Pensieri estemporanei sull’articolo apparso su Foglio, edizione online “Allergici e intolleranti, a casa”di Camillo Langone

Mi ritengo prsona abbastanza intelligente da comprendere che le quattro righe deliranti scritte da questa persona siano una provocazione nemmeno troppo celata. E però, come disse qualcun’altro…”tu m’hai provocato? e io te rispondo”. Da qui, dal mio piccolo spazio web dove ogni tanto allungo una mano a che combatte con allergie come e ben peggiori delle mie.

Camillo Langone, sono una 36enne appartenete a quelle persone “gastrominorate” che ha problemi di allergia. (che però, non di dipendono dallo stomaco, quindi  di sicuro ci andava più vicino l istamino-minorate, non sarebbe stato medicalmente corretto lo stesso, ma un pò più vicino al vero).

Ci invita a mangiare a casa. Non sempre posso. Ho una vita normale come tutti, e faccio tante rinunce sociali per questa allergia. Ma non posso certo dire ai miei familiari che no, non andrò loro ( emio anche eh)  matrimonio, festa di laurea, battesimo, comunione, per non “tenere in ostaggio la ristorazione e piegarla al (mio) regime alimentare di malata”.

Non posso sempre dire al bimbo che no, non andremo alla cena di classe in pizzeria perchè mamma non può mangiare, nè mi pare una soluzione mandarcelo col pur sanissimo padre. Sai mai mi trova qualche sana e aiotante mamma single poi 😉

Ho adottato spesso la tecnica del digiunare fuori casa, del portarmi dietro le scatoline porta pranzo per ovviare al digiuno. Mi sono privata del gesto di imboccare un gelato al bimbo, o una pizza, o una merendina, perchè se tra gli ingredienti ci fosse uno dei tanti cibi che mi dà reazioni allergiche starei male. Poi ho trovato dei locali che si sono auto “zavorrati” ed hanno apposto liste ingredienti complete in comode bacheche di vetro dove la minoranza egoriferita può leggersele senze nemmeno stressare i camerieri. E sul serio, non mi pare che i proprietari abbiano perso i capelli, nè che si siano rovinati per i debiti. (e poi il bimbo e cresciuto e non lo imbocco più). E io sono adulta… Glielo dica lei a un nanetto urlante di 6-7 anni che a mangiare fuori non ci si va, o a un’adolescente in piena fase di ribellione, provi a suggerirgli di non mangiare quando esce con la ragazzetta perchè gli non si sa bene cosa ci sia di pericoloso per la sua salute dentro una pizza o un panino del Mcdonald’s. (lungi da me cadere nel pietismo eh! chi mi conosce sà che scherzo sempre su questa cosa).

Sarebbe semplicissimo invece avere un elenco degli ingredienti. Non il segreto dello chef o la pietra filosofale. Solo lista ingredienti. E le premetto che sono munita di tessera per manipolazione alimenti e che nelle cucine dei ristoranti ci ho lavorato, so di cosa parlo. Dopotutto, quando sono state introdotte le norme HACCP, severe, restrittive e difficili, sono la prima a dirlo ben conoscedole, sono state fatte anche a tutela di quegli immunominorati che pensa un pò, a ogni due per tre si beccavano una salmonella…

“Dicono che in Italia gli allergici siano otto milioni e gli intolleranti dodici milioni: venti milioni di gastrominorati, non è possibile e non è vero” . Ecco. Questo punto del suo “articolo” mi ha illuminato. E’ ironia. Scherza no, un pò come sto facendo io adesso nel risponderle, tra il serio e l’ironico…(Cioè nel senso, non starà davvero mettendo in dubbio le affermazioni che pur avrà letto su qualche comunicazione ufficiale di un qualche ministero per la salute o osservatorio per i gastrominorati no? e quindi forse la stiamo prendendo troppo sul serio).

Però la prego, non ci accusi di essere principesse sul pisello. O ce lo venga a dire mentre abbiamo una crisi respiratoria o di altro genere, che così magari noi, o un nostro familiare più in possesso delle sue facoltà fisiche, la revolverata gliela dà sul serio. E si, sto scherzando come fa lei.

“Se fosse vero sarebbe la fine, per la cucina italiana e per me”
Per la cucina italiana non sarebe affatto la fine, la invito a farsi un giro sui moltissimi siti o blog di cucina che riescono a fare miracoli per gli allergici, o a sedersi a  magiare in uno dei posti che volentieri le consiglierei, che cucinano con attenzione e rispetto di questo problema (chiamarlo malattia mi paice poco, ma tant’è). Se fosse la fine per lei, beh, ce ne faremo una ragione. 😉

La ritengo persona intelligente e sono certa che vorrà interpretare nel giusto modo, con la stessa ironia che ha usato nel suo articolo, quanto scritto sopra da una sfigata allergica a tante cose, che ben vorrebbe svegliarsi principessa sul pisello e smetterela di tirarsela e ricominciare a mangiare (e vivere) normalmente.

Per inciso. Io sono allergica ad entrambe le proteine del latte, frutta a guscio, frutta cruda. (tipo che se sbuccio la pesca al piccolino e mi tocco l’occhio con le mani finisco in pronto soccorso, ma si sà sono un pò malata di protagonismo io,  mi sparo un sacco di pose con un occhio che fa paura a vedersi). Ah poi alle maggiori categorie di antibiotici (tipo che a me uno streptococco mi può durare anche tre mesi)…E però non mi sento malata.

claudia

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8 thoughts on “Pensieri estemporanei sull’articolo apparso su Foglio, edizione online “Allergici e intolleranti, a casa”di Camillo Langone

  1. Cara Claudia, ho la fortuna di non avere allergie nè intolleranze alimentari. Eppure l’articolo cui fai riferimento mi ha fatto rabbrividire. Complimenti per la tua risposta!
    La nota positiva? Sono approdata al tuo blog ed ora non ti perdo più di vista! 🙂

  2. Illuminato questo pennivendolo, ma d’altronde scrive per Libero e questo potrebbe bastare.
    Fa piacere sapere che il futuro della cucina italiana dipende dai “gastrominorati” e non dalla improvvisazione di chi spesso si mette a fare lo chef, cercando scorciatoie, rinunciando allo studio, alla tecnica, alla ricerca della materia prima di qualità. Per fortuna c’è chi porta avanti tutto un altro discorso, guardando anche a chi purtroppo soffre di allergie e intolleranze.
    Brava Cla!

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