6 aprile 2014 (giorno 1 dell’anno 5, calendarioaquilano)

sotto i portici, a L'Aquila

Ogni anno, dai primi di aprile, in città si respira un clima strano. Siamo in tensione, come in ansia, aspettiamo “quel” giorno, l’anniversario, il nostro venerdì di passione, il nostro giorno della memoria.

Prendete un orlogio, contate  che passino una ventina di secondi.

Tanto ci ha messo la nostra vita ad essere ribaltata. Da quei 23 secondi inizia il nostro nuovo conto del tempo, il “prima” e il “dopo”, parole che hanno acquisito tutto un altro significato qui.

Certi giorni, a ben guardare, proviamo a dimenticarcene e a fare finta di niente, ma in questo periodo non si puó, sappiamo che oltre alla nostra dose quotidiana di “pensierosulterremoto” avremo televisioni, giornali, profili facebook e social in genere, nei quali ricorderemo, parleremo, ascolteremo di ció che non scordiamo mai, nemmeno un’ora al giorno.

Anno 5 dell’altra vita. Quella di prima è altro da noi ormai. La Città ce lo ricorda ogni giorno, anche Lei è altro da sè, ha perso la sua essenza.

Quella sensazione di definitiva diversità  l’ho percepita all’alba di quel giorno, in piedi in un prato dove eravamo al sicuro, fuori dalla macchina dove il piccolo dormiva nella carrozzina, (per la cronaca, nell’altra macchina dormiva il cane)  guardando la città avvolta dalla polvere, lampi bianchi che uscivano dalla terra, la radio che mandava le prime notizie, inimmaginabili.

Allora ho pensato “stavolta siamo noi”.Quelli che altri guarderanno da una televisione, quelli per cui alcuni si commuoveranno. Stavolta siamo noi quelli di un undicisettembre, di un tornado devastante, di uno tsunami. E gli Altri ci guarderanno, ci aiuteranno, ma non saranno Noi. Stavolta non spegnerai la televisone, guradando la tua bella casa, tirando un sospiro di sollievo e riprendendo la tua vita. E’ la Storia che ti colpisce in faccia, il senso della Calamità Naturale che  diventa concreto  e stavolta ti ci trovi dentro, e ti paralizza il pensiero perchè non puoi pensare, perchè pensare è progettare e tu  non hai più dove e come progettare la tua vita.

Il tempo passa in fretta, e oggi è quel Domani che cantava quella canzone scritta e cantata per noi. Siamo qui. Chi può ha ricucito le ferite, assimilato il dolore;  alcuni non potranno mai perchè certi dolori non si assimilano. Chi, come noi, ha avuto solo graffi (nell’anima intendo), si è rimesso in piedi e vive quest’altra vita, che non è più la stessa perchè quello che è stato ci ha cambiato.

Si affollano i pensieri, e io, che sono una che scrive tutto di getto, di solito, che a scuola faceva i temi direttamente in bella copia, stavolta resto davanti alle parole, e scrivo e cancello, e mi fermo perchè i ricordi e i pensieri si affollano e se sono troppi mi bloccano ancora.

L’idea era di scrivere qualcosa di positivo, di “bello”… perchè di bello c’è stato, e andrebbe ricordato, perchè tanto a ricordare il brutto non servono le candele sui profili di facebook, le commemorazioni, che pure sono essenziali e condivise. Il brutto ce lo abbiamo tutti marchiato a fuoco nella testa, nelle abitudini ancora vive – libera le vie di uscita da giochi, bici e cose varie del nanetto prima di andare a letto – guarda il soffitto in cerca di crepe e studia la via di fuga se dormi fuori casa, in vacanza – tieni la macchina sempre pronta con “borsadell’emergenza” dentro (latte biscotti maglioni un cambio per tutti e scarpe) medicine salvavita dietro alla  porta, e chissà quante piccole altre manie che ci restano appiccicate addosso.

E’ il bello che dimentichiamo. Sono le migliaia di persone venute qui per salvarci, per portare da mangiare. I bancali di pannolini, le casse di giocattoli, i libricini per bambini con le dediche dei loro coetanei, dolcissime e ancora commoventi. Sono i legami che si sono ricuciti, nuove amicizie nate indissolubili. E’ mio marito, roccia incrollabile anche allora, e la serenità con cui abbiamo affrontato per mano quel vivere difficile. E’ ricordarmi di come guardavo Cicciolò e pensavamo che era lui la guida per quel domani incerto. E’ essere fieri di un amico, Massimo,  che con Valeria si è precipitato da noi per aiutarci con Cicciolo’, ha portato in salvo suo papà, invalido, ed  è corso dentro l’inferno per aiutare a tirare fuori persone ancora vive sotto tetti e travi, ed il giorno dopo era in prima pagina su tutti i giornali (smanicato rosso dietro una barella con una ragazza, ha fatto il giro del mondo). E’ mia mamma che regala un paio dei suoi di orecchini d’oro ad un’amica che quella notte ha perso ogni cosa sotto la sua casa sbriciolata. Sono zia Miria e zio Mimmo e i miei cugini, che vengono da Roma carichi di lasagne e teglie di cariciofi, per provare a festeggiare in qualche modo, in un prato, la Pasqua. Sono i commercianti di Alba Adriatica, dove siamo andati pochi giorni dopo, che mi vedevano con un bambino e mi regalavano calzini e tutine, nonostante io facessi di tutto per pagare; Paolo, Sandra, Federica, Bianca, che ad Alba hanno fatto tanto per farci sentire a casa. Sono i parenti di Battipaglia di mio marito, che ci hanno mandato un camper, nostra casa per un mese, pieno di omogeneizzati, pannolini, addirittura occhiali, e ogni altro genere di cose. E’ il cartone di latte plasmon, che portava scritto “offro tre posti letto”, con un numero di telefono…e quante volte ho fatto quel numero per ringraziare, e non ha mai risposto nessuno…

E’ l’Amore che ci ha salvato da quel dolore, da quella paura. E allora Grazie, lo dico adesso a tutti quanti. Grazie con tutto il cuore, semplicemente, per averci fatto pensare che vivere ancora era possibile.

Ed è possibile anche oggi, che passo per la città con questo peso nel cuore, che si fa più grosso ad ogni palazzo che cade, ad ogni fiore appeso ad una transenna che ci blocca l’accesso alle vie della città, ad ogni manifesto commemorativo.

E vorrei che fossero parole di speranza e forse non ci sono riuscita. Io le lacrime per questa tragedia non le ho piante mai. Forse sono venute fuori con altre scuse, in altri momenti. Ho pianto solo una volta, me lo ricordo, ero da sola, la prima volta che ripassavo in alcune strade. Ma piange la città ad ogni anniversario, (ad ogni giorno a dire il vero)…”Piangiamo sulle macerie dell’aquila che sono dove erano tre anni fa, a marcire e riempire di odore di muffa i vicoli che profumavano di vino, di case, di minestroni e di polente. Piangiamo, e chi non lo farebbe, davanti all’erba che cresce incolta nelle vie che calpestavamo bambini, che abbiamo calpestato adulti e che ora non si calpestano più.O a guardare da dietro una transenna rossa la piazza in cui abbiamo trascorso le nostre sere da studenti” Parole che ho scritto altrove due anni fa, ed ora ne sono passati ancora due, e in tutto sono 5. Però siamo tosti, come ci piace dire, e siamo capaci di tornare a sorridere.

5 anni ed eccoci qui. Siamo tornati ad arrabbiarci per le stupidaggini, a vivere delle nostre piccole preoccupazioni quotidiane, a dare un senso all’oggi, forse a ieri…soprattutto a domani, una parola che faceva paura 5 anni fa, Ma domani di ieri è oggi, e questa parola fa meno paura.

“Jemo ‘nnanzi!”, l’ha detto anche il Papa qualche giorno fa.
Significa a n d i a m o   a v a n t i. La vita ci mette alla prova, ma nello stesso momento ci da prova di quanto siamo forti, e non lo sapevamo. La Vita è più forte della nostra paura.
Io spero di esserci riuscita, a mandare un messaggio di speranza.

Claudia, cronache dalla città.

Annunci

9 thoughts on “6 aprile 2014 (giorno 1 dell’anno 5, calendarioaquilano)

  1. Le tue parole sono forti, così come lo siete stati voi che avete vissuto dal vivo un’esperienza devastante come quella del terremoto, ma avete avuto la fortuna, la tenacia ed il coraggio di potervi rialzare. “La Vita è più forte della nostra paura” …questo è quello che conta! Un abbraccione ❤

  2. L’animale che vive in me sa farmi capire molto bene che cosa significa avere una tana in cui vivere. Anche piccola, anche modesta, purché sia la tua tana. Quella che ti difende, quella dove puoi tenere i cuccioli al caldo, quella in cui ti senti sicuro…a casa!
    Un abbraccio. Nadia

    1. grazie nadia. casa diventa dove hai il cuore, e a tenerti al caldo diventano sufficienti due braccia 🙂
      si impara sempre tanto. un abbraccio a te

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...