede uno un casa di amici.

Ad un certo punto leggo questa citazione sul calendario che ho al lavoro.

Lasciate entrare il cane coperto di fango. Si può lavare il cane e si può lavare il fango… Ma quelli che non amano né il cane né il fango… quelli no, non si possono lavare

(J. Prévert)

Non starò mica diventando una di quelle persone arcigne, che meglio un pavimento pulito che un po’ di allegria?

E quindi si. Abbiamo preso un cucciolo. Un frenchie, come si chiamano, o bullo. Siamo in attesa che sia abbastanza grande un piccolo cucciolo di bouledogue francese. Thor.

Adesso siamo in trepidante attesa. Anzi, siamo quattro persone piene di ansia che guardano e riguardano foto di quel chilo e mezzo di aspettativa e di gioia pura, e che non parlano quasi di altro.

Abbiamo già speso virtualmente mille euro di cose per Thor, rivoluzionato casa per lui, fatto programmi, stabilito turni, regole, tempi.

Siamo talmente in ansia che per sfogare l’ansia ho deciso di scrivere questa storia di attesa, aspettativa ed idee cambiate.

Un bulldog francese parte 1.

Segue

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