Quello che voglio fare quest’anno. Piccoli passi verso autoproduzione, consapevolezza, decrescita

bosco 2005 017

Parole molto di moda, si sentono e leggono un pò ovunque, come tutte le cose “nuove” che un’pò si devono inflazionare per entrare nel senso comune.

Io sono arrivata a fine anno e ad inizio del nuovo con la voglia di scrollare da addosso a me e alla mia famiglia un quintale di superfluo, di eccessivo, di troppo e inutile. Potrei parlare in termini metaforici, ma sto parlando di cose fisiche, vere.

Avete presente quando tornate da un supermercato, e sistemate la spesa? Avete mai la sensazione di aver riportato a casa più cartoni, plastiche e imballi che prodotto? Avete mai pensato che attorno a voi ci sia troppo, troppo superfluo, troppo di tanto? Io si. A volte ci penso. Armadi pieni, dispense piene, scaffali di detersivi pieni pieni di diecimila prodotti.

La domanda che mi pongo da un pò di tempo è: serve davvero? Purtroppo la maggior parte delle volte la risposta è no. Un giorno vi racconterò di come sono passata da diecimila prodotti per pulire casa a tre o quattro cose cha vanno più che bene per tutto.

Io ho la sensazione che il mondo vada in una direzione sbagliata.


Vivo in una piccola città di provincia; tra casa mia e il supermercato più vicino c’è un’azienda che alleva galline (anche a terra) e vende uova. La maggior parte delle persone che vivono vicino a me (e mi ci metto anche io a volte) per comodità, per abitudine, o per nonsocosa, passa davanti all’azienda, fa trecento metri e compra alla Coop uova imballate nella plastica,  che vengono da chissà dove, uova che tra l’altro costano di più delle uova che compro direttamente in azienda, imballate nei cartoni, cartoni che poi uso per accendere il fuoco, ma che potre mettere nel compost, o che potrei riportare indietro e usare per il prossimo acquisto.

Va tutto al rovescio. Buttiamo tante di quelle cose che invece potremmo riusare dentro casa, che nemmeno ne abbiamo idea. Quanti di noi usano la pellicola per sigillare cibi da tenere in frigo, quando basterebbe un piatto poggiato su una bacinella?

Mi sono  formata in un ambiente universitario che mi ha aperto gli occhi su cose che ancora non erano “di moda”, siamo stati un pò precursori di tante cose che oggi sono sulla bocca di tutti. Ho imparato a guardarmi attorno con un punto di vista differente, ho percepito e studiato in modo scientifico l’intima connessione tra la nostra salute e la salute degli ambienti in cui viviamo. (Parlo di attività industriali,  ma parlo anche di creme, saponi che usiamo, dell’acqua che sprechiamo a casa senza accorgerci, di additivi, di campi elettromagnetici…).
Ci siamo abituati a cose innaturali secondo me, e questo mi sta pesando sempre di più. Credo in una sostenibilità delle nostre azioni. Credo nel cambiamento , cerdo che il solo modo per farlo avvenire sia cominciare subito da ciascuno di noi, nel piccolo. I miei regali di Natale autoprodotti erano una mossa in tal senso. E’ una strada che abbiamo intrapreso da un pò, e non vi aspettate che diventi vegana, che inizi a fare il sapone in casa (solo perchè sono un’imbranata cronica e il Doc me lo ha proibito per sicurezza, ma i detersivi si, già iniziato); il cambiamento si può fare a piccoli passi e intanto vi racconto i miei.

Il primo passo in questa direzione è riflettere. Spogliamoci delle abitudini, delle cose date per scontate, del fare una cosa “per inerzia”. Siamo sicuri sicuri sicuri che quella cosa sia giusta per noi?
In alcuni ambiti ricalchiamo i passi di altri; delle nostre madri e nonne, delle pubblicità, dei supermercati, ma il nostro modo di fare o usare una cosa può variare, discostarsi o cambiare nel corso del tempo.
Tornando all’esempio della pellicola per alimenti. Abbiamo iniziato a comprarla ed usarla perchè ci è sempre stata proposta come la soluzione più ovvia. Lo è davvero? Magari per alcuni si, e per altri no, ma solo ragionandoci lo capiremo. Questo è solo un esempio, replicabile su molti aspetti, e io non penso di avere le risposte universali, ma ho trovato le mie nel tempo, e tante le sto ancora cercando e condivido la strada con voi.

Questo significa diventare consapevoli. Consapevolezza è una parola bellissima. Perchè non significa rifiuto, estremismo, esasperazione o posizioni estreme a volte inutili. Significa presa di coscienza, significa ok lo so. A prescindere da quale sarà il mio comportamento conseguente. Intanto lo so. La consapevolezza è un sapere intimo, qualcosa che ci cambia dentro credo, e che nel tempo orienta le nostre scelte e il nostro modo di approcciare alle cose che abbiamo intorno.

“La consapevolezza non si può inculcare: non è un dato o una nozione. È la costruzione originale del proprio modo di rapportarsi col mondo – in quanto sapere identitario, davvero capace di elevare una persona al di sopra dell’ignoranza e della piana informazione”

Questa bella descrizione l’ho trovata su questo portale, www.unaparolaalgiorno.it. Bisogna sempre riflettere sul senso profondo delle parole. E’ una cosa importante, spesso si usano a caso, ne sono convinta.
Nel corso del tempo, questo approccio si è spostato su aspetti diversi e non poteva non toccare la sfera alimentazione. La consapevolezza alimentare è diventata un modo mio di pensare l’alimentazione.

In questo percorso mi hanno spinto, aiutato, e supportato, ciascuno a modo suo, la mia famiglia, da sempre, avvicinandomi alla terra, al semplice, al vero, mio marito (Doc), veterinario, che si occupa di allevamenti, che ogni tanto mi svela mondi che non conosco. E poi c’è stata Sonia…del Pasto Nudo, lo spazio virtuale in cui tutte queste idee, dubbi, pensieri, sono resi nero su bianco, sono supportati da persone “titolate”, dove gli spunti di riflessione sono infiniti, ed uno meglio dell’altro.

Io voglio dire questo. E’ una grande rivoluzione, ma basta muovere i primi passi e il resto viene da sè.
Come dicevo prima,  innanzi tutto ho incominciato a pensare  all’alimentazione. A pensare all’importanza che ha quello che porto in tavola, non solo inteso come convivialità, o come sostentamento. Sono stata “costretta” dalla mia simpatica allergia a rivedere tutto ciò che compro, che scelgo, a ridecidere come cucinare, come garantirmi il giusto apporto di nutrienti, se manca 1/3 di quello che si mangia di solito. Ho capito e sperimentato quanto sia importante il controllo delle materie prime, l’uso di prodotti naturali, la scelta, dove si può, di fare in casa.

Sia chiaro, non sono un’integralista, nè per noi nè per mio figlio, che se vuole può andare una tantum al Mc Donald, può magiare e bere quasi tutto quello che vuole, nei limiti di ciò che si concede a un bimbo della sua età.  Siamo figli del nostro tempo, riconosco l’importanza di alcune innovazioni, sebbene con effetti collaterali. A casa mangiamo di tutto, con le giuste moderazioni.

La prima volta che ho apprezzato la genuinità di un prodotto a km zero, è stato parlando di mieli, e di concentrazione di metalli pesanti. In breve, il miele prodotto dalle api, gli alveari stessi, i fiori e pollini su cui le api si posano concentrano i metalli pesanti, in particolare piombo, tanto che il miele è considerato un indicatore di qualità ambientale. Alcuni  studi condotti da altre università mostravano come le concentrazioni di piombo nel miele fossero funzione della presenza di questo elemento nell’ambiente circostante, risulta quindi particolarmente importante produrre miele in ambienti poco inquinati o distanti da strade e attività che immettono metalli pesanti nell’ambiente.

Ora, non credo che mangiare miele eventualmente prodotto a bordo strada sia la causa dei mali del mondo, ed è anche vero che i risultati delle ricerche condotti sui mieli italiani sono confortanti, avendo sempre bassi tenori di metalli pesanti; voglio solo dire che in quel momento ho pensato all’apicultore vicino casa, sperso in mezzo a campi e accanto ad un bellissimo mulino a pietra, in una città che di certo è meno trafficata di molte altre, ed ho pensato questo, che poi è quello che penso tutt’ora:

Ok. Non sarà il miele ad ucciderci, no, e nemmeno altri prodotti industriali. E il fatto di non conoscere nel dettaglio la provenienza di un prodotto, non significa che quel prodotto non sia di qualità.  Ma se devo scegliere tra quest’ultimo, e invece un prodotto da vendita diretta del tizio vicino casa, beh, scelgo la prima. Non è detto che sia la scelta giusta, è solo la mia scelta. (Per completezza: i prelievi ed i controlli su molti prodotti in vendita diretta nelle mie zone li fa il Doc). (Per completezza ulteriore, ogni tanto riparto all’attacco con lui che voglio mettere le arnie e fare il miele).

Lo ripeto, non voglio cambiare il mondo e non mi illudo di tenere fuori il male che si può trovare in giro, nemmeno penso di poter sapere e conoscere la verità su tutto. Io punto solo a una maggiore consapevolezza, fatta di piccole cose e che si vede nei gesti di ogni giorno. Se posso abituare il bimbo a torte e biscotti fatti in casa, perchè devo dargli invece le merendine? Che pure, uso, e compro, perchè non siamo la famiglia del mulino bianco (intendo quella di prima, non Banderas e la gallina 😉 ), e non c’è sempre tempo e voglia di fare tutto. Se posso comprare la farina, macinata a pietra, nel mulino a 3 km da casa, perchè non farlo? E così via. Basta poco veramente, solo un pò di attenzione in più, sono sicura che chiunque di noi, e in ogni città, può trovare produttori di farine, allevamenti a terra di galline, per comprare uova che siano controllate e anche però prodotte in maniera rispettosa.

Il salto dall’alimentazione al resto è immediato, quasi ovvio; ci sono tante cose che potremmo smettere di comprare, tante cose che possiamo riusare a “fine vita”, tante piccole attenzioni che miglioreranno la nostra percezione di quello che ci sta intorno, cose che educheranno i bambini e che ci faranno sentire di andare nella giusta direzione. Meglio per la salute, per l’economia domestica, per l’ambiente circostante e per noi stessi, che ci sentiremo appunto felici e fieri da impegnarci in qualcosa che alla fine, nel bene, ci torna a vantaggio in tanti modi.

Quindi vi racconterò nel dettaglio le cose che ho smesso di comprare, quelle che non butto, quello che uso in maniera alternativa, quello che possiamo fare in casa e come.

Ma credo, a quest’ora e a questo punto, che lo farò in un altra volta, che come al solito mi parlo addosso, e questo non è un libro, che mettete il segno e continuate domani.

E a proposito. Buon anno nuovo

E siccome è lunedì, eccomi con i menù della settimana.

LUNEDI’: P: minestrone C: polenta al sugo (devo sperimentare se la macchina del pane cuoce la polenta)

MARTEDI’: P: risotto ai funghi C: pollo arrosto, patate

MERCOLEDI’: P: toast prosciutto e formaggio, pomodori C: pasta con ragù di verdure, contorno da decidere

GIOVEDI’: P: pasta e lenticchie C: merluzzo in padella e patate lesse

VENERDI’:P: insalata di tonno pomodori e mozzarelle (io mangio a lavoro) C: spezzatino di tacchino alla birra e finocchi in padella

 

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12 thoughts on “Quello che voglio fare quest’anno. Piccoli passi verso autoproduzione, consapevolezza, decrescita

  1. Bentrovata e buon anno!
    Questo post è davvero molto bello, un ottimo inizio, sai catturare i tuoi lettori!
    Tanto che, quando sono arrivata alla fine, mi è dispiaciuto che tu non abbia cominciato ad elencare alcune delle cose che fai!
    Lo sai, chi legge è sempre molto curioso delle esperienze altrui (per lo meno, io sì!), sia per fare confronti sia per prendere spunti, e questo post capita proprio a fagiolo con una lista di cose (una lista? what? 😀 ) che mi sono appuntata per poter autoprodurre e riciclare il più possibile, soprattutto nell’ambito pulizie della casa, sembra una coincidenza perfetta! Mi sono ritrovata con tante magliette rovinate, maglioni un po’ infeltriti, jeans vecchi e non più utilizzabili, guanti vecchi, federe rovinate… e prima di abbandonarli definitivamente (che poi…nella raccolta rifiuti porta a porta….mica hanno una destinazione precisa….) ho deciso che diventeranno stracci, tappetini, panni per polvere, sacchettini…(coi jeans ancora non so che fare, suggerimenti?), insomma li voglio proprio sfruttare fino all’ultimo!
    Per quanto riguarda l’alimentazione, anche noi ci serviamo il più possibile dai contadini locali, abbiamo fra l’altro l’enorme fortuna di avere un amico che coltiva con la biodinamica, le sue verdure sono buonissime e durano veramente tanto; poi settimanalmente nella zona (purtroppo non nel mio paese, che ci ha provato ma non ha funzionato….vai tu a sapere le dinamiche di queste cose…) ci sono vari mercatini a km zero, sia con produttori bio che con quelli a lotta integrata, e la spesa fatta lì è decisamente più bella! No, personalmente non risparmio rispetto al super, perchè quando sono lì è peggio che essere in un negozio di caramelle….un formaggio, un dolcetto, due fette di prosciutto fatto in casa, una piadina (UNA?)…vengo sempre a casa un po’ carica, ma felice!
    Ho come sempre scritto un tema, ed è solo lunedì… 😉
    Aspetto con piacere e fiduciosa il tuo seguito, a presto!

    1. Ciao Claudia, che bello ritrovarvi nonostante la mia pausa… che dire, mi fa piacere che tu attenda con ansia la mia lista…noi malate di liste ci capiamo, ma ti proemtto, arriverà presto, è in lavorazione! ma attendo anche i vostri spunti. Sai che cosa ho fatto ieri? ho preso la macchina da cucire perchè dovevo sistemare un grembiule del nano, e con la scusa, ho riutilizzato due tasche di jeans vecchi del Doc, per fare due presine! e ho pensato che presto metterò una specie di istruzioni! ma intanto, ti dò l’idea! taglia la tasca, anche la parte di tessuto sotto, la imbottisci con poca ovattina, cuci, e da un orli dei jeans stessi tagli due pezzetti per fare i gancetti! sono sicura che già così sarai in grado di farli, ma presto metterò fot e istruzioni! fai bene a non buttare niente, tutto torna utile!!!! a presto presto! CLaudia io

      1. ecco, grazie! subito un’ottima idea!
        stavo leggendo anche il commento di Elena, più sotto, e trovo che questo post e il relativo seguito mi piaccia sempre di più, è pieno di sinergie ed energie, ne sono molto felice!

      2. Non sai quanto sono felice io di questi scambi di idee! la sinergia è tutto, in queste cose è come linfa vitale. Condividete tutto quello che volete!

  2. Innanzitutto buon anno e ben ritrovata! Commentare un post così non è semplice perché mi hai suscitato parecchi pensieri…uno tra tutti, che coraggio iniziare l’anno con un post così “denso”!
    Il tema della decrescita mi sta facendo riflettere molto nelle ultime settimane, ma mi convince poco. Trovo che sia troppo spesso diffusa l’idea che industriale/grande distribuzione sia sinonimo di pochi controlli/pessima qualità a cui vogliamo per forza contrapporre l’idea che contadino/piccolo mercato sia sinonimo di ottima qualità/sicurezza, quando molto spesso non è vero e la qualità e i controlli ci sono in entrambe le scelte.
    Sono d’accordo sul ridurre gli sprechi, stare più attenti ai consumi, acquistare responsabile, preparare quello che si può a casa, anch’io preferisco un dolce fatto in casa alle merendine per colazione.
    Però credo che si debba prestare moltissima attenzione a non cadere nel fanatismo, da una parte e dall’altra. Seguirò con piacere il tuo percorso…anche con un po’ di curiosità 😉 buona giornata!

    1. Ciao cara. Le tue riflessioni sono sensate, ma davvero, con me sfondi porte aperte. so per esperienza diretta che i controlli funzionano su larga scala, e che se si rischia una salmonella con le uova, si rischia con le uova del vicino,e non con quelle industriali.
      Certo è che mai un piccolo produttore avrà soldi e conoscenze per “oliare” i sistemi e per falsare analisi e referti…cosa che purtroppo è avvenuta e avviene (mi ricordo, tanto per dirne una, le analisi sulle aflatossine nei silos delle farine), ma ti parlo anche per esperienza diretta su cose che ho affrontato di persona in ambiti lavorativi…Come ho detto all’inizio del post, questi termini inflazionandosi perdono anche il loro significato profondo e più vero. Il discorso della decrescita non si limita a escludere la grande distribuzione, ma a prescindere da questo, non sono io al persona adatta a discutere e tantomeno diffondere e divulgare concetti e temi che imegnano gli economisti da anni. Non sono in grado, ecco. Il senso era, come hai detto tu, più generale, più attento alla consapevolezza di ciascuno. Quanto al fanatismo, mi distacco da ogni forma e spero proprio di non aver dato mai questa impressione, perchè non mi appartiene.
      Aspetto sempre le tue riflessioni, perchè sono interessanti e mai banali, non si limitano al complimento “per fare presenza” e tu blogger mi capisci 😉
      a presto. claudia

      1. Ti ringrazio, e preciso subito che il fanatismo non era riferito a quello che hai scritto, ma a ciò che si legge in giro e a come molte volte fare binomi affrettati, come quelli che ho indicato, sia molto più facile e veloce oltre che efficace nella comunicazione.
        Mi piace vedere che esiste qualcuno che parla e cerca di attuare una decrescita in modo serio e realistico…! A presto!

  3. bell’articolo…la penso esattamente come te. Non sono un’estremista, ma cerco di fare del mio meglio abituando anche le persone che mi sono intorno. Alla fine per noi che lo facciamo regolarmente è un modus vivendi, mi auguro solamente di dare un buon esempio da seguire!!

    1. ciao Antonella e benvenuta qui prima di tutto. Fare del nostro meglio è il massimo che possiamo fare no? 😉 e poi si, diamo almeno spero anche io, un esempio giusto…poi si, diventa un modus vivendi e ogni tanto possiamo aggiungere un pezzetto x migliorare. se ti fa piacere condividi con noi qualche tuo passo in queste direzioni, lo scambio è così bello! a presto allora, e buona settimana! claudia

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