Sette anni, una città, e i denti di mio figlio

sotto i portici, a L'Aquila

Prima di tutto grazie a Taste Aruzzo, perchè senza queste parole non sarebbero mai uscite dalla mia testa, non avrebbero mai preso forma. Riporto quello che ho scritto per Taste in occasione di questa data, di questo giorno, di questo spartiaque fra ieri e adesso.

Mio figlio ha sette anni e pochi mesi, quei pochi mesi in più sono i mesi che ha vissuto nel prima, i sette anni sono quelli vissuti nel dopo. Lui è nato a novembre 2008, prima, in una città dove la domenica col sole gli compravo i palloncini e li legavo alla carrozzina, e per quei pochi mesi di normalità che abbiamo avuto, abbiamo amato la nostra condizione di genitori in una città stupenda.

Ad aprile è incominciato il dopo, lui aveva quattro mesi e mezzo, ed ora a me sembra che Nicolò abbia la stessa età che ha L’Aquiladopo, sette anni. Guardavo la bocca di mio figlio, i suoi dentoni appena spuntati, i buchi dei dentini caduti dove andranno quelli nuovi, i dentini da bambino piccolo ancora rimasti, in attesa di cadere e venire sostituiti con i definitivi.

Ecco, penso spesso che L’Aquila ora sia come la bocca di un bambino di sette anni. Convivono per le vie della città i palazzi restaurati, i buchi dei palazzi crollati o tirati giù, i vecchi palazzi danneggiati che ancora testimoniano ferite e distruzione, come i vari denti nella bocca dei bambini di seconda elementare.

I palazzi ricostruiti, maestosi, quelli già restituiti ad una nuova dimensione e ad una nuova vita che aspettiamo, risaltano in contrasto stridente con i palazzi accanto, crepati, spaccati, puntellati, che ancora portano i segni del tempo e della forza della natura che li ha chiusi alla vita una notte di sette anni fa.  (Eppure quanto fa bene questo contrasto al cuore di tutti).

Come i dentoni da grande sembrano troppo per il visetto di bambino, così questi palazzi ricostruiti, molti ancora vuoti, sembrano troppo belli e vivi, troppo di prima, sulle strade di una città che ancora testimonia tutt’altro che vita. Ma noi che di questa città percepiamo l’odore dai muri, e ogni gru che spunta nuova all’orizzonte, non ci facciamo ingannare…Lo sappiamo che passeranno altri mesi, altri anni, e ci saranno sempre meno buchi e sempre più palazzi nuovi. Come una mamma sà che qui dentoni giganti saranno perfetti nel viso adolescente e adulto del proprio figlio, così noi, figli di questa città, sappiamo che questa fase transitoria è la spinta che serve per guarire, per crescere, anzi per rinascere, come diciamo sempre qui.

Adesso più che mai guardiamo la nostra Città che sta rialzando la testa, adesso iniziamo non solo a crederci (come abbiamo sempre fatto) ma ad immaginare la vita che tornerà dentro le sue mura, ri-immaginiamo la vita che noi rivivremo nelle sue strade, non in un sabato sera, non per sporadici momenti, ma per una semplice, banale e definitiva normalità di gente che lavora, compra, cammina, vive.

E quei palazzi troppo belli ci danno non la speranza, ma la certezza che tornerà tutto com’era, (e che mai più sarà com’era).
Siamo sicuri che quando i denti di mio figlio non sembreranno più dei giganti in mezzo alla sua faccina, cammineremmo a testa in su cercando di ricordare com’è stata L’Aquila nel frattempo, in questo intervallo di non vita.

Però sono sicura che tutti noi porteremo impresso nella memoria il ricordo e la sensazione di camminare in una città e sentire solo odore di polvere e muffa.

Da L’Aquila, oggi, a tutto il mondo che ci legge, un messaggio di speranza e di fiducia. Ce la faremo, ce la stiamo già facendo, perchè la vita sta andando avanti ed è ancora bellissima, e L’Aquila sta tornando ad essere ogni giorno più bella, arricchita e rinforzata dalla forza della sua (della nostra) dignitosa e fiera guarigione.

Da L’Aquila, oggi, il nostro abbraccio a chi ha bisogno di una stretta più forte.

Da L’Aquila, dove da sette anni a questa parte, un pezzetto di 6 Aprile ce lo portiamo nel cuore tutti i giorni.

 

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4 thoughts on “Sette anni, una città, e i denti di mio figlio

  1. Mi hai fatto venire la pelle d’oca leggendo il post. Ho avuto la fortuna/il piacere di visitare L’Aquila prima di quel 6 aprile e mi era piaciuta davvero tanto. Di terremoti ne ho vissuti tanti e ricordo che da bambina mio papà ci portò con sé quanto andò più e più volte in Umbria come volontario nel 1997. Quello che mi rimase impresso fu la forza delle popolazioni colpite, la forza di rialzarsi e riprendere la propria vita, anche se era appena stata distrutta.
    Un abbraccio.

  2. il tuo post è bellissimo, commovente e soprattutto coraggioso! quando c’è stato il terremoto in Emilia noi per fortuna siamo stati sfiorati appena, ma le ferite nel territorio qui attorno ci sono ancora, come dici tu denti nuovi e vecchi dentini…..un paesaggio sempre in crescita che ogni giorno fatica per farsi ancora amare da chi ci vive! un abbraccione omonima!

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